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CISL FVG: Commercio, è allarme rosso

Ora qualcuno starà brindando, ma tra un anno gli effetti della liberalizzazione selvaggia imposta dal Governo Monti sul commercio saranno devastanti e ci troveremo a dover gestire esuberi e disoccupazione. Il grido dall’allarme è della Cisl Fvg che, assieme alla Fisascat, condanna il provvedimento romano, che di fatto va ad azzerare gli accordi siglati a livello regionale sulle aperture dei negozi. “La norma nazionale – commenta senza mezzi termini il segretario di categoria Paolo Duriavig – con la deregulation degli orari e soprattutto delle licenze, porterà a disastri in Friuli Venezia Giulia, una regione il cui tasso di insediamento è già quasi al doppio della media nazionale”. “Ci domandiamo – rincara la segretaria della Cisl, Iris Morassi – a cosa serva la nostra specialità se non a fare gli interessi dei cittadini, che non sono certo quelli di poter comprare ovunque e a tutte le ore, tutti i giorni della settimana”. Per il Sindacato il rischio è che si possano fare, anche in una regione virtuosa come la nostra, passi indietro privilegiando una cultura del consumo fine a se stessa, quando è impiamente dimostrato che le aperture selvagge non pagano nè in termini di profitto, nè tanto meno di occupazione.
Quanto alla Cisl, la linea è chiara: occorre contrastare, limitandole, le aperture. E il mezzo a questo punto resta la contrattazione sui luoghi di lavoro. “Faremo forza sul contratto nazionale che prevede la prestazione dell’attività lavorativa in misura non superiore al 30% delle aperture domenicali e festive – anticipa Duriavig. – Questo per garantire i lavoratori del settore, specialmente donne, e consentire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e la possibilità di stare in famiglia. “Tuttavia non escludiamo altre iniziative a tutela del settore, di chi ci lavora e contro la concorrenza sfrenata e pericolosissima che potrebbe ingenerarsi con la deregulation delle licenze”.

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