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Confcommercio Udine contro la liberalizzazione dei negozi

da pozzo 01«Le parole di monsignor Mazzocato sulle liberalizzazioni nel commercio rimarcano considerazioni che Confcommercio fa sue da sempre. Non per captatio benevolentiae, ma per l’importanza dei valori che accompagnano il suo messaggio, non possiamo che ringraziare l’Arcivescovo di Udine». Lo afferma il presidente di Confcommercio provinciale Giovanni Da Pozzo nel commentare il secco “no” della Chiesa cattolica a orari e aperture senza limiti nel settore del commercio.

Da Pozzo osserva come «proprio i rilievi sollevati da mons. Mazzocato – il diritto al riposo, la presenza del lavoratore in famiglia, l’equilibrio persone-società – sono stati alla base della posizione di Confcommercio e degli altri sindacati di categoria che è servita a indirizzare la politica a condividere l’opportunità di una mediazione virtuosa, quella delle 29 domenica di apertura all’anno, un tetto che ha ben tenuto prima del decreto Monti e sul quale, dunque, si dovrebbe fare quadrato ribadendo l’autonomia della Regione in materia».

Rilievi sociali, prosegue Da Pozzo, «di non minore peso delle valutazioni di ordine economico, che pure sono di grande significato, alla luce di un’altra notizia di giornata: il crollo dei consumi». L’Osservatorio Findomestic Banca segnala infatti nel 2011 in regione la contrazione di un ulteriore 4,8% della spesa destinata all’acquisto di beni durevoli­, addirittura del 6,4% nel comparto beni per la casa. In simili condizioni di difficoltà, prosegue il presidente di Confcommercio provinciale, «sarebbe assurdo pensare che un consumatore dal potere di spesa tanto ridotto possa essere agevolato sotto il profilo commerciale da un regime di deregulation. Dilatare orari e aperture in un periodo di calo di consumi non fa invece altro che aumentare i costi fissi delle aziende di distribuzione. In una regione che certo non è rimasta indietro rispetto ad altre su questi temi, il dibattito sugli eccessi dell’uso delle liberalizzazioni, con conseguenze sotto gli occhi di tutti nel comparto finanziario, meriterebbe più di qualche riflessione, non solo di natura economica ma anche politica».

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