Bearzi

Appuntamento con la fotografia contemporanea nell’esedra di levante della Villa Manin di Passariano. Sabato 26 ottobre alle 11.30 sarà inaugurata la mostra “Confronti. 12 fotografi a Villa Manin di Passariano” curata da Antonio Giusa e Alvise Rampini per l’IRPAC (Istituto Regionale di Promozione e Animazione Culturale) con l’Azienda speciale Villa Manin.
La localizzazione della mostra è il primo dei numerosi motivi di confronto. Abituale sede di esposizioni di arte contemporanea e non, Villa Manin ospita attualmente la mostra dedicata a Robert Capa, il più grande esponente del fotogiornalismo di guerra.
Com’è cambiato, dai tempi di Capa, il modo di fotografare le guerre che purtroppo continuano ad essere costantemente presenti nel pianeta? “Confronti” presenta a questo proposito Sebastiano Tomada Piccolomini, da poco premiato al World Press Photo 2013 per una fotografia di un bambino ferito, scattata nell’ottobre del 2012 in un ospedale della città siriana di Aleppo.
La “vicinanza” ai protagonisti della guerra, un valore spesso ricordato da Robert Capa come condizione indispensabile per una buona fotografia, è la cifra interpretativa del lavoro di Tomada. Il suo lavoro è apparso su numerose riviste internazionali e ci mostra l’attività di un fotografo indipendente che si muove nei vari fronti di guerra nel tentativo di seguire i fatti di cronaca, ma anche di raccontare le storie di chi la guerra la vive sulla sua pelle.
Questa dimensione sociale è presente anche nelle immagini di un secondo fotografo, Romano Martinis che negli ultimi anni si è dedicato a fotografare l’Afghanistan cercando un contatto con la popolazione locale e con le truppe italiane impegnate in operazioni di “peace keeping”.
L’età anagrafica dei due fotografi citati ci porta a considerare un altro confronto che la mostra propone. Tomada, nato nel 1986, e Martinis, classe 1941, sono rispettivamente il più giovane ed il più anziano dei fotografi proposti. Fra gli altri, diversi sono gli under trenta per i quali “Confronti”, che presenta centotrentasei fotografie, è un’occasione per presentarsi ad un pubblico più ampio.

I temi scelti si possono riassumere nelle varie declinazioni del reportage e nella fotografia che si concentra sullo studio e sulla rappresentazione del corpo umano. Il percorso espositivo propone modi diversi di utilizzare il mezzo fotografico con un denominatore comune costituito da una dimensione narrativa.
Sebastiano Tomada ci conduce nella città di Aleppo, assediata dalle truppe di Bashar al-Assad, e ci fa conoscere da vicino i combattenti dell’Esercito Siriano Libero e le donne del gruppo armato “Katiba”.
Romano Martinis ci racconta la guerra dal punto di vista dei bambini afgani e delle truppe italiane impegnate in Afghanistan.
Piepaolo Mittica prosegue la sua analisi sui devastanti effetti degli incidenti nucleari nella zona di esclusione che circonda l’impianto di Fukushima in Giappone.
Edgard De Bono, nel suo viaggio nello stato dell’Jharkhand nell’India nordorientale, racconta la dura realtà di sfruttamento in una zona mineraria.
Linda Dorigo viaggia in nove paesi nel mondo delle minoranze cristiane del Medio oriente.
Fabrizio Giraldi denuncia le conseguenze dell’inquinamento da nanoparticelle nella zona circostante il poligono di Salto di Quirra – Capo San Lorenzo nella Sardegna sudorientale.
Primoz Biziak, a partire dai ritratti della sua famiglia, compie un viaggio lungo la frontiera italo-slovena che separava un tempo l’Oriente dall’Occidente.
Roberto Kusterle si concentra sull’interno del corpo umano e ne mostra una caotica appropriazione da parte del mondo vegetale e di alcuni animali imbalsamati che sembrano riscattarsi dalla sudditanza ai sapiens sapiens.
Cristina Gori riassume in sé le fattezze dei soldati, dei generali e del folle imperatore cinese Qin Shi Huang che si fa accompagnare nell’aldilà da un esercito di terracotta.
Giulia Iacolutti fotografa due corpi di donna. Il primo, giovane, nel turgore della gravidanza. L’altro mostra, invece, i segni di un’età avanzata.
Francesca Piovesan divide il proprio corpo in 827 piccole aree, lo misura con un metro da sarto e lo presenta in un libro che non si sfoglia, ma si sviluppa in lunghezza.
Cecilia Ibañez, fotografa argentina che ha percorso a ritroso il cammino dei suoi antenati e si è stabilita in Friuli, illustra nei fogli del suo diario fotografico i giorni della sua nuova vita.

La mostra a ingresso libero, supportata da un catalogo di 224 pagine con scritti di Antonio Giusa e Alvise Rampini, chiuderà i battenti l’1 dicembre e osserverà i seguenti orari: feriali 15.00-18.00 – sabato e domenica 10.00-19.00, chiuso il lunedì.
Informazioni: 0432821211

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