Coronavirus: FVG, anche il vitivinicolo in grossa difficoltà,

Liquidità e giacenze sono le prime vere emergenze per il comparto vitivinicolo. Coldiretti Fvg informa per questo della proposta della Confederazione nazionale inviata alla ministra Bellanova e alle amministrazioni regionali, per assecondare una ripresa che sarà lenta e difficile e non consentirà sicuramente di smaltire l’invenduto 2019 prima della prossima vendemmia.

Dopo l’agriturismo e il florovivaismo il comparto vitivinicolo è sicuramente il più colpito dall’emergenza Covid-19. Se il canale della grande distribuzione continua a funzionare discretamente, la chiusura imposta a bar, ristoranti e alberghi ha fatto crollare le vendite dei vini di qualità destinati al canale HoReCa. A livello nazionale si stima un calo del 40% in volume e del 60% in valore ma, considerate le caratteristiche dell’offerta enologica regionale, in Friuli Venezia Giulia le percentuali sono sicuramente più elevate.

Le richieste della Coldiretti nazionale, spiega il presidente regionale Michele Pavan, sono «l’apertura di una campagna di distillazione volontaria per eliminare dalle cantine 3 milioni di ettolitri di vini generici, con il produttore che dovrebbe incassare 3 euro per grado ettolitro dei quali 50% di aiuto pubblico e 50% pagato dalle distillerie che in questo periodo hanno forte richiesta di alcool industriale per usi sanitari; il rifinanziamento della misura vendemmia verde su circa 30.000 ettari per ridurre la produzione 2020 di altri 3 milioni di ettolitri, con priorità del sostegno ai vini Doc/Igt e dei produttori che vinificano e imbottigliano vino con uve prodotte prevalentemente nella propria azienda e infine l’attivazione di una misura volontaria di stoccaggio che contribuirebbe a evitare il crollo dei prezzi per eccesso di offerta sotto forma di aiuto proporzionale al tempo e ai volumi che le cantine decidono di non immettere sul mercato. Questa misura potrebbe interessare fino al 50% del vino italiano pari a circa 25 milioni di ettolitri».
Misure da applicare anche in Fvg, spiega Pavan, «ma con la necessità di fare in fretta perché la stagione non si può fermare e, con o senza Covid-19, entro settembre nelle cantine bisognerà far spazio alla vendemmia 2020». Nell’attesa, prosegue il presidente regionale, «serve liquidità immediata con finanziamenti a tasso zero, strumenti come il credito d’imposta, ma anche risorse a fondo perduto per compensare un fatturato che non sarà mai più possibile recuperare. Sul lato economico le prime misure trasversali adottate dal governo per far fronte all’emergenza – moratoria sui mutui, estensione della cassa integrazione anche alle imprese agricole con un solo dipendente, slittamento delle scadenze fiscali – sicuramente aiutano, ma non sono sufficienti».

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