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Costi politica: Friuli, gomme e carne per la griglia coi soldi dei rimborsi, ecco i primi nomi

Spuntano i primi nomi dei rimborsi facili:a farli stamattina, 6 marzo 2013, il Messaggero Veneto: l’uomo che avrebbe cambiato il set delle gomme è il pordenonese Pedicini che avrebbe ammesso di aver pagato con i soldi dei contribuenti il cambio gomme della sua vettura anche se attribuisce a una leggerezza di disordine lo scontrino arrivato in consiglio regionale. Altro nome uscito alla ribalta è quello dell’UDC di Pavia di Udine Alessandro Tesolat che avrebbe speso i soldi dei contribuenti per acquistare mille euro di carne per una serata con gli alpini dopo beneplacito del partito. Molto più leggera sarebbe la posizione di Gianfranco Moretton del Partito Democratico che giustifica le uscite dal suo partito come spese per i consiglieri per Natale (sciarpe, bigiotteria e scarpe). Enore Picco della Lega fa intendere che lo scontrino dell’armeria di Villa Santina è il suo. Le spese però sarebbero in riferimento all’acquisto di una telecamera e materiale fotografico che utilizza per la sua attività politica.

Il gazzettino invece avanza molte ombre sulla gestione dei soldi da parte della Lega Nord che sarebbe responsabile dell’acquisto delle famose scarpe griffate. Il cerchio si sta stingendo…

Rimane poi la questione dei fiori: Kocijancic di SEL avrebbe ammesso sempre alla stampa di aver acquistato e donato le mimose alle componenti del consiglio regionale “Certo che se regalare mimose l’8 marzo diventa una faccenda esecrabile allora sono colpevole. Sulle spese più eclatanti non ho nulla di cui preoccuparmi.” A ognuno il giudizio: certo che non crediamo che in una ditta privata si possano spendere i soldi dell’azienda senza chiedere ai titolari per regalare le mimose alle colleghe. Il gesto sarebbe stato ben nobile se fatto di tasca propria

I soldi dei rimborsi se servono a finanziare l’attività politica sono spesi per il giusto fine. Chi avesse speso anche un euro per un caffè va, a nostro giudizio, censurato senza dubbi di sorta per la malafede. Per farsi rimborsare bisogna infatti tenere lo scontrino e portarlo in Regione. Una scelta ponderata e premeditata.

 

 

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