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Costi politica: Friuli, introdotto limite doppio mandato per i sindaci

Reintroduzione in tutti i Comuni del limite di due mandati consecutivi per la carica di sindaco, previsione delle quote di genere e della doppia preferenza di genere, votazioni in un’unica giornata, di domenica. In linea con gli obiettivi programmatici indicati dalla presidente Debora Serracchiani, la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore alle Autonomie locali Paolo Panontin, ha discusso ed approvato oggi le linee guida di una riforma in materia di elezioni degli organi delle Amministrazioni comunali, che si concretizzerà già nelle prossime settimane in uno specifico disegno di legge. Anche nell’ottica di razionalizzare e semplificare la disciplina vigente, esso raccoglierà in un unico “corpus” normativo tutte le disposizioni in materia, attualmente contenute in diverse fonti regionali e statali. “Abbiamo voluto dotare la Regione Friuli Venezia Giulia di una disciplina compiuta e organica – ha spiegato la presidente Serracchiani – approvando un unico testo in cui saranno indicati le modalità di elezione e la trasformazione dei voti in seggi, le disposizioni sul procedimento elettorale, sulla propaganda elettorale e sul regime delle spese”. “Anche in vista dell’appuntamento elettorale della prossima primavera, che vedrà coinvolti 129 Comuni, vogliamo ottenere un testo normativo chiaro, semplice e pratico – ha sottolineato Panontin – per facilitare l’attività di tutti i soggetti coinvolti: uffici regionali e comunali, partiti e movimenti politici”. “Frutto del susseguirsi e sovrapporsi negli anni di una trentina di diversi interventi legislativi statali e regionali, le norme sulle elezioni amministrative applicate nella nostra regione – ha concluso Panontin – appaiono ormai disorganiche e frammentate”.

Il nuovo testo normativo che andrà a disciplinare l’elezione degli organi delle Amministrazioni comunali, del quale oggi la Giunta regionale ha approvato le linee guida, consentirà di riformare la disciplina dei mandati consecutivi alla carica di sindaco, di introdurre le quote di genere e la doppia di preferenza di genere, di limitare il voto alla sola domenica. “Già nel 1999 – chiarisce l’assessore alle Autonomie locali Paolo Panontin – il legislatore regionale aveva previsto per tutti i Comuni, così come per le Province, il divieto di un terzo mandato consecutivo alla carica di sindaco. Questo limite era stato poi cancellato con una legge dello scorso anno, ma solo per i Comuni non capoluogo. Con il disegno di legge che presenteremo a breve, intendiamo reintrodurre in tutti i Comuni il divieto di terzo mandato, come previsto in origine dal legislatore regionale, del resto in analogia a quanto avviene a livello statale, con l’obiettivo di favorire il ricambio dei vertici delle amministrazioni locali”. Per quanto riguarda il sistema elettorale, si punterà al riequilibrio della rappresentanza di genere nelle cariche elettive . “Le liste – commenta Panontin – dovranno comprendere candidati donne e uomini, ma nessuno dei due generi potrà essere rappresentato in misura superiore ai due terzi. Ciascun elettore potrà esprimere uno o due voti di preferenza alla carica di consigliere comunale, ma se le preferenze saranno due, esse dovranno riguardare candidati di genere diverso”. Il ddl modificherà infine la durata delle votazioni, non solo per le elezioni comunali, ma anche per quelle regionali e i referendum regionali. Le urne rimarranno aperte solo la domenica, in quanto “la scelta di votare su due giornate non ha portato ad un aumento dei votanti”, precisa Panontin, aggiungendo che “i dati sull’affluenza che abbiamo esaminato dimostrano infatti che il livello di partecipazione al voto dipende da fattori del tutto estranei alla durata delle elezioni, mentre al contrario gli effetti negativi sono evidenti: aumento della spesa, maggiore interruzione dell’attività scolastica, allungamento dei tempi del procedimento elettorale, più difficoltà a trovare persone disposte ad operare nei seggi”. E le Province? “La scelta di fondo – conclude Panontin – è quella di non inserire nel disegno di legge la disciplina relativa alle elezioni provinciali, considerata l’attuale incertezza sul destino di questi Enti”.

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