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Covid, contagi in aumento. Iss: “Età media 30 anni” 

“In Italia, come in Europa e globalmente, si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia da Sars-CoV-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione: l’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 30 anni”, segnala il report dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del ministero della Salute nell’aggiornamento sul Covid-19 relativo al periodo 10-16 agosto. “La circolazione” del nuovo coronavirus “avviene oggi con maggiore frequenza nelle fasce di età più giovani – si legge – in un contesto di avanzata riapertura delle attività commerciali (inclusi luoghi di aggregazione) e di aumentata mobilità”. Si riscontrano, inoltre, “un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero) – prosegue il rapporto – e una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici”. “Sebbene sia segnalato, in alcune regioni, un aumento nel numero di ospedalizzazioni – si legge sul report -, in nessuna sono stati identificati segnali di sovraccarico dei servizi sanitari e i focolai presenti sono prontamente identificati ed indagati”.  

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IL TREND – “In seguito alla riduzione nel numero di casi di infezione da Sars-CoV-2, grazie alle misure di lockdown, l’Italia si trova in una fase epidemiologica di transizione con tendenza a un progressivo peggioramento”. “Anche in questa settimana – si legge – si rileva la trasmissione diffusa del virus su tutto il territorio nazionale che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, spesso associati all’importazione di casi da Stati esteri e successiva trasmissione locale (anche al rientro dopo periodi di vacanza in Paesi a più elevata circolazione virale)”. Si conferma, spiegano gli autori del rapporto, “un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la terza settimana consecutiva con un’incidenza cumulativa (dati flusso Iss) negli ultimi 14 giorni (periodo 3-16 agosto) di 9,65 per 100.000 abitanti, in aumento dal periodo 6-19 luglio e simile ai livelli osservati all’inizio di giugno”.  

Nonostante la tendenza all’aumento, “il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto – prosegue il rapporto – Questo avviene anche grazie alla ricerca e la gestione dei contatti, inclusa la quarantena dei contatti stretti e l’isolamento immediato dei casi secondari. La riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento è uno dei motivi che permette una più tempestiva identificazione e assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione”, viene evidenziato. La maggior parte dei casi, puntualizzano gli esperti, “è stata contratta sul territorio nazionale”, mentre “risultano importati da Stato estero il 28,3% dei nuovi casi diagnosticati nella settimana di monitoraggio”. In conclusione, si avverte nel report, “la situazione descritta, relativa prevalentemente a infezioni contratte nella fine di luglio 2020, conferma la presenza di importanti segnali di allerta legati ad un aumento della trasmissione locale”. L’invito è a mantenere alta l’attenzione. “Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni e Province autonome e di mantenere alta l’attenzione alla preparazione di interventi in caso di evoluzione in ulteriore peggioramento”, spiegano gli autori del rapporto. 

L’INDICE RT – “L’indice di trasmissione nazionale Rt, calcolato sui casi sintomatici e riferito al periodo 30 luglio-12 agosto 2020, è pari a 0,83 (0,67-1,06). Questo indica che, al netto dei casi asintomatici identificati attraverso attività di screening/tracciamento dei contatti, e dei casi importati da Stato estero (categorie non mutuamente esclusive), il numero di casi sintomatici diagnosticati nel nostro Paese è stato sostanzialmente stazionario nelle scorse settimane” spiega ancora il report. “In questo particolare momento dell’epidemia – si sottolinea – l’indice di trasmissione Rt calcolato sui casi sintomatici, pur rimanendo l’indicatore più affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilità, potrebbe sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale. Pertanto l’Rt nazionale deve essere sempre interpretato tenendo anche in considerazione il dato di incidenza”. 

LE REGIONI – Sono 5 le regioni che hanno un indice di contagiosità Rt sopra 1. Le regioni che superano la soglia sono: Abruzzo (Rt 1,24), Campania (1,02), Lombardia (1,17), Umbria (1,34) e Veneto (1,21). Restano con Rt a quota zero Basilicata e Molise. Sotto la soglia di attenzione: Calabria (0,77), Emilia Romagna (0,45), Friuli Venezia Giulia (0,42), Lazio (0,73), Liguria (0,9), Marche (0,85), Provincia autonoma di Bolzano (0,5), Piemonte (0,91), Provincia autonoma di Trento (0,41), Puglia (0,8), Sardegna (0,9), Sicilia (0,99), Toscana (0,96), Valle d’Aosta (0,8). “Sono 9 le regioni che hanno riportato un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente, che non può essere attribuito unicamente a un aumento di casi importati”. “Sebbene il numero di nuovi casi in molte Regioni rimanga contenuto – evidenziano gli esperti – in altre realtà regionali continuano ad essere segnalati un numero elevato di nuovi casi. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di Sars-CoV-2 è ancora rilevante”.  

I FOCOLAI IN ITALIA – “Nella settimana di monitoraggio sono stati riportati complessivamente 1.077 focolai attivi di cui 281 nuovi, entrambi in aumento per la terza settimana consecutiva” si legge nel report relativo al periodo 10-16 agosto. “Nella precedente settimana di monitoraggio erano infatti stati segnalati 925 focolai attivi, di cui 225 nuovi”. I numeri in questione comportano, spiegano gli esperti, “un forte impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti che si sta dimostrando efficace nel contenere la trasmissione locale del virus, come dimostrato da valori di Rt inferiori a 1 nella maggior parte delle regioni”.  

RISPETTO DELLE REGOLE – “Si ribadisce nuovamente la necessità di rispettare i provvedimenti quarantenari, anche identificando strutture dedicate, sia per le persone che rientrano da Paesi per i quali è prevista la quarantena, e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso. In caso contrario, nelle prossime settimane, potremmo assistere a un ulteriore aumento nel numero di casi a livello nazionale”. Il report insiste sulla necessità di comportamenti responsabili: “Si raccomanda alla popolazione di prestare particolare attenzione alla possibilità di contrarre l’infezione in situazioni di affollamento in cui si osserva un mancato rispetto delle misure raccomandate. Si raccomanda inoltre – aggiunge il rapporto – di prestare attenzione al rischio di infezione durante periodi di permanenza in Paesi con una più alta circolazione virale. In questi casi, si raccomanda al rientro in Italia di rivolgersi ai servizi di prevenzione per le indicazioni del caso e di prestare responsabilmente particolare attenzione alle norme comportamentali di prevenzione della trasmissione di Sars-CoV-2, in particolare nei confronti di fasce di popolazione più vulnerabili”.  

REZZA – “Per la terza settimana consecutiva aumenta il numero di casi Covid-19 nel nostro Paese, anche se l’Rt a livello nazionale resta di poco sotto 1” fa notare Giovanni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, in un videomessaggio dove commenta i dati. “Diversi focolai vengono segnalati in molte regioni del nostro Paese e molti sono dovuti a persone che rientrano da Paesi ad alta incidenza o a casi importati. Diminuisce l’età media delle persone contagiate che prima era di 60 anni oggi è di circa 40 anni, quindi vengono colpiti di più i giovani”. “Per tutti questi motivi – aggiunge Rezza – bisogna continuare a mantenere le misure di precauzionali: distanziamento fisico, l’uso della mascherina e l’igiene personale. La sanità pubblica da parte sua deve intervenire, come sta facendo, per identificare rapidamente i focolai e circoscriverli”.  

 

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