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Crisi: suicidi in crescita; Fontanini “Un prezzo troppo alto da pagare alla crisi”

Non solo la Grecia, non solo la Spagna, non solo il Veneto dove i suicidi sono diventati un vero e proprio bollettino di guerra, come ha dichiarato il governatore Zaia. Anche il Friuli si trova a dover fronteggiare sempre più spesso il dramma di cittadini che si tolgono la vita a causa della crisi economica e della difficoltà di poter vedere un futuro accettabile. Il Presidente della Provincia di Udine comunica il suo sconforto e il suo profondo sgomento per una situazione dolorosissima: qualcuno si è buttato sotto i treni, qualcun altro ha fatto recentemente perdere le tracce e da ultimo il benzinaio 40enne che si è tolto la vita nella sua area di servizio a Flambro di Talmassons. “Sono segnali di drammi esplosivi. Quando ne parliamo, vuol dire che non si è riusciti ad intervenire prima della decisione irrevocabile”. Analizzando i dati Istat, in Friuli Venezia Giulia si sono contati 91 suicidi nel 2007, saliti a 92 nel 2008 (21 a Pordenone; 35 a Udine; 4 a Gorizia; 32 a Trieste), con un trend in crescita che ha portato i suicidi a 110 in Fvg nel 2009 (38 a Udine, 22 a Pordenone,13 a Gorizia, 37 a Trieste). Nel 2010, 103 suicidi (8,3 ogni 100 mila abitanti): 37 a Udine, 31 a Pordenone, 10 a Gorizia, 25 a Trieste. Per quanto riguarda i tentativi di suicidi nel nostro territorio regionale, ecco il quadro: 123 tentativi in Fvg nel 2009 di cui 32 a Udine, 18 a Pordenone, 17 a Gorizia, 56 a Trieste. Nel 2010 sono stati 115 i tentativi di suicidio (pari a 9,3 ogni 100 mila abitanti) di cui 26 a Udine, 21 a Pordenone, 17 a Gorizia e 51 a Trieste. La rilevazione statistica dei suicidi e dei tentativi di suicidio, aggiornata al 2010, riguarda i dati accertati dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all’atto della comunicazione all’Autorità giudiziaria.
E’ necessario pensare a misure emergenziali. Sicuramente c’è un effetto imitazione e, come spesso succede in questi casi, il denominatore comune di tutte queste tragedie è la crisi economica. La sua gravità ha suscitato in molti piccoli imprenditori la perdita di sicurezza, solitudine, disperazione e ribellione contro un sistema che non consente di vivere in maniera decorosa. Il suicidio per debiti o per assenza di lavoro è un disagio non più tollerabile, aggiunge il Presidente secondo cui questa tragica sequenza di morti è il prezzo, micidiale, che paghiamo a una crisi durissima e lunghissima. Una recessione che mette a nudo le nostre debolezze, non solo economiche. La politica, a tutti i livelli, dovrebbe interrogarsi su ciascuno di questi gesti che contiene un grido d’allarme e insieme un atto d’accusa nei confronti di un sistema che taglia le gambe ai più deboli e ai più indifesi, togliendo ogni respiro. Questo scenario tragico è il prezzo, in vite umane, che dobbiamo pagare alla crisi? Un prezzo altissimo, troppo alto. “Senza lavoro non c’è dignità, senza la possibilità di mettere i cittadini nelle condizioni di lavorare, non c’è democrazia”.

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