brusini
Solca il traguardo del secolo di vita l’unico superstite della mitica Scuola friulana d’avanguardia che tra le due guerre mondiali fu la vera forza innovatrice nella cultura figurativa di Udine e dintorni. Darmo Brusini può ancora raccontare quel periodo artistico che ha segnato profondamente la sua opera e la sua esistenza. E la Provincia di Udine, per festeggiare la ricorrenza, ha organizzato mercoledì 24 marzo, alle 17.30, nel Salone del consiglio di palazzo Belgrado, l’incontro con l’artista dal titolo “Buon compleanno Darmo Brusini”. Parteciperanno all’evento l’assessore alla Cultura della Provincia di Udine Elena Lizzi, Paolo Brusini, Gabriella Bucco, Licio Damiani, Gianfranco Ellero e Vania Gransinigh.
Si renderà così omaggio alla figura di un uomo che ha trasmesso un inestimabile patrimonio artistico alla sua terra. Patrimonio che può ancora essere ammirato, fino al 31 marzo, nella chiesa di Sant’Antonio Abate, a Udine.
L’obiettivo dell’esposizione è stato quello di diffondere la conoscenza delle opere di un artista che deve essere valorizzato, perché ha lasciato un’indelebile traccia nel tessuto culturale del territorio negli anni Trenta e Quaranta, con un’appendice negli anni Cinquanta.
Brusini fu pittore, scultore e occasionalmente anche incisore. Amava sperimentare tecniche e stili diversi, ma era sempre molto attento alla realtà che lo circondava, la sua massima fonte di ispirazione. Anche il contesto culturale di quegli anni, a cavallo dei due conflitti mondiali, influenzò molto il suo operato artistico. La sua produzione è molto vasta ed è composta sia da dipinti sia da sculture che oggi sono conservate in collezioni private e pubbliche cittadine. Brusini dava molta importanza alla fase ideativa del suo lavoro, incentrata sul disegno che rappresentava il fondamento principe di ogni realizzazione successiva. Il suo occhio non si discostava mai dalla realtà e la osservava attentamente, per catturarne i suoi intimi segreti. In questo modo la sua arte è sostanzialmente legata alla figurazione ed è spesso percorsa dai fremiti di un espressionismo di matrice nordica e dal lontano riferimento a modelli futuristi.
Brusini, come detto, fece parte della Scuola friulana d’avanguardia. Il gruppo, fondato nel 1928 da Angillotto Modotto, era composto dai fratelli Dino, Mirko e Afro Basaldella, da Candido Grassi, da Alessandro Filipponi e Fred Pittino. Ma il Friuli, allora, era troppo lontano dai centri cardine e motori della cultura nazionale e non riusciva a fare notizia. L’arte dei suoi maggiori esponenti venne conosciuta soprattutto quando questi artisti decisero di emigrare nei più gradi poli culturali italiani ed europei. Soltanto nella seconda metà del Novecento ci fu una prima riscoperta culminata recentemente in un attento riesame. Si scoprì che nella scuola c’era un grande fermento creativo e di linguaggio che rigettava il conservatorismo, il perbenismo culturale e la tradizione stantia. Ma ci fu anche chi decise di rimanere in Friuli come Darmo Brusini, continuando a esprimersi in modo diverso e senza perdere il contatto con quegli artisti che influenzarono fin dagli esordi la loro arte. D’altronde, lo sperimentalismo era la loro missione e decisero così di abbandonare i soggetti regionali per descrivere, attraverso le loro opere, anche temi filosofici e universali.

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