Ddl Dignità, addetti ai lavori gioco d’azzardo: “il Governo apra un tavolo e ci ascolti”

Dopo l’approvazione in Senato del 7 agosto 2018 (155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto), l’11 agosto è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 96/2018, meglio conosciuta come Decreto Dignità. La paternità è del Movimento 5 Stelle nella figura del vicepremier Luigi Di Maio, nonché Ministro dello Sviluppo Economico. La misura riguarda il lavoro, la scuola e il fisco, ma all’articolo 9 sono elencate tutte le novità per il settore giochi, su tutte il divieto di pubblicità e sponsorizzazione al gioco d’azzardo.

I fatti sono questi, la polemica si può riassumere in due posizioni: quella governativa che vuole contrastare la ludopatia partendo dal non favorire la formazione di nuovi giocatori, riducendo i volumi di gioco a medio lungo termine e contestualmente anche il gioco illegale; quella degli addetti ai lavori che considerano la pubblicità un elemento propedeutico alla distinzione tra gioco lecito ed illecito.

Cosa prevede il Decreto Dignità?

Nello specifico dell’articolo 9, quindi la parte riguardate l’industria del gioco, il decreto pentastellato prevede:

  • il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse;
  • l’introduzione della locuzione “disturbo da gioco d’azzardo” in luogo di “ludopatia” e simili;
  • innalzamento della misura del PREU (prelievo erariale unico) sugli apparecchi;
  • obbligo di utilizzo della tessera sanitaria per giocare alle slot dal 1° gennaio 2020;

Riguardo la pubblicità per i contratti stipulati prima del 14 luglio 2018, giorno di entrata in vigore della legge, varrà la norma previgente entro la scadenza degli stessi (comunque non oltre un anno). Per le sponsorizzazioni, invece, i contratti cesseranno la loro validità dal 1° gennaio 2019.

Su quest’ultimo punto bisogna specificare che la violazione dei divieti comporta una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 20% della sponsorizzazione, e comunque non inferiore a 50 mila euro.

Pro e contro, chi non vuole questo ddl?

Il ddl 96/18 non è la soluzione definitiva a nessuna delle problematiche cui si pone in contrasto, eppure incide e palesa quella che è l’intenzione di questo governo (da capire se questa potrà compiersi). Nello specifico dell’articolo 9 l’obiettivo è quello di combattere la ludopatia, nei fatti si comincia dal contrastare la nascita di nuovi scommettitori, magari giovani o giovanissimi, attratti dalle réclame.

La prima considerazione è che la legge non prevede inibizioni se non l’uso della tessera sanitaria per le slot (e dal 2020). Non si parla di grandi investimenti per il trattamento dei casi clinici, non si specificano norme sull’autolimitazione, autoesclusione dal gioco, insomma qualcosa che agisca nell’immediato sui casi già patologici. Va aggiunto che la maggior parte degli operatori si sono già ampiamente dotati di sistemi per favorire il gioco responsabile.

Il decalogo di Sistema Gioco Italia

La critica mossa dal SGI, associazione Sistema Gioco Italia (affiliata a Confindustria), è che il provvedimento abbia una funzione spot e non incida strutturalmente sul problema sortendo solo un effetto dannoso sull’economia del settore. In particolare SGI ha inviato al governo un decalogo di proposte da discutere per aprire un dibattito più ampio, complessivo ed efficace sulla questione.

Nel decalogo spiccano l’uniformità di una legge che regoli la giusta distanza da luoghi sensibili per l’apertura di una sala giochi e la comunicazione di prossimità, una rivoluzione del PREU, regolare la pubblicità e non vietarla, rilanciare Bingo e ippica.

I dubbi della serie A

In un comunicato stampa diramato il 7 agosto dalla Lega Serie A di calcio insieme alla Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile, i firmatari si sono detti a disposizione per un confronto con il governo ma non hanno nascosto preoccupazioni e dubbi riguardo la parte economica del decreto.

In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

Quindi in generale c’è il semaforo verde ma anche qui il governo è chiamato al confronto. Ci sono poi dei casi specifici che hanno il “dente avvelenato” più di altri, poniamo un focus solo sulla serie A: Juventus, Milan, Roma, Napoli, Inter, Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Torino e Udinese hanno dei betting partner, non sono toccati dal Decreto invece Atalanta, Bologna, Chievo Verona, Fiorentina, Sassuolo, Empoli, Frosinone e SPAL che non hanno accordi di questo genere.

Consideriamo le sole squadre capitoline a cominciare dalla Lazio. La squadra del presidente Lotito avrebbe firmato un contratto con una nota agenzia di scommesse per una validità di tre anni e da 7 milioni più bonus a stagione. In pratica la società perderà circa 20 milioni di euro. Stesso dicasi per la Roma che con un altro operatore ha siglato un contratto da 5 milioni di euro a stagione per 3 anni.

La salute prima di tutto

Tutte queste istanze difficilmente saranno ascoltate, almeno in tempi brevi, poiché ormai il processo è già iniziato e per il momento non si torna indietro. Il risultato politico è stato acquisito e la legge, nello specifico dell’art.9, pare insindacabile: chi si opporrebbe ad un provvedimento che sfavorisce il gioco d’azzardo? Chi parla di proibizionismo usa l’esempio sbagliato: è vietata la pubblicità, non il gioco. Nonostante sia sempre auspicabile un maturo confronto tra le parti bisogna considerare questa anche come una possibilità di rivedere tutto il sistema gioco in Italia, con grandi multinazionali in continuo arricchimento ma innumerevoli (cioè troppe) realtà territoriali, e quindi migliaia di dipendenti e famiglie, in ginocchio.

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