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E’ morto lo scrittore Paolo Maurensig

E’ morto lo scrittore Paolo Maurensig. Nato a Gorizia nel 1943, Maurensig è stato autore di diversi libri.
Il successo è arrivato negli anni ’90 con La variante di Luneburg, romanzo che narra di una partita fra due maestri di scacchi attraverso gli eventi storici della Seconda Guerra Mondiale. Tra i vari riconoscimenti ottenuti dallo scrittore, nel 2016, l’assegnazione del Premio Cortina d’Ampezzo, per il suo “Teoria delle ombre”. 

Gibelli, morto un grande della cultura, per Fvg lutto vero: “Oggi è mancato un grande letterato. Come tutti i grandi era garbato e sommesso nei rapporti personali, sempre sobrio nel raccontarsi e raccontare il suo sapere, sempre vicino alle espressioni culturali della nostra regione e sempre disponibile a supportarle. Oggi per tutto il Friuli Venezia Giulia è un lutto vero. Un mio abbraccio forte alla moglie Sonia, che non è rimasta sola perché Paolo le sarà sempre vicino”.

Così l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli ha ricordato lo scrittore Paolo Maurensig dopo aver appreso la notizia della sua morte mentre presiedeva a Gemona l’inaugurazione della mostra “Serenissima Porta d’Oriente”.

Allo scrittore scomparso la platea presente ha dedicato le note del duo della Fvg Orchestra. 

Il ricordo del Sindaco di Gorizia Ziberna: “Era una persona stupenda, affascinante e curiosa. Da anni abitava altrove ma Gorizia gli era rimasta nel cuore ed è stato uno dei primi ad appoggiare la candidatura a Capitale Europea della cultura di Gorizia e Nova Gorica. Paolo Maurensig non c’è più. Una grandissima perdita che mi colpisce personalmente. Avevo approfondito la sua conoscenza da assessore alla cultura nella giunta guidata da Erminio Tuzzi. Ricordo una cena con lui. Aveva appena pubblicato con successo La variante di Lunenburg e mi raccontava con ironia dei tanti rifiuti ricevuti dagli editori in precedenza mentre adesso tutti lo cercavano. Il successo non lo aveva cambiato e, come dimostra questa bella intervista rilasciata nel 2019 fa al Piccolo, continuava a portare Gorizia nel cuore. E Gorizia lo ricambiò assegnandogli il Premio patroni. Oggi la sua città natale lo saluta con orgoglio e con affetto. Ciao Paolo. Alex Pessotto“Di grandi cambiamenti non ne noto. Forse perché da molto non abito più in città. Ma trovo Gorizia sempre in ottima salute: sta meglio rispetto a un tempo. Vedo molti giovani, le università che funzionano: elementi importanti, fondamentali”. Dopo tutto, anche “La variante di Lüneburg”, il suo romanzo più celebre assieme a “Canone inverso”, è del 1993, mentre l’altro giorno, con la sua ultima fatica, “Il gioco degli dei”, ha vinto il Premio Scanno nella sezione letteratura: vale a dire che, da 26 anni, almeno stando alla critica, anche lui, Paolo Maurensig, gode di ottima salute. Certamente, lo scrittore è uno dei goriziani più conosciuti. “Purtroppo, non mi sono rimasti molti amici in città – racconta – e quindi mi capita raramente di venire a vedere i luoghi vissuti nella mia giovinezza, quando pensavo che Gorizia fosse una piccola Praga: quella del “Castello” che Kafka, per me che non l’avevo ancora vista, mi faceva immaginare. E quella del Castello, in assoluto, è l’area di Gorizia a cui sono maggiormente legato: abitavo nell’ultima casa di viale D’Annunzio, alla fine della salita, immediatamente prima del Borgo. E mi piaceva molto. Per fortuna, quella casa la abita ora una mia nipote”. Certo, non son sempre rose e fiori, nemmeno a Gorizia, nemmeno per Maurensig. “La presenza di militari non è più nutrita come un tempo. E poi le attività commerciali son sempre meno floride, lo so bene, lo vedo. Ma, nel complesso, la città continua a reggersi sulle proprie gambe – afferma lo scrittore –. Non è poca cosa”. Cosa si potrebbe fare per stare meglio? “Più mostre, ancora più vetrine culturali, un premio letterario per renderla un polo d’attrazione. èStoria, per esempio, è una grande iniziativa”. E Gusti di frontiera? “Son sincero: non ho mai avuto occasione di venire a Gorizia in quell’occasione. Ma l’enogastronomia è sempre qualcosa di valido: avvicina la gente”. A tenere lontana la gente, invece, ci pensava un confine, ora sempre più sottile, “…ma io il confine lo sento sempre. Purtroppo. Non è che vada in Slovenia senza un po’di patema d’animo – dice Maurensig –. Un confine ancora più allentato sarebbe meglio e potrebbe contribuire a un’economia più prospera. Ben venga, quindi, ogni tipo di collaborazione tra Gorizia e Nova Gorica. La parte di Gorizia che andava verso il confine e che lasciava vedere i reticolati, il filo spinato, in via Monte Santo, era quella che mi piaceva di meno. Io, comunque, mi sento goriziano al cento per cento, con un confine forte o con un confine debole, che spero più debole ancora”.

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