Economia: Mareschi “Riconversione digitale della manifattura per non morire”

“A 44 anni esatti dal terremoto del ‘76, siamo all’inizio di un’altra ricostruzione del nostro tessuto economico e produttivo, questa volta immateriale, ma non per questo meno tragica. Siamo stati capaci di farlo una volta, quindi lo rifaremo. Sappiamo di esserne capaci. Ma bisogna cambiare, evolvere. Questa crisi è subdola, non sappiamo quanto durerà, non sappiamo se la risalita sarà lenta o veloce, non sappiamo se anche questa volta dovremo cavarcela da soli. Si naviga a vista dentro la nebbia, questa è la verità. Prima le fabbriche, oggi, significa spingere sullo sviluppo e sulla produzione di reddito. Tutte le politiche che favoriscono gli investimenti e la crescita sono prioritarie, al contrario di quanto si è fatto negli ultimi anni. Sappiamo che l’unico modo per uscire dalle crisi è non fermarci. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, con il solito senso di responsabilità che ci ha sempre guidato. Guardiamo al futuro, che non può più prescindere da digitalizzazione, green economy, lavoro agile. Un futuro nel quale avremo bisogno di risorse umane sempre più qualificate e impegnate in attività sensibili, non standardizzabili. Un futuro nel quale dovremo rivedere, fra le altre cose, le filiere produttive e la struttura organizzativa interna, cercando di riportare più valore aggiunto nel nostro Paese e cercando di non dipendere da altri. Questo è il mondo che ci aspetta. Abbiamo davanti a noi un enorme cambiamento, prima di tutto culturale. La nostra competitività dipenderà dalla nostra agilità nell’affrontare i cambiamenti che, come abbiamo visto, non sono sempre prevedibili, dalla nostra flessibilità a rispondere alle variazioni del mercato. Vediamola così: è solo l’ennesimo sforzo che ci viene richiesto per sopravvivere. Purtroppo siamo più che abituati, quindi sfruttiamo questa nostra enorme capacità e ricominciamo, ricostruiamo con l’obiettivo, come sempre, di creare qualcosa di molto meglio di ciò che c’era prima”.

Parole della presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, che ha aperto, questo pomeriggio, il webinar dal titolo “Yes, we can change!”, promosso da Digital Innovation Hub Udine con il Gruppo Telecomunicazioni e Informatica di Confindustria Udine e Ditedi, in collaborazione con IP4FVG. L’incontro si è tenuto evocativamente nella giornata in cui ricorre il 44esimo anniversario del terremoto in Friuli: “Vogliamo essere costruttivi, non abbiamo alternativa – ha detto Mareschi Danieli – parliamo quindi di ripartenza e di futuro, cercando di inquadrare quali siano le prospettive di breve e lungo periodo per l’economia globale per adattarci nel più breve tempo possibile. L’Italia è, nonostante tutto, la seconda manifattura d’Europa, ma o capiamo che questo è il passato e troviamo una ‘digital way of italian manufacturing’, una sorta di riconversione della manifattura, o siamo destinati a soccombere all’ombra di chi invece si è già organizzato”.

“L’obiettivo – ha aggiunto Fabiano Benedetti, capogruppo Telecomunicazione e Informatica di Confindustria Udine – non è parlare di mascherine, aperture o chiusure, ma di cominciare a vedere cosa succederà dopo – come cambierà il mondo, il modo di lavorare e di stare in ufficio -, con particolare riferimento alla digitalizzazione. Non ci basta, infatti, dire che il digitale ci ha aiutato a rimanere a galla durante questo ‘incidente di percorso’: vogliamo capire come ci possa aiutare a ripartire e a riprendere il tempo (e il business) perso”.

“Si, perché -ha proseguito Benedetti –, il digitale puotrà fare ancora di più da ora in avanti, specie se interpreterà correttamente le esigenze delle aziende. Innumerevoli sono infatti i campi e i settori dove può incidere: dagli strumenti per il lavoro collaborativo all’e-commerce fino a tutte le declinazioni del manufacturing: sistemi e strumenti IoT, big data analytics, artificial intelligence e sistemi di realtà aumentata. Ora, quello che davvero servirebbe sono politiche di sensibilizzazione e di incentivi da parte dei governi nazionali e regionali ancora più marcati per far fronte a questo nuovo modo di lavorare. A mio parere, il manifatturiero non è in discussione, resterà centrale, ma è destinato ad evolversi ancora di più, aggiungendo al suo interno una quota sempre maggiore di digitale”.

Ha concordato il moderatore del webinar, Paolo Ermano, docente di Economia all’Università di Udine: “Il coronavirus ha di fatto accelerato il passaggio verso il digitale da parte delle imprese. Utilizzarlo in maniera più estensiva non significa però considerarlo alla stregua di un semplice strumento, implica invece un nuovo modo di organizzare e ripensare l’azienda. E su questo aspetto c’è ancora molto da fare perché la tecnologia va usata bene”.

Ermano ha poi anche focalizzato la sua attenzione su cosa sta emergendo dall’analisi live delle imprese del Friuli Venezia Giulia. “E’ indubbio che, fino a quando non avremo a disposizione il vaccino, ci sarà un calo e un ridimensionamento di alcuni settori, tra cui in special modo il comparto terziario – commercio e turismo in primis -, a fronte di altri comparti che cresceranno, come il medicale e il biomedicale, peraltro ben rappresentati in regione da aziende di eccellenza. Dovremo inoltre capire che cosa accadrà al nostro sistema di subfornitura, legato a doppia mandata, sia nel bene che nel male, all’export e, quindi, allo stato di salute delle aziende committenti degli altri Paesi”.

Il consiglio di Paolo Ermano, in conclusione, è uno solo: attrezzarsi: “E’ davvero difficile fare previsioni a lungo termine in uno scenario che potrebbe cambiare giorno per giorno. Dico solo che è meglio attrezzarsi durante l’estate. Più saremo bravi a farlo, più saremo pronti a rilanciarci in autunno e in inverno, oltre che a dare all’esterno un’immagine di efficienza”.

Sono seguiti gli interventi di Carlo Rapacciuolo, del Centro Studi di Confindustria (CSC), e di Fabrizio Biscotti, Gartner, che hanno delineato gli attuali scenari nazionali e internazionali nei quali le nostre aziende si troveranno ad operare. Già a fine marzo il CSC aveva stimato una caduta del Pil italiano del -6% nel 2020. Alla luce del lockdown più prolungato, la stima è stata rivista al -8/-10%, ma potrebbe essere presto essere aggiornata con un ulteriore ribasso. Lo shock ha colpito tutta l’Europa in misura poco difforme, “ma va evitato – ha sottolineato Rapacciuolo – che la ripresa diventi invece asimmetrica, date le diverse specificità fiscali. Per questo servirebbe un piano di investimenti europei per sanità, digitale e infrastrutture: una prima tranche da 500 miliardi in 3 anni potrebbe alzare la crescita in Italia e nell’Eurozona di circa 2 punti percentuali”. Quanto all’economia mondiale dopo l’emergenza, si procede verso un ulteriore freno alla globalizzazione. Una tendenza alla regionalizzazione degli scambi, infatti, era già iniziata prima della crisi e potrebbe ulteriormente rafforzarsi.

Il webinar è stato poi arricchito da due testimonianze: una aziendale, da parte di Isinnova srl di Brescia, che ha spiegato come si è potuti andare avanti nel cuore della crisi, e l’altra a cura dell’allenatore dell’Udinese, Luca Gotti.

Partendo dalla citazione di una frase di Charles Darwin – “Non è la specie più forte che sopravvive, e neppure la più intelligente, ma quella che reagisce di più al cambiamento” -, Gotti ha evidenziato “come, ora più che mai, il cambiamento rappresenti una necessità”. Per non renderlo una forma vuota e per metterlo davvero in atto – ha aggiunto il mister – “serve però un progetto per il cambiamento composto da quattro fasi imprescindibili: prima fase, avere un motivo per cambiare; seconda, avere una visione convincente del futuro; terza, avere una capacità duratura di cambiare, che implica, tra l’altro, anche una modificazione dei propri comportamenti; quarta e ultima fase: avere un piano credibile da eseguire”.

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