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Festa democratica Udine, la proposta del PD sull’immigrazione

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Eloquente il titolo scelto per la tavola rotonda, ricca di ospiti, che ha inaugurato la Festa Democratica del 2016: ‘L’impegno del Comune di Udine e la speculazione delle opposizioni’. Non è un caso, infatti, se i dem hanno voluto innanzitutto approfondire la questione – tanto delicata quanto importante -, dell’immigrazione. Una tematica da tempo presente e che vede Udine in prima linea. L’assessore regionale Gianni Torrenti ha dato il via all’appuntamento facendo un quadro sull’immigrazione in Fvg e parlando del passaggio da ‘sistema cara’ ad accoglienza diffusa, precisando come la regione si è posta in una posizione di mediazione tra Stato e Comuni per trovare soluzioni a un’emergenza. Il principale problema è infatti emerso dalla tipologia di immigrazione: i migranti non arrivavano ‘contingentati’, dal mare, ma in maniera continua da terra. In quanto alla situazione locale, le criticità legate a Udine e alla Cavarzerani sono date dai lunghi tempi per il disbrigo delle pratiche da parte dei richiedenti asilo.

Detto questo, quindi, al di là della gestione accoglienza già attuata, come sistema Sprar, Aura, hub Cavarzerani/Friuli, il Pd vuole trovare soluzioni che possano consentire alla popolazione di vivere in maniera meno pesante questa situazione. Partendo quindi dal modello di accoglienza diffusa predisposto dalla Regione, i dem hanno chiesto alla Prefettura (l’organo che gestisce l’accoglienza) che la quota di richiedenti asilo di Udine venga ricondotta alle stime ministeriali. Fatto questo il Partito sta imbastendo dei piani per consentire l’impiego dei richiedenti asilo in attività di lavoro gratuito cui potranno essere coinvolti gli immigrati ospiti delle strutture di accoglienza della città. I dem stanno lavorando quindi assieme agli uffici del Comune per individuare i servizi ritenuti utili per la collettività. Tutto questo è pensato in un’ottica di collaborazione con i comuni dell’Uti con lo scopo di integrare gli immigrati, facendoli sentire parte della comunità. Non quindi dei meri beneficiari degli interventi a loro favore, ma attivi del proprio percorso di accoglienza.

Dal canto suo anche l’assessore ai Diritti e all’Inclusione Sociale del Comune di Udine, Antonella Nonino, nel suo intervento ha chiarito come: “Negli ultimi 3 anni il Comune di Udine ha assistito all’arrivo di oltre 8 mila persone, richiedenti asilo politico provenienti da Afghanistan e Pakistan, ma transitati attraverso Paesi Europei. In un contesto normativo carente e, spesso, disapplicato – ha precisato – l’amministrazione comunale ha cercato ogni possibilità per gestire la situazione con un occhio di riguardo al tema dei diritti umani e alla sicurezza in città. Da qui i sistemi attivati sul territorio e l’impegno quotidiano dedicato a tale complessa questione”.

Come precisato inoltre dalla consigliera regionale Silvana Cremaschi, «di fronte agli eventi epocali» come quello dell’immigrazione a cui stiamo assistendo e che sono «destinati a segnare un cambiamento nella storia dell’umanità possiamo erigere muri e sperare di restare ancorati alla memoria di un passato che ci appare rassicurante, oppure possiamo cercare di comprendere gli avvenimenti ed inserirci nel flusso della storia». Importante quindi portare «il tema a livello nazionale ed europeo» e in quanto «regione autonoma, potremmo diventare un modello di accoglienza da esportare in Italia, ma per farlo dobbiamo avere coraggio».

Anche l’onorevole Gianna Malisani, ritiene sia necessario «approntare un piano nazionale, sostenuto da risorse europee». Da non sottovalutare inoltre «la necessità di coniugare sicurezza e accoglienza, poiché attualmente l’accoglienza è considerata causa di insicurezza. Ma nel farlo – ha ricordato – non possiamo rinunciare ai valori su cui è fondata la comunità Europea, in particolare a quelli che storicamente sono i principi della sinistra europea. Mettere in primo piano la situazione dei richiedenti asilo è giusto, ma – ha sottolineato l’onorevole – va anche tenuto presente che ci troviamo di fronte a una crisi umanitaria che non può essere trascurata».

A parlare di immigrazione, accoglienza e integrazione, poi, anche Massimo Mentil, sindaco di Paluzza, che negli anni ’90 ha affrontato la prima grande ondata migratoria, quella degli albanesi in fuga dalla loro terra, e lo ha fatto con successo. La seconda testimonianza è invece arrivata da Renato Cantoni, direttore della Casa dell’Immacolata (Don de Roja) che ha spiegato come «dal ’93 a oggi la situazione è molto cambiata. Le difficoltà, soprattutto nell’accoglienza dei minori, ci sono sempre state ma oggi la condizione è particolarmente delicata perché i flussi migratori sono massicci e indiscriminati. A questo poi si aggiunge una contingenza economica particolare, molto diversa da quella degli anni 90». Resta comunque il fatto che «il percorso di integrazione a cui abbiamo assistito è stato più che positivo».

La Festa Democratica proseguirà il 17 settembre dalle 10.30 (all’Heaven Steak and Beer – ex Trombone – di via Pracchiuso 27, a Udine). Presenti il giurista Leopoldo Coen e l’onorevole Paolo Coppola. A loro il compito di raccontare perché il referendum rappresenta anche una strada per salvaguardare la nostra specialità regionale. Dopo una pausa dedicata alla convivialità, alle 12.30, si ricomincerà a dibattere alle 14. In quell’occasione sarà l’assessore regionale alle infrastrutture e territorio, Mariagrazia Santoro, a spiegare ‘La strategia regionale sulla riqualificazione urbana’. A seguire, il vicesindaco di Udine, Carlo Giacomello, spiegherà come riqualificare l’area urbana di Udine Est. La giornata si concluderà con l’intervento del sindaco di Udine, Furio Honsell che, assieme ad alcuni esponenti del PD, fra cui anche Vincenzo Martines, dei Comuni dell’Uti dell’Udinese, affronterà ancora una tematica di stretta attualità, quella legata alle Uti, appunto.

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