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Finardi a Pordenone – 23/24 ott

Quando un grande protagonista della canzone d’autore approda al teatro è sempre un evento. Non è un caso che i maggiori cantautori del nostro Paese abbiano tutti avvertito, nel corso della loro evoluzione artistica, la necessità di esprimersi anche attraverso linguaggi diversi rispetto alla canzone. Artisti dotati di una straordinaria capacità di raccontare se stessi e il mondo che li circonda, testimoni del nostro tempo. Come Eugenio Finardi, che ha profondamente segnato, con la sua musica e con le sue canzoni, più di una generazione.

Per lui arriva ora il confronto con il Teatro, inteso non tanto come luogo, quanto come genere espressivo. Suono è, infatti, uno spettacolo rigorosamente teatrale dove i racconti si alternano alle canzoni in un percorso drammaturgico di ineccepibile rigore. Per Finardi è soprattutto l’occasione di confrontarsi con il teatro d’evocazione e di raccontare in prosa alcuni dei momenti più significativi della sua storia personale, ma anche per rileggere, con l’occhio rivolto al presente e al futuro, le utopie del secolo scorso e i deliri che hanno prodotto. Dalla prima scena, “Nato in uno strumento musicale”, in cui rievoca la figura della madre americana cantante lirica al racconto dell’incontro con uno sciamano in “Africa”, dall’amore per “Il blues” e il suo legame con la lotta per i diritti civili fino alla speranza che questa crisi porti a un “Nuovo umanesimo”. Accompagnato dalla sua fidata band, alterna brani famosi e altri meno noti, ma non meno significativi: Le ragazze di Osaka, Laura degli Specchi, Katia, Patrizia, Vil Coyote, Diesel, Dolce Italia, tra le altre. Racconti di vita, di esperienze e riflessioni a cuore aperto. E affascina la capacità di Finardi di far divertire, commuovere e pensare.

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