Folkest: Vecchioni a Gemona, musica irlandese a Ruda – 24 luglio

Un’altra perla nella collana di cantautori che anno dopo anno fa grande Folkest. Roberto Vecchoni, nato nel 1943, non è solamente uno dei più grandi cantautori che l’Italia musicale possa annoverare, ma anche un paroliere e uno scrittore raffinato, pervaso da una sottile e intelligente ironia. L’unico, che per dirla con Ernesto Assante, «può permettersi di vincere il Festivalbar e di far coppia con i più bei nomi della nostra canzone sul palco del Club Tenco, di scrivere canzoni raffinate e suadenti, di riscrivere la storia di Orfeo ed Euridice, di citare Oscar Wilde ed al tempo stesso di scherzare, cadere di tono, frequentare la canzonetta senza perdere lo spirito e la faccia».
Ha vinto i quattro premi più importanti della musica italiana: il Premio Tenco nel 1983, il Festivalbar nel 1992, il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica nel 2011, e tutto questo senza mai interrompere la sua attività prima di insegnante nelle scuole superiori, poi di preside e oggi di docente universitario. Nel 2009 concepisce, insieme al maestro Beppe D’Onghia, un nuovo ambizioso progetto, dove propone le sue canzoni riarrangiate per pianoforte e quintetto d’archi. Il cantautore si esibisce anche in versi recitati su musiche di Chajkowskij, Puccini, Rachmaninoff. Da questa esperienza nasce lo splendido album “In Cantus” presentato anche a Spilimbergo.
Lo scorso anno esce il doppio album “I colori del buio”. Si tratta della prima antologia ufficiale, capace di rappresentare la sua anima popolare, quella più classica fino ad arrivare al jazz, attraverso i pezzi che hanno saputo conquistare diverse generazioni. A impreziosire il disco anche due splendidi brani inediti: “I colori del buio”, che dà il titolo al lavoro (scritto insieme all’ormai fedele Claudio Guidetti) e “Un lungo addio” (con testo firmato per la prima volta anche dalla moglie Daria Colombo).
Per gli amanti della musica irlandese Folkest riserva un altro appuntamento imperdibile: ritorna a Folkest, dopo alcuni anni di assenza, Paul Bradley. Violinista dal tocco eccezionale, liutaio, poeta, Paul Bradley è oggi una delle grandi realtà della musica tradizionale irlandese, avendo suonato insieme a ArtyMcGlynn, Martin Hayes e Tommy People e girato il mondo con la sua band Dorsa. Originario del Nord Irlanda, della contea di Armagh, ma residente da molti anni a Galway, dove tiene regolarmente corsi di violino e ha il suo atelier di liuteria, si esibirà a Folkest alla testa di un eccellente trio composto dal chitarrista Ruairi Cunnane e dalla sorella Geraldine Bradley, al bodhran e alla voce. Il primo si esibisce spesso in duo con Barry Kerr ed è ospite fisso dell’Open House Festival di Belfast; sue fonti ispirative Planxty, Woody Guthrie e Neil Young; la seconda, apprezzata protagonista di innumerevoli sessions, si fa apprezzare per la particolare timbrica vocale (memorabili le sue interpretazioni del Sean Nos, lo ieratico canto popolare irlandese) e la raffinata tecnica percussiva sul tamburo tradizionale dell’Isola Verde.

GEMONA DEL FRIULI (piazza del Ferro) ore 21,15

ROBERTO VECCHIONI(Italia)

Ingresso a pagamento 25 E

RUDA (cantine Rigonat) ore 21,15

BRADLEY CUNNANE & BRADLEY(Irlanda)

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