Bearzi

friuli doc 2016
Cibo e cultura. Dal rispetto per le tradizioni a nuove proposte e sperimentazioni. Ma anche cibo come trasmissione di saperi e di mestieri. Per dirla con uno slogan “Saperi di ieri, sapori di domani”.

Ruoterà attorno a questo tema la XXII edizione di Friuli Doc, la grande rassegna enogastronomica regionale che torna, come sempre, nel secondo fine settimana di settembre. E se questo è il tema scelto per la manifestazione che si terrà in tutto il centro storico dall’8 all’11 settembre, anche l’immagine pensata per rappresentare l’edizione 2016 non poteva essere da meno.

Da oggi, 15 luglio, infatti, l’illustrazione creata e realizzata dall’agenzia “Anthes” di Udine in collaborazione con l’illustratore udinese Daniel Cuello sarà veicolata su tutti i social e le comunicazioni ufficiali per segnare il conto alla rovescia in vista della grande kermesse che ogni anno attira in città centinaia di migliaia di visitatori.

“Quest’anno – spiega l’assessore alle Attività Produttive e Turismo, Alessandro Venanzi – abbiamo voluto dare voce all’artigianato e a tutti quei mestieri che da sempre hanno caratterizzato il nostro territorio e valorizzato le nostre persone. Non una mera commemorazione, però – precisa Venanzi –, ma nella prospettiva di reinterpretare l’evoluzione del lavoro manuale, così come in cucina, in chiave 2.0. In poche parole, quella stessa conoscenza artigianale che col tempo ha saputo trasformarsi in molti casi in eccellenze aziendali proprio per aver saputo sfruttare quel know how”.

Cultura e tradizione, dunque, anche nei mestieri del cibo, da quelli più antichi o in estinzione, come il mugnaio o il casaro, a quelli legati al vino, ma non solo, come l’idrosommelier, i degustatori di olio o aceto, l’assaggiatore di tè o caffè, l’enologo, il sommelier. Per non parlare dei mestieri rari, come il puntatore di prosciutto, quelli più tradizionali, come il macellaio, il gelataio o il mastro birraio, o quelli più innovativi, come l’agricoltore 2.0 o lo chef a domicilio.

“Sul fronte culinario – anticipa ancora Venanzi – vogliamo valorizzare le ricette legate sì alla nostra tradizione, ma vogliamo anche lanciare ai protagonisti della manifestazione e agli chef la sfida di reinterpretare le ricette che, a nostra volta, tramanderemo alle generazioni future. Come noi le abbiamo ereditate dai nostri nostri nonni – conclude –, noi le tramanderemo ai nostri nipoti”.

Ecco, quindi, che l’immagine pensata per Friuli Doc considera il cibo come portatore e contenitore di cultura, rivela l’importanza che assume in modo speciale nella trasmissione dei saperi e dei mestieri. Un tradizionale paesaggio agreste sostiene, fisicamente e non solo, una città imbandita che ringrazia, accoglie, raccoglie, conserva e, al tempo stesso, si rinnova tramite il cibo. Frutti, prodotti e bestiame si muovono dalla campagna alla città, che si prepara a una festa di sapori, suoni, colori, profumi, e si unisce attorno alla tavola apparecchiata con le eccellenze locali, dalle patate di Godia alle fragole e lamponi di Attimis, dal Montasio al prosciutto di San Daniele. Una norme giostra, il cui equilibrio è possibile grazie alla cooperazione tra antichi e nuovi mestieri. Lo scambio avviene tra città e agricoltura, tra il prima e il dopo, tra anziani detentori della conoscenza e giovani che interpretano il modo di cucinare nel futuro, in una grande famiglia che si raccoglie intorno al centro storico della città che ospita Friuli Doc.

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