Bearzi

FUCILATI PN DEL '45: BOLZONELLO, GUARDIA SIA ALTA VERSO NUOVI FASCISMI

Pordenone, 17 gen – Ricordare il sacrificio dei partigiani
pordenonesi fucilati il 14 gennaio 1945, il cui martirio seguì
quello del maggiore Franco Martelli trucidato il 27 novembre del
’44, “non è solo doveroso, ma è di monito a tenere sempre
altissima la guardia democratica rispetto a minacce di fascismi e
dittature che oggi si propongono in modo strisciante sotto altre
forme, con altri nomi e in altre modalità”.

E’ il pensiero che il vicepresidente della Regione Sergio
Bolzonello ha espresso oggi alla commemorazione dei nove fucilati
per mano della ‘brigata nera’, davanti al bassorilievo che li
ricorda, nello spazio dell’ex caserma Martelli di via Montereale
a Pordenone.

“Dobbiamo essere attenti oggi a non sottovalutare i pericoli
celati nel bombardamento di una comunicazione invasiva che
raggiunge le nostre case e nella quale dobbiamo riuscire a
distinguere ciò che utile per la nostra democrazia da ciò che la
insidia”, ha osservato Bolzonello, che ha sottolineato la
necessità di tenere viva la memoria dei tragici fatti di 71 anni
fa e di “sviluppare dei ragionamenti sui temi della lotta di
Liberazione” nel contesto dei nostri tempi.

La manifestazione odierna, voluta dall’Anpi (Associazione
nazionale partigiani) di Pordenone, d’intesa con l’Apo
(Associazione partigiani Osoppo-Friuli), presenti con i loro
labari insieme all’Aned (Associazione nazionale ex deportati nei
campi nazisti), ha visto la presenza dei familiari di tre dei
fucilati: Rinaldo Azzano, Agostino Mestre ed Edoardo Ruffo,
quest’ultimo caduto appena diciottenne. Gli altri trucidati
furono Davide D’Agnolo, Ferruccio Gava, Pietro Pigat, Elli Vello,
Olivo Chiarot e Giacobbe Perosa. I nove martiri, che avevano tra
i 18 e i 32 anni, morirono dopo atroci torture, a Pordenone,
perché, come ha ricordato Sigfrido Cescut dell’Anpi, “quella era
la città antifascista che doveva essere umiliata” dal regime e
dagli occupatori.

A fianco delle associazioni partigiane e di ex deportati e
internati erano schierate le istituzioni, con la Regione, nelle
persone del vicepresidente Bolzonello e di Renata Bagatin, in
rappresentanza del Consiglio regionale, e la Provincia di
Pordenone, decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con
il presidente e sindaco Claudio Pedrotti. Proprio Pedrotti è
stato uno degli oratori, insieme ai rappresentanti dei tre
Comuni, oltre a San Martino al Tagliamento, cui appartenevano i
fucilati: Azzano Decimo (che diede i natali a sei delle nove
vittime) con l’assessore alla Cultura Mauro Bortolin, Prata, con
il sindaco Dorino Favot, e Zoppola, con l’assessore alle
Politiche sociali Antonello Tius. Davanti al monumento un cenno
commosso è stato riservato anche alla memoria dei ventotto, fra
partigiani e civili che nella stessa mattina del 14 gennaio 1945,
furono prelevati e trasferiti alle prigioni di Udine e nove dei
quali, tutti del pordenonese, vennero uccisi.

L’attualità del martirio partigiano è stata ripercorsa da
Pedrotti, dal presidente provinciale dell’Anpi Giuseppe Mariuz e,
per l’Apo, da Riccardo Tomè, e in molti interventi è echeggiato
il tema delle nuove disumanità che minacciano il consorzio
civile, con un paragone esplicito tra il nazismo e i terroristi
dell’Isis.

Mariuz, nel discorso ufficiale della cerimonia, ha auspicato la
maturazione nel nostro territorio di una società multiculturale
in cui vi siano confronto ma anche rispetto delle regole e in cui
la popolazione storica e i nuovi arrivati sappiano edificare “una
società laboriosa, pacifica e dialogante”, in grado di isolare le
frange dell’estremismo e del fanatismo.
ARC/PPH/EP

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