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FVG: agricoltura, 500 infortuni sul lavoro in un anno

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“Ricordatevi: basta davvero un attimo per perdere la vita, un arto, la vista”. Bruzio Bisignano e Flavio Frigè di Ocjo non usano mezzi termini perché sulla sicurezza non si scherza e l’esperienza, il “tanto si è sempre fatto così”, non devono farci abbassare la guardia. A loro che, facendo sorridere danno una grande lezione, è affidato il compito di avviare la tavola rotonda, promossa dalla Fai Cisl Fvg, sul tema della sicurezza in agricoltura, come bene da coltivare. E sono numeri da brivido quelli presentati stamani nella sede Cisl di Udine. Stando ai dati esposti da Claudio Bettini della Direzione regionale dell’Inail, in Italia nel 2018 sono stati 30mila i casi di infortunio denunciati, oltre 500 nel solo Friuli Venezia Giulia; se poi ci si sofferma sugli incidenti mortali, 704 sono quelli verificatisi a livello nazionale, mentre 20 quelli riferiti alla nostra regione, con un aumento del 42% tra il 2013 e il 2018. A questi numeri vanno aggiunti poi quelli sulle malattie professionali, sempre più incidenti. Se, come riferisce il medico legale del patronato Inas, Franco Capuzzo, attualmente sono circa 20mila (sulle 50mila presentate in tutti i settori) le malattie riconosciute come professionali, in agricoltura, dal 2000 al 2018, i casi sono passati da 930 a 11.500 casi riconosciuti e che si riferiscono, in particolare, alle patologie muscolo-scheletriche. Tra i fattori di rischio emergono i macchinari sempre più sofisticati e potenti, l’utilizzo di prodotti tossici e le condizioni climatiche estreme di lavoro, senza contare l’età avanzata degli operatori (in prevalenza tra 45 e i 60 anni) e le diversità linguistiche e culturali degli operatori (molti, infatti, sono quelli stranieri ed extracomunitari) che rende difficile la formazione e la diffusione e comprensione delle informazioni sulla sicurezza. Ma c’è di più se, come sostiene il segretario generale della Cisl Fvg, Alberto Monticco, uno dei problemi è che spesso e volentieri la sicurezza viene intesa dalle aziende come un costo e non come un investimento. Lo confermano i dati dell’Inail sull’accesso delle aziende ai fondi dedicati alla prevenzione e, ad esempio, all’adeguamento o acquisto di macchinari, o, ancora, alcuni monitoraggi effettuati dalla S.O.C. Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro A.S.U.I. di Udine risulta, ad esempio, che su circa 90 imprese “mappate” in Friuli Venezia Giulia, il 46,5% (nel 2017) e il 37% (nel 2018) possedeva trattrici non conformi. E’ chiaro, dunque, che serve – sollecita il medico del lavoro della S.O.C. Prevenzione e Sicurezza, Claudia Zuliani, di intervenire sulla formazione sia dei datori di lavoro, sia nelle scuole andando ad incidere soprattutto sulla percezione del rischio, sfatando quel mito secondo cui “tanto a me non capita”. “Già all’interno del D.Lgs 81/08 vengono introdotti i concetti chiave per la tutela dei lavoratori agricoli, le disposizioni per i datori di lavoro, le misure preventive tecniche, procedurali ed organizzative, e l’utilizzo dei dispositivi di protezione. Ma solo le norme purtroppo non bastano – commenta la segretaria regionale Fai Cisl Fvg, Claudia Sacilotto – la vigilanza nei luoghi di lavoro è stato finora un non tema nel dibattito pubblico e anche culturale del nostro Paese”. “Ecco perché – spiega il segretario nazionale della Fai, Silvano Giangiacomi, serve puntare ancora di più sulla bilateralità e sui modelli partecipativi e di consultazione tra imprese e lavoratori” o, ancora, lavorare – incalza Monticco – sul settore degli appalti, dove si concentra un altissimo tasso di infortuni: su questo, auspichiamo che il nuovo codice regionale, su cui stiamo da tempo ragionando, trovi definizione entro l’anno”.

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