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Giornata della Memoria: Una carezza per la memoria

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Il 20 aprile 1945 nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm venti bambini ebrei provenienti da tutta Europa vennero uccisi per impiccagione, in quanto potenziali scomodi testimoni. Le storie, i documenti e alcune immagini che testimoniano quel tragico eccidio sono state raccolte nella mostra “I 20 bambini di Bullenhuser Damm. Una carezza per la memoria”. Un percorso, articolato in venti pannelli, che inaugura domani, 22 gennaio, alle 18 nelle Gallerie del Progetto di palazzo Morpurgo a Udine. L’allestimento, dopo aver girato numerose città italiane ed europee, arriva ora nel capoluogo friulano all’interno de “La Shoah e oltre”, il ricco cartellone di iniziative che l’assessorato alla Cultura del Comune di Udine propone, sotto la direzione artistica di Angela Felice, in occasione della Giornata della Memoria.

La mostra tocca uno degli aspetti della Shoah più difficili da accettare: l’uccisione dei bambini. Nei pannelli esposti, infatti, viene raccontata la storia di questi piccoli protagonisti, 10 maschi e 10 femmine, provenienti da Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia, Polonia, che dal campo di sterminio di Auschwitz Birkenau, con un tremendo inganno Joseph Mengele trasportò al campo di concentramento di Neuengamme per farli diventare cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi. L’esperimento, tuttavia, fallì. I bambini erano malati e stremati e gli inglesi erano alle porte. Da Berlino giunse così l’ordine di trasferirli nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm e di eliminarli. Un’ora prima di mezzanotte, il 20 aprile, ebbe inizio il loro massacro.

La mostra offre dunque lo spunto per riflettere sull’assurdità del male e sul meccanismo per cui persone comuni, nel rispetto della legge dello Stato, poterono diventare efferati criminali, responsabili anche di strage degli innocenti.

All’inaugurazione di domani, saranno presenti, oltre al sindaco, Furio Honsell, e l’assessore alla Cultura, Luigi Reitani, anche Giorgio Linda, già presidente nazionale di Italia-Israele, e l’editore Andrea Jarach, che ha curato la pubblicazione proprio sulle piccole vittime di questa storia. Ad accompagnarli ci sarà il violino di Janos Hasur, emozionante musicista ungherese forgiato dall’esperienza con Moni Ovadia e qui esecutore di una sua originale partitura di “Memorie musicali”.

“In coda alla mostra – spiega Angela Felice –, come già altre città hanno fatto nei luoghi dove è stata esposta, pianteremo in primavera nei giardini del palazzo di via Savorgnana venti rose bianche. Un segno tangibile e duraturo in memoria di quelle giovani vite barbaramente spezzate”. Attualmente, infatti, nella scuola amburghese, su una lapide posta in un giardino di rose bianche si legge: “Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla”.

La mostra curata per l’allestimento udinese dall’associazione “Italia-Israele”, dal Teatro Club di Udine, dall’assessorato alla Cultura, dalle Gallerie del Progetto e dall’Istituto friulano per la storia del Movimento di Liberazione, resterà aperta fino al 21 febbraio.

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