I fenomeni della storia dell’Udinese

Sono ormai decenni che l’Udinese si è imposta come una delle società calcistiche più virtuose e solide del calcio italiano. Il club presieduto da Giampaolo Pozzo, figlio dell’impresario Vittorio, vive in Serie A da oltre venticinque anni e nonostante in questo momento non viva propriamente un periodo di forma importante, come certificano i due mesi senza vittoria nell’attuale campionato, ha fatto la storia del calcio italiano del ventunesimo secolo. Il suo grande scouting e la sua maniera di lavorare con calciatori provenienti da tutto il mondo, oltre alla costruzione di uno stadio di proprietà come la splendida Dacia Arena, rende la società friulana un autentico esempio per il calcio italiano. Dagli anni ’80 in poi, tuttavia, l’Udinese si è fatta conoscere anche per aver portato nel nostro campionato una serie di fenomeni assoluti. Di seguito vediamo quali sono stati i più importanti.

Zico, la samba friulana

Chi avrebbe mai pensato che uno dei migliori calciatori agli inizi degli anni ’80 avrebbe potuto giocare allo stadio Friuli invece di approdare alla Juventus o all’Inter? Arthur Antunes Coimbra, più conosciuto come Zico, stupì tutti quando nell’estate del 1983 scelse di lasciare il suo caro Flamengo, con il quale aveva vinto praticamente tutto, per approdare proprio in Friuli dopo la grande intuizione dell’allora presidente Mazza. Si trattò di una decisione molto impopolare, dato che il brasiliano era uno dei fenomei dell’epoca e l’Udinese non lottava certo per obiettivi importanti. Chiamato da molti il Pelé bianco, Zico fu autore di un primo campionato ad altissimi livelli, segnando 19 reti, mentre nella seconda stagione il suo rendimento fu incostante e lo vide protagonista di un diverbio con un arbitro che gli costò una squalifica importante. Protagonista di un mondiale strepitoso con il Brasile nel 1982 nel quale solo l’Italia campione del mondo riuscì a fermare la verdoro, Zico è ancora oggi ricordato con affetto a Udine.

Bierhoff, goal a grappoli

Dopo Zico, sarebbe stato il turno di Oliver Bierhoff. Il centravanti tedesco, praticamente uno sconosciuto fino ai suoi ventisette anni, sarebbe approdato al Friuli dopo vari anni ad Ascoli. Abilissimo nello stacco aereo, il teutonico avrebbe fatto la fortuna dell’Udinese targata Alberto Zaccheroni, il quale lo schierò al centro di un tridente da sogno complementato da Paolo Poggi e Marcio Amoroso che portò i friulani a raggiungere uno storico terzo posto in campionato. In quella indimenticabile stagione 1997-98 l’Udinese finì a soli 10 punti dalla campionessa Juventus, oggi la grande favorita alla vittoria della Serie A secondo le scommesse sportive di Betway con una quota di 1,45 il 9 marzo. Il protagonista di quella cavalcata trionfale, qualcosa di mai visto nel calcio friulano, fu proprio il centravanti tedesco, capace di vincere la classifica cannonieri con 27 reti all’attivo, battendo persino un fenomeno assoluto come il brasiliano Ronaldo, approdato all’Inter l’estate precedente e già allora uno dei principali testimonial della marca sportiva statunitense Nike. In seguito approdato al Milan, Bierhoff è ancora oggi l’unico giocatore dell’Udinese ad aver vinto il titolo di massimo marcatore del campionato italiano.

Sanchez, il funambolo cileno

Se invece ci spostiamo all’ultimo decennio, notiamo come all’Udinese siano approdati una serie di talenti assoluti provenienti dal Sudamerica. Il più forte di tutti in assoluto è stato senza dubbio Alexis Sanchez, adesso in forza all’Inter di Antonio Conte. L’attaccante cileno fu pescato dai grandi scout di Pozzo in Cile quando era ancora un ragazzino e dopo un periodo di prestito al River Plate fu arruolato dal club allenato all’epoca da Maurizio Guidolin. Con l’Udinese, Sanchez ebbe un’esplosione a scoppio ritardato ma una volta ambientatosi in Italia iniziò a farsi riconoscere per la sua abilità innata nel dribbling e nel creare occasioni offensive. Dopo il suo passaggio al Barcellona nell’estate del 2011, la sua carriera avrebbe vissuto un definitivo salto di qualità con la consacrazione avvenuta nell’estate del 2015 con la vittoria della Coppa America con la nazionale cilena. Dopo essere passato all’Arsenal e al Manchester United, adesso Sanchez ha puntato nuovamente sull’Italia per poter chiudere alla grande la sua carriera, guardando sempre con nostalgia a quella città friulana che gli aprì le porte della gloria.

Il futuro dell’Udinese, società sana e moderna, potrebbe presentare altre grandi sorprese a livello di crack con futuro. Per adesso, però, nei ricordi dei tifosi friulani nessuno ha fatto breccia come questi tre.

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