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I paesi dell’Est Europa hanno economie solide, ma subiscono la nostra stessa crisi

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La crisi colpisce i paesi dell’Est europeo con effetti a macchia di leopardo ma, complessivamente, le loro economie sono solide.

 È questo il parere, abbastanza condiviso, espresso degli economisti che sono intervenuti alla tavola rotonda organizzata dalla Camera di Commercio di Udine sul tema della crisi economica e finanziaria dei paesi dell’Europa orientale e sulle sue ricadute sul sistema produttivo italiano e regionale. Una riflessione necessaria, perché l’Est europeo costituisce un partner molto importante per il Friuli Venezia Giulia e per tutto il Nord-Est d’Italia. Nel corso del 2008, infatti, verso questi paesi (Stati Baltici, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria), la nostra regione ha esportato prodotti per 1,8 miliardi di euro, un volume di export che costituisce il 15% del totale esportato dell’economia regionale. Nello stesso periodo, abbiamo importato merci dai medesimi paesi per 1,2 miliardi di euro, pari al 18% del totale dell’import del Friuli Venezia Giulia.La crisi mondiale, ha spiegato Patrizia Tiberi Vipraio, professore straordinario di Politica economica presso l’Università di Udine, ha trascinato con sé anche le monete e i sistemi produttivi dei paesi dell’Est, con conseguenze significativamente diverse tra quelli dell’area euro (più “protetti”) e gli esterni.

“In particolare – ha evidenziato il presidente della Camera di Commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo – la svalutazione rispetto all’euro di diverse divise nazionali, sta provocando preoccupazioni nel sistema economico del Nord Est, in maniera significativa tra le imprese che hanno un’intensa attività commerciale in quell’area. I ritardi nei pagamenti, le insolvenze, la crescita del costo del lavoro e le commesse annullate, sono gli effetti reali che si ripercuotono sulle nostre aziende. In ogni caso – ha proseguito Da Pozzo – il tessuto produttivo regionale deve guardare a questi paesi pensandoli nella loro attuale posizione geopolitica europea baricentrica e, allo stesso tempo, a noi vicina”.

“Tra i punti di criticità delle economie e delle finanze dell’Est – ha spiegato Marco Giansoldati, docente a contratto di Economia internazionale e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di scienze economiche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia -, vi sono la rapida crescita associata ad ampi squilibri finanziari, l’elevato apporto di capitale estero (che ha creato una forte dipendenza verso i paesi occidentali) e un eccessivo ottimismo dei mercati sulla percezione delle economie dell’area”.

“Alcuni di questi paesi (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia), hanno un’economia virtuosa – ha puntualizzato Corrado Campobasso, dell’Area studi e ricerche Isdee Informest di Trieste -. Nonostante ciò, si ravvisa la necessità di mantenere il sostegno “preventivo” alle loro economie, una costante politica di monitoraggio e attuare un’adeguata politica fiscale”.

Per Stefano Miani, professore straordinario presso l’Università degli Studi di Udine e segretario dell’Osservatorio sui sistemi finanziari delle imprese dell’Europa Centro Orientale, le delocalizzazioni delle aziende regionali e italiane sono state di scarsa qualità e non hanno aiutato la crescita equilibrata delle economie dei paesi dell’Est, commettendo un errore strategico. “Ora si tratta di lavorare per recuperare il tempo perduto – ha sostenuto – utilizzando al meglio la sinergia tra le imprese e i grandi istituti bancari italiani presenti nell’area: Intesa San Paolo e Unicredit”.

Proprio sul posizionamento di Intesa San Paolo e della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia (rappresentata al tavolo dei relatori dal suo direttore generale, Roberto Dal Mas), si è incentrato l’intervento conclusivo di Daniele Bordina della direzione Rete Estera-Sviluppo all’Internazionalizzazione del Gruppo Intesa San Paolo SpA. La tavola rotonda e il dibattito conclusivo sono stato coordinati dal giornalista Mauro Pizzin, de IlSole24ore Nordest.

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