I preti di frontiera contro la strumentalizzazione del Cristianesimo

fotoCome ogni Natale i preti cosidetti di frontiera scrivono una lettera a tutti i fedeli. L’anno scorso a tenere banco fu il caso Eluana. Quest’anno, fra le righe si legge un attacco a chi strumentalizza il Cristianesimo per condurre battaglie che sono invece ben lontane dal messaggio  del VangeloCome negli anni scorsi, nell’occasione del Natale, avvertiamo l’esigenza di comunicare alle persone disposte a leggerli e a dialogare con noi, alcuni spunti di riflessione che emergono dalla nostra vita, dall’incontro con la storia di tante persone, dal riferimento al mistero di Dio, alla persona di Gesù di Nazaret; dall’appartenenza alla Chiesa.
Vorremmo parlare proprio di Dio e di Gesù di Nazaret, con la premessa consapevole che lo facciamo come uomini e come preti limitati, dentro un determinato contesto culturale, teologico , linguistico contingente, non certo esauriente e definitivo, come mai può essere un discorso su Dio.
Ci sentiamo in cammino, in ricerca. Sentiamo questa urgenza nella profondità del nostro essere; la fede è una costante della nostra vita e mette insieme intuizioni, interrogativi, dubbi, ricerca, dono, confidenza, affidamento, preghiera, conforto, responsabilità, incarnazione nei drammi e nelle speranze della storia. E sempre ancora ricerca del Dio ancora “nascosto”, di Gesù di Nazaret incontrato e sempre di nuovo da incontrare.
Le esperienze della storia ci insegnano che il nome di Dio può essere invocato e utilizzato in situazioni e con finalità che negano il Dio rivelatosi nella Bibbia, in
Gesù di Nazaret, nelle persone, nei segni dei tempi, se anche carnefici organizzati e crudeli, come i nazisti, se ne facevano scudo. Sentiamo attenzione e disponibilità al dialogo con le donne e gli uomini che si riferiscono alla Presenza reale e misteriosa di Dio, chiamandolo con altri nomi, ispirandosi a testi sacri diversi. Ed egualmente nei confronti di donne e di uomini che si dichiarano atei, non credenti e dei quali condividiamo la ricerca sincera della verità e verso i quali sempre e comunque nutriamo rispetto, convinti che essere e diventare atei e credenti seri chiede sincerità interiore, onestà e impegno.
Ricordiamo che i primi cristiani erano considerati atei, cioè senza Dio, perché proprio in nome della loro fede si rifiutavano di divinizzare l’imperatore e la struttura
dell’impero: in un mondo di ricchezza e privilegi di pochi e di povertà di molti, vivevano la condivisione dei beni; in un mondo di padroni e di schiavi vivevano l’uguaglianza
e la fraternità; in un mondo in cui l’esercito era struttura portante si rifiutavano di impugnare le armi e in nome del Vangelo della non violenza preferivano essere uccisi piuttosto che uccidere.
Il dio in cui non crediamo
Non crediamo in un Dio lontano, giudice freddo delle debolezze umane, indifferente ai drammi e alle speranze della storia.
Non crediamo in un Dio che giustifica l’esaltazione della proprietà privata, del capitalismo, dell’accumulo del denaro e dei beni.
Non crediamo in un Dio che suggerisce, alimenta e conferma l’inimicizia fra persone e popoli; che quindi legittima la costruzione e la vendita delle armi, le guerre, le ronde, il reato di immigrazione irregolare, i vigili urbani armati, il potere salvifico delle telecamere.
Non crediamo in un Dio onnipotente quando con questo concetto si vuole intendere il più potente dei potenti di questo mondo; che si trova alla sommità delle gerarchie e dell’autoritarismo, che esige onori e privilegi e così conferma autoritarismi, onori e privilegi, da parte delle autorità della società, della politica, delle diverse
religioni, della Chiesa.
Non crediamo in un Dio che umilia, che castiga, che alimenta i ricatti e i sensi di colpa delle persone.
Non crediamo in un Dio che si incontra solo o di preferenza nelle Chiese, nelle verità dogmatiche, nei simboli religiosi.
Non crediamo nel Dio delle grandi occasioni religiose, come il Natale, quando sono concepite come ingrediente del materialismo, del consumismo, della superficialità, di una religione che non coinvolge nella storia.
Non crediamo in un Dio bianco, occidentale, friulano – giuliano, neppure “cristiano” quando la sua presenza è pretesa per fondare e legittimare le discriminazioni; la xenofobia, il razzismo; per alimentare paure e sospetti; chiusure etniche, localistiche, identitarie; il culto di quella tradizione che trasforma la libertà evangelica in ossequio al conformismo.
Non crediamo in un Dio che giustifica la presunzione di superiorità e i giudizi moralistici nei confronti delle persone che più fanno fatica a vivere, di coloro che si trovano in condizioni esistenziali, familiari, sessuali “diverse” rispetto alla presunta normalità.
Non crediamo in un Dio maschilista che supporta nella società e anche nella Chiesa sottomissione, strumentalità, volgarità, violenze nei confronti delle donne.
Non crediamo in un Dio utilizzato per confermare il potere della società, del mondo, della Chiesa attuali.
Il Dio in cui crediamo
Crediamo nel Dio che ascolta le grida, i gemiti, i silenzi delle persone e dei popoli impoveriti, colpiti, oppressi, sfruttati, crocifissi; che prende a cuore la loro condizione,
si fa presente come il Dio della liberazione e della vita; incoraggia, sostiene e accompagna le esigenze di dignità, di giustizia, di uguaglianza.
Crediamo nel Dio della creazione, che ha fatto ogni cosa per l’armonia e il bene, che ha affidato il creato all’uomo affinché custodisca con diligenza l’ambiente e non dimentichi mai che i beni della terra sono destinati alla vita di tutti. Crediamo in un Dio con il quale si può dialogare, ma anche protestare, chiedendogli il perché di tante morti, sofferenze, ingiustizie…
Crediamo nel Dio in tanti e diversi modi invocato nelle diverse parti del Pianeta, al quale tanti chiedono la forza di vivere in condizioni spesso drammatiche e di amare
anche quando non ci si sente amati.
Crediamo nel Dio dei profeti che denunciano l’ipocrisia e la falsità di un culto religioso non solo staccato dalla vita, ma copertura dell’ingiustizia e della violenza;
che sollecitano continuamente a prendersi cura dei poveri, degli orfani, delle vedove, degli stranieri.
Crediamo nel Dio della giustizia, della condivisione, della fraternità.
Crediamo nel Dio che si è rivelato nell’Uomo, in Gesù di Nazaret fragile e impotente nel mondo, dalla nascita nella grotta degli animali a Betlemme fino all’uccisione
sul legno della croce: crocifisso, vittima fra le vittime; vivente oltre la morte, compagno quotidiano di viaggio nella nostra vita.
Crediamo nel Dio che in Gesù di Nazaret conforta, sostiene, purifica l’amicizia e l’amore; la semplicità di cuore, di sguardi e di gesti; la sobrietà, la convivialità festosa
fra le differenze. Crediamo nel Dio che in Gesù ci chiama continuamente a convertire la mente e il cuore, sempre infondendo fiducia, incoraggiamento e pace…
Crediamo nel Dio di Gesù presente con il suo santo Spirito nelle case e nelle fabbriche, nelle scuole e negli ospedali, nelle carceri e nelle comunità di accoglienza:
per chi soffre nel corpo e nella psiche, per chi dipende da sostanze e situazioni, per chi è straniero.
Crediamo nel Dio presente nelle lacrime, nei silenzi, nei gemiti, nelle grida di sofferenza; nei sorrisi e nelle manifestazioni di gioia; presente in chi è affamato,
assetato, nudo, ammalato, carcerato, forestiero; nelle parole e nei gesti di concreta prossimità e solidarietà.
Nel Dio presente nelle resistenze, nelle lotte delle comunità e dei popoli per la giustizia, la verità, la pace; nel Dio presente nel creato e nella contemplazione delle sue manifestazioni.
Crediamo nel Dio che in Gesù si manifesta come il Dio totalmente umano: padre, madre, fratello e sorella, amico di noi donne e uomini in cammino nella storia. Nel Dio della misericordia e dell’accoglienza di ogni persona di qualsiasi provenienza e appartenenza, di qualsiasi condizione.
Crediamo nel Dio che ci chiede responsabilità, fedeltà, coerenza.
Crediamo nel Dio che nelle parole e nei gesti di Gesù indica la strada a una Chiesa guidata dallo Spirito, capace di condividere i beni; di ascoltare, di prendere a cuore le sofferenze e le fatiche dell’umanità. Nel Dio che sospinge la Chiesa a uscire dal tempio per vivere in cammino con l’umanità per contribuire a renderla più umana.
Crediamo nel Dio che comunica libertà ed esige libertà, che resta sempre il Totalmente Altro, al di là di tutto ciò che il linguaggio umano può raccontare di Lui, anche di quanto noi stessi affermiamo in questa lettera;che garantisce laicità perché chiede fiducia, confidenza, affidamento, dialogo e confronto.
Crediamo nel Dio presente nel nostro vivere, amare, dedicarci, impegnarci, soffrire, e quando sarà il momento, morire nel modo più umano possibile. Nel Dio che ci accoglierà nel suo Mistero dopo averci accompagnati nella quotidianità della nostra vita nella storia.

Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Alberto De Nadai,
Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo,
Luigi Fontanot e Albino Bizzotto

Lascia un commento

502