Aperitivo a Grado

Il comitato per la vita rurale contro l’elettrodotto

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L’annosa vicenda dell’elettrodotto Redipuglia-Udine ovest è approdata a Palmanova in una affollata conferenza-dibattito che ha visto incrociarsi i punti di vista di un folto stuolo di tecnici, parlamentari, amministratori pubblici e rappresentanti delle associazioni di categoria. Ad accogliere i partecipanti uno stuolo di meravigliosi rapaci “ a gufare contro l’elettrodotto”, in difesa, cioè, di una categoria che trova morte frequente sui cavi dell’alta tensione.

Introdotta dal saluto augurale e dalle sapienti considerazioni del sindaco Cressati, un pubblico quanto mai variegato, proveniente dai quattro angoli della regione, è subito entrato nel merito della vicenda con la ricostruzione degli ultimi avvenimenti e delle iniziative intraprese dal Comitato per la vita del Friuli Rurale. Aldevis Tibaldi non ha mancato di rappresentare le criticità di una vicenda contrassegnata da una escalation di forzature sotto il profilo procedurale e sostanziale, ma anche di reticenze e negligenze di chi in Regione e negli uffici ministeriali avrebbe dovuto esercitare le proprie funzioni di vigilanza e tutela. Mentre il Comitato ha saputo demolire il muro di silenzio costruito attorno alla vicenda e portare alla ribalta elementi conoscitivi e i maggiori esperti mondiali a sostegno dell’interramento, il vertice regionale è rimasto a guardare. Emblematico il fatto che il Comitato, forte del suo pervicace attaccamento ai valori sanciti dalla Costituzione, sia riuscito a confrontarsi con le maggiori autorità e persino con la presidenza della TERNA; ciò, mentre il Presidente Tondo si è limitato ad incontri remissivi nel chiuso di un ristorante capitolino.
Con una puntuale analisi dei fattori che a suo dire stanno provocando una silenziosa deriva istituzionale e la disaffezione dei Friulani, Tibaldi ha manifestato preoccupazione per il futuro della Regione e per il benessere dei suoi abitanti. Ma è stata anche l’occasione per mettere a confronto i due sistemi elettrici prevalenti: Il primo, quello centralizzato e verticistico della “super grid” basato sui macro elettrodotti e su di uno schema ispirato agli interessi ed alla funzionalità del distributore; il secondo ispirato alla produzione distribuita o, se vogliamo, al federalismo energetico, “smart grid”. Sistema quest’ultimo che alla maggior duttilità ed economicità, incentiva le fonti rinnovabili ed, insieme, una partecipazione consapevole e virtuosa dell’utente. Inutile dire che il mega elettrodotto Redipuglia-Udine ovest altro non è che un anello della “super grid”

Ne è seguita la relazione del professor Sandro Fabbro, dedicata ad una analisi raffinata delle problematiche inerenti la realizzazione delle grandi infrastrutture. La constatazione di una gestione fallimentare, sia pure assistita da leggi che avrebbero dovuto imporre uno scivolo procedurale ( legge Obiettivo) non può che imporre una inversione di marcia, l’introduzione di un vero e proprio patto sociale che deve presupporre la definizione dei valori in gioco, ovvero dei rischi, un quadro conoscitivo e programmatico condiviso e, non ultima la istituzione di una sede terza che accrediti e certifichi la trasparenza e la compiutezza dei processi di valutazione.

Guidata da Lisa Peratoner si è quindi sviluppata una effervescente tavola rotonda, assise che ha visto la preliminare presentazione di una fra le più emblematiche realizzazioni di una fonte rinnovabile in corso di attuazione sotto il coordinamento del comune di Lestizza; decine di allevatori associati per trasformare le deiezioni degli animali in energia e teleriscaldamento: una biomassa che da problema di smaltimento si trasforma in risorsa.
Quindi è stato il turno del direttore della Confindustria udinese Lugnani: difensore ad oltranza della strategia della TERNA, ciò invocando la supposta fragilità delle linee esistenti e una “ continua” incidenza dei black out che, a suo dire, inficerebbero la produttività e la continuità dei cicli produttivi delle imprese regionali.
A smentirlo senza ombra di dubbi è subito intervenuto il presidente della provincia di Gorizia, Gherghetta, il quale ha portato in evidenza l’emblematicità di chi in regione ha saputo smarcarsi dal costo energetico e dalla dipendenza, e produrre energia in proprio e per giunta pulita: una industria metalmeccanica del Monfalconese con 250 dipendenti oggi può staccare la spina dalla TERNA e nulla impedisce che una simile industria energivora sia emulata dagli industriali della Regione e che siffatti comportamenti virtuosi siano incentivati dal Pubblico. Accompagnato da frequenti applausi Gherghetta ( la cui giunta ha deliberato da anni l’interramento delle linee ad alta tensione) ha riaffermato la esigenza che l’elettrodotto sia interrato, ovvero che si attui senza esitazione alcuna ciò che nei paesi civili e progrediti si fa d’abitudine. Una regione che punta alla qualità e al turismo non può esimersi dall’introdurre una precauzione e una tutela ambientale, ormai imprescindibile: nessuno è così sciocco da voler vivere sotto i fili di un elettrodotto.
E’ quindi intervenutio il senatore Mario Pittoni. Accolto dai sensi di gratitudine del Comitato e dal favore della platea ha tenuto a precisare i contorni del incontro avvenuto la sera precedente su sua iniziativa e già trapelato sulla stampa locale. La sua paziente mediazione ha infatti consentito di  ricomporre la frattura fra il Comitato e l’assessore provinciale Teghil da una parte e l’assessore regionale Riccardi. Dopo che lo scontro fra il Comitato e il Vertice regionale si era fatto al calor bianco, l’incontro promosso dal Senatore è valso a fare chiarezza, tanto da far dire a Riccardi che, pendente la procedura ministeriale, l’ultima parola sarebbe spettata alla Regione e che i tempi erano ormai maturi per far sì che nella prossima riunione della giunta regionale sia recepita la realizzazione della linea interrata in luogo di quella aerea. Fatto questo che, a detta del Senatore avrebbe costituito un decisivo passo avanti verso la soluzione di una vicenda ormai esplosiva. Pittoni si è infine attribuito (a ragione!) il merito di aver messo la TERNA alle strette, ovvero di aver preteso una relazione scritta a giustificazione della effettiva utilità della linea, relazione promessa nel volgere di pochi giorni, ma che, a riprova del fatto che “qualche problema doveva pur esserci”, è arrivata con tre mesi di ritardo e con le critiche che tutti conoscono.

Interventi di Teghil, dei rappresentanti di categoria degli agricoltori, del Fronte Friulano, del pubblico….

Intervento conclusivo
“Affermare che l’ultima parola spetta alla Regione” ha affermato Tibaldi “non basta. La verità è che nel frattempo una legge dello Stato ha sfilato alle Regioni ogni prerogativa in materia di centrali nucleari, rigassificatori ed elettrodotti, mentre il vertice regionale -unico nel panorama italiano- è rimasto a guardare senza opporre l’incostituzionalità di una norma che a tutti gli effetti soffoca la specialità di una regione autonoma. Ormai, siamo davanti ad un treno in corsa e per salvare il territorio e la sua gente dall’ineluttabile serve una iniziativa politica risoluta e tempestiva. La promessa dell’assessore Riccardi di sostenere nella prossima riunione di giunta l’interramento della linea, ancorché efficace, sarà  immediatamente rincalzata dal Comitato per la vita del Friuli Rurale con una iniziativa bipartizan volta ad ottenere il voto dell’assemblea regionale. Sarà l’occasione per sancire una volontà inderogabile e non un semplice auspicio che può lasciare il tempo che trova”.

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