Il grazie di una folla a Sgorlon che ha cantato l’anima del Friuli

di Nicola Cossar

UDINE. Suona la campana dell’Angelus e i contadini – come nel popolare dipinto di Millet – si fermano. A quel suono antico si rialzano dalla terra per ringraziare in silenzio Dio: della vita e della morte, del lavoro, della speranza e della fede. Nel corso della sua esistenza, tra i dolori del corpo e le gioie dell’anima, Carlo Sgorlon crediamo abbia sempre avuto presente questa poetica immagine che con la dolcezza dei suoi toni si staglia al di sopra e al di fuori del …

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