Il saluto di Mons. Pietro Brollo. Le immagini

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A vualtris us dîs di no dismenteâ mai la nestre storie, la nestre lenghe, lis nestris tradizions, ma soredut la nestre fede, che a fat grande la nestre int. A dûc un grant mandi di cûr! Queste le ultime parole del Monsignor Pietro Brollo nella sua ultima celebrazione da arcivescovo di Udine, oggi in duomo

Omelia di Mons. Pietro Brollo, arcivescovo uscente di Udine ch ela prossima settimana lascerà la carica a Mons. Andrea Bruno Mazzocato

Con profonda commozione, pur nella contemporanea serenità di spirito, mi accingo a prendere congedo da voi, carissimi fratelli e sorelle in Cristo, pietre luminose di questa gloriosa Chiesa che vive in Udine; chiesa impegnata a ricevere, conservare e trasmettere quella Speranza – fondata in Cristo Signore – che è giunta a noi da Aquileia, nostra Madre nella fede.
E’ un commiato da una funzione, quella di vescovo, ma non da una presenza e ancora meno dal cuore; ciò è favorito dal fatto che resto comunque inserito in questa nostra terra, in questa nostra Chiesa e tra la nostra gente con cui desidero, pur con altre funzioni,  proseguire il cammino umano e cristiano.
E’ vero comunque  che giungo al termine di una missione pastorale, alla scadenza della quale  non ricevo un nuovo “mandato specifico” da parte del Sommo Pontefice e questo crea per me uno stato d’animo tutto particolare; tuttavia resta pur sempre in vigore il mandato che come voi ho ricevuto in forza del battesimo e che non ha scadenze. In verità il Maestro divino non ha posto limiti di tempo, quando ci ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc. 16,15); mandato reso per me più motivato dalla pienezza del sacerdozio che mi è stato conferito.
Arrivato comunque a questo punto, posso attestare con le parole di san Paolo che: “ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2 Tm 4,7); come lui però non posso certamente affermare di aver fatto quanto avrei dovuto e potuto, giacché, come attesta lo stesso Paolo “noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi” (2 Cor 4,7). I limiti ci sono stati perciò e sono molti; spero quindi che il Signore abbia supplito ad essi con la sua grazia.
Più volte infatti mi sono sentito in comunanza con san Pietro quando, pur avendo accolto l’invito del Maestro a seguirlo, come l’Apostolo sul lago di Genezaret, scontrandomi con la violenza delle onde che caratterizzano la navigazione di ogni essere umano, ho sentito anch’io la necessità di esclamare: “Signore, salvami!” e Gesù più volte ha steso la sua mano benevola, dicendomi: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. “E’ vero, Signore! Ho dubitato delle mie forze, ma non della tua misericordia, che mi ha fatto sempre sentire presente nella mia vita quella mano che mi ha sorretto e mi ha impedito di rimanere prigioniero della mia miseria, incoraggiandomi invece ad avere sempre fiducia in Te”.
Per questo penso di poter affermare che “ho conservato la fede in Te”, o Signore, e mi sono sforzato di trasmetterla ai fratelli, facendomi annunciatore, avendola sperimentata, della tua misericordia, secondo l’affermazione di san Paolo che, scrivendo ai fedeli di Corinto così si esprime: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (2 Cor 5, 18-20 ).
E’ questo l’annuncio che mi sento di ripetere ancora una volta qui stasera a me e a ciascuno di voi, nel momento in cui sto per concludere il mio mandato di pastore di questa amata Arcidiocesi.
A questo annuncio aggiungo inoltre un saluto particolarmente affettuoso a tutti voi, fratelli e sorelle a me carissimi, cui ho cercato di testimoniare l’amore di Cristo; un saluto particolarmente riconoscente e profondamente sentito a coloro che sono stati collaboratori del mio ministero in questi anni:  al Vicario Generale, prima di tutto e a tutti gli altri Vicari impegnati nei diversi settori della pastorale qui al centro diocesano o nelle diverse Foranie dell’Arcidiocesi, ai responsabili dei centri pastorali e in modo particolarmente cordiale a tutti i sacerdoti, primi ed indispensabili coadiutori del vescovo; ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e alle persone consacrate che in tanti modi hanno affiancato e sostenuto l’opera di evangelizzazione con l’azione e con la preghiera; a don Simone e alla sorella Pia con cui ho condiviso in serenità la vita familiare in questi anni; a tutti i miei familiari che mi hanno permesso di gustare sempre vicinanza e affetto.
Desidero ricordare in questo momento con animo commosso anche i 107 Sacerdoti che durante il mio mandato, ho accompagnato all’incontro con il Padre e che ci hanno offerto, pur nei loro limiti umani, una commovente testimonianza di fedeltà a Cristo e alla nostra Chiesa.
Un ricordo commosso e una promessa di preghiera ai 16 sacerdoti diocesani che il Signore mi ha concesso di consacrare in questi anni, con l’augurio che conservino una gioiosa fedeltà al Maestro divino.
Un pensiero particolare va ai nostri sacerdoti “fidei donum” ed ai missionari e missionarie che spendono le loro energie per annunciare Cristo nel mondo e danno alla nostra Diocesi un respiro di universalità.
Un pensiero augurale e particolarmente affettuoso anche al Seminario e ai giovani che si preparano a seguire Cristo, offrendo la loro vita a lui e al Vangelo ed un saluto ricco di festosa speranza a tutti i nostri giovani, con i quali mi sono sempre incontrato volentieri, stringendo la mano con particolare affetto a quanti ho amministrato il sacramento della cresima; spero che sappiano sempre “volare alto”, mantenendo vivi e freschi i più nobili ideali.
Un grazie profondamente sentito ai fedeli laici – uomini e donne – che si sono resi disponibili a rendere vive le nostre comunità, mettendo a servizio del Vangelo i loro talenti con competenza e generosità.
E’ su di loro che questa nostra Chiesa può contare anche in futuro, giacché le mutate circostanze li chiama ad assumere sempre di più, in corresponsabilità con i Presbiteri, impegni precisi e diligenti. Per questo abbiamo elaborato un percorso diocesano che ne favorisca la formazione e abbiamo creato gli spazi di partecipazione nei quali possono inserirsi responsabilmente.
Il desiderio di comunione si estende particolarmente alle altre Chiese presenti nella nostra diocesi, divise, ma tuttavia unite dalla fede nell’unico Cristo ed un saluto a chi comunque crede in un Dio creatore di tutto o a chi proprio non ha fede.
Vorrei abbracciare con particolare affetto tutte le persone che in questa congiuntura sfavorevole si trovano in difficoltà a causa della precarietà del lavoro o della salute; ricordo tutte le persone con le quali ogni anno abbiamo fatto il pellegrinaggio a Lourdes, accompagnati dalle sorelle e barellieri dell’UNITALSI.
Vorrei anche allargare le braccia per accogliere con spirito fraterno gli stranieri che giungono da noi nell’onesta ricerca di soluzione ai bisogni primari dell’esistenza e mi piace inviare un saluto a coloro che a Udine o a Tolmezzo vivono privati della loro libertà e che più volte ho visitato.
Un saluto affettuoso che parte dal cuore anche a tutti i Friulani sparsi nel mondo, messaggeri di laboriosità ed onestà, con i quali ho avuto l’opportunità di vivere momenti intensi di commozione e di gioia in vari incontri qui in patria e all’estero.
Un saluto e un grazie anche a tutte le autorità civili, politiche e militari, con le quali spesso abbiamo potuto lavorare in questi anni con buone sinergie in favore della nostra gente .
Collaborazione e soprattutto corresponsabilità quindi, ma anche comunione, per rendere credibile la nostra testimonianza ad un mondo che vive in modo preoccupante una lacerazione ed uno sgretolamento sempre più profondi.
Siamo chiamati per questo ad impegnarci in una crescita seria e continua nella nostra dimensione umana e cristiana, in compagnia di tutti quelli che lo Spirito del Signore ha resi fratelli e sorelle in Cristo nella sua Chiesa. E’ in essa infatti che il dono di Dio viene ricevuto, trasmesso e vissuto da tutti i fedeli, pur segnati dalla umana fragilità.
Per questo vi ringrazio questa sera per la vostra presenza, perché è in simili incontri che avvengono nel nome del Signore che anch’io mi sento amato e fortificato nella mia capacità di amare, nonostante me stesso, i miei limiti e le mie debolezze e mi auguro che anche voi possiate fare esperienza della stessa situazione interiore, che è dono di Dio.
Continuare con gioioso slancio lungo i sentieri che assieme abbiamo tracciato in questi anni di collaborazione è il mandato che desidero lasciarvi; cammino che proseguirete assieme al nuovo Pastore che il Santo Padre ci ha mandato: vi chiedo di accoglierlo con la massima apertura di cuore e con il profondo desiderio di fare comunione con lui.
Jo cumò i tornarai su ta me Cjargne, ma cul cûr viert viers dut il Friûl, simpri disponût a dâ une man ogni volte che il gnûf  Pastôr a mi lu domandarà.
A vualtris us dîs di no dismenteâ mai la nestre storie, la nestre lenghe, lis nestris tradizions, ma soredut la nestre fede, che a fat grande la nestre int.
A dûc un grant mandi di cûr!




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