Bearzi

Il senso della bellezza

Udine. Bellezza. E’ la prima delle parole chiave del nostro vivere quotidiano a essere ripensata nel “cortile delle parole”, un ciclo di incontri – proposto dal Dipartimento di filosofia dell’Università degli Studi di Udine in collaborazione con vicino/lontano – che prende l’avvio domani sera (venerdì 16), alle 20.30, nella sala convegni di Palazzo Kechler a Udine.

Invitati a introdurre una riflessione radicale il professor Remo Bodei, docente di filosofia alla University of California di Los Angeles e il professor Steffen Dietzsch, che insegna alla Humboldt Universität di Berlino. Modererà il confronto il professor Federico Vercellone, docente di estetica all’Università di Udine.

In Occidente, i pensatori – poeti, artisti o filosofi – si sono interrogati sin dall’antichità sul tema del “bello”, definendolo con canoni di perfezione e armonicità e cercandovi un mezzo per spiegare i segreti della natura e dell’uomo. Il pensiero moderno ha rovesciato in qualche modo i paradigmi assoluti e oggettivi della classicità, inserendo la dimensione soggettiva e antropologica. L’antica domanda “cos’è la bellezza?” torna a essere più che mai urgente nel mondo attuale soprattutto per riscoprirne e chiarirne il senso profondo, anche a costo di criticarne l’estetizzazione pervasiva e la cosmeticizzazione invasiva. Immagini pubblicitarie e passerelle degli stilisti, copertine di riviste e programmi televisivi possono inflazionare il valore di una parola che continua a rinviare ad una antropologia del sublime e alla necessaria estetica delle relazioni sociali. Di qui la necessità di riprendere e approfondire la riflessione su un insieme di significati che attraversano la nostra vita quotidiana, i nostri modi di comprendere il mondo e le nostre possibilità di immaginazione del futuro.

“Il cortile delle parole” vuole essere un’opportunità per tornare a discutere su temi di interesse pubblico e di prospettiva sociale. L’iniziativa nasce dalla necessità di un approfondimento che non passi solo attraverso i tradizionali circuiti specialistici o i superficiali dibattiti televisivi e rappresenta, invece, un’importante occasione di apertura del mondo accademico verso la società. “Solo una discussione pubblica – afferma il professor Nicola Gasbarro, docente di Storia delle religioni e antropologia culturale all’Università di Udine, oltre che responsabile del progetto insieme a Marco Pacini, direttore di vicino/lontano – può arricchire con significati nuovi le parole, che i saperi accademici o specialistici spesso non riescono a percepire. Gli incontri –  prossime parole in calendario: mente, frontiere, fondamentalismo – prenderanno dunque l’avvio da “parole” fondanti sia dei vari ambiti della ricerca scientifica sia della vita sociale, per riaprire un discorso critico, anche a costo di rimettere in discussione certezze acquisite e consolidate, in vista di un futuro simbolicamente pensabile e socialmente possibile. E’ questo il punto centrale: quali “parole” dobbiamo ripensare e ridiscutere per tornare a pensare un futuro possibile e rendere possibile un futuro pensabile?

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