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Le gallerie del Progetto di palazzo Morpurgo conservano un importante patrimonio di disegni. Opere che hanno contribuito a scrivere la storia dell’architettura locale e che hanno tenuto alto all’estero il nome non solo di Udine, ma dell’intera regione.
Nasce da qui l’idea di allestire, nella sala del primo piano di palazzo Morpurgo, alcune mostre temporanee incentrate di volta in volta a un disegno o a una realizzazione diversa di cui le gallerie conservano gli archivi. Un modo per valorizzare il patrimonio conservato nelle nei musei comunali e per permettere al pubblico di apprezzare idee, progetti e disegni.
Il via a “Il tavolo dell’architetto”, questo il titolo dell’iniziativa, lo darà a partire da domani 17 febbraio (apertura museo dalle 15), la mostra dedicata all’edificio per spogliatoi e mensa della fabbrica macchine di Sant’Andrea a Trieste realizzato da Marcello D’Olivo. Si tratta di un edificio dimenticato e di un progetto non molto conosciuto, ma che ha segnato un passaggio fondamentale dell’architetto udinese nella progettazione e nella scelta delle forme. Una presenza scultorea che si impone nel paesaggio, estraneo e allo stesso tempo integrato, apparentemente inesistente, ma in realtà impresso nella memoria anche di chi l’ha solo intravisto.
L’esposizione è visitabile fino al 25 aprile dal martedì al venerdì dalle 15 alle 18 (la mattina solo su prenotazione dalle 9.30 alle 12.30), il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 19. Il biglietto d’ingresso è comprensivo alla visita all’intero museo e per informazioni è possibile contattare il PuntoInforma di via Savorgnana allo 0432 414 717/718.

L’area sulla quale sorge l’edificio triestino è infossata e insignificante, ma abbraccia tutto il golfo di Trieste. In questo progetto, D’Olivo si rapporta con edifici ottocenteschi, intendendo l’urbanistica come un insieme ordinato di costruzioni nel quale ognuna, sebbene in rapporto con le altre, non rinuncia a nessuna prerogativa. La sua architettura è la rappresentazione dell’albero, dove la disposizione dei rami sembra disordinata, eppure ogni ramo è “progettato” per raccogliere il massimo del sole senza toglierlo agli altri. Questo progettato “ordine statistico” si sostanzia quindi della naturale fusione tra idea, scultura, ambiente e matematica. Ed elemento fondamentale per l’implicazione psicologica che questo edificio deve avere al suo interno è l’uso della luce. A D’Olivo, infatti, viene naturale la scelta di inclinare lo stabile secondo l’asse eliotermico, come a raccogliere ogni raggio di sole lungo tutto l’arco del giorno. La forma ricorda un grande ingranaggio, un simbolo della fabbrica e la struttura disegna lo spazio dell’edificio senza bisogno di orpelli, creando, attraverso la sua leggerezza mediata solo dalle vetrate, un continuo rapporto interno-esterno. Uno spazio arioso totalmente distante da quello chiuso e opprimente della fabbrica. Questo modo di progettare, così distante dalla banalità quotidiana, costituisce una difficoltà nella comprensione dell’opera di D’Olivo, ma è anche il motivo della sua attualità. Una “atemporalità” che permette di apprezzare un’opera al di là delle mode.

L’apertura dalle 15 di domani 17 febbraio alle Gallerie del Progetto
“IL TAVOLO DELL’ARCHITETTO” IN MOSTRA
A PALAZZO MORPURGO
Prende il via una serie di esposizioni organizzate dal museo cittadino per valorizzare le opere e i progetti dei grandi architetti locali La prima mostra, allestita fino al 25 aprile, sull’edificio per spogliatoi e mensa della fabbrica di Sant’Andrea a Trieste disegnato da D’Olivo

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