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In 6mila per la protesta a Trieste, ma chi vuole può lavorare

Una protesta contro il lasciapassare verde che probabilmente ha tenuto conto delle parole del prefetto, Valerio Valenti, che ieri non aveva usato mezzi termini: “è’ una manifestazione non autorizzata e chi sciopera fa reato”.
    Lo sciopero o manifestazione, che dir si voglia, è scattato a mezzanotte, alle sei, l’ora fissata per il raggruppamento, c’erano già centinaia di persone; alle 8 sono diventate un migliaio e poi in progressione cinquemila e più. Il picco è durato poco, dopo la breve conferenza stampa del leader della protesta, Stefano Puzzer – occhi azzurri e tuta gialla – alle 14, molti partecipanti sono andati via.
    Una folla eterogenea e festosa, che ha dato alla protesta un abito inedito e inatteso: chi si attendeva ruvidi operai dai toni combattivi si è trovato di fronte una cassa acustica che diffondeva prevalentemente ritmi latini, gente che ballava e una piccola postazione dalla quale senza sosta (e gratuitamente, con offerte volontarie) venivano distribuite pizze, panini, dolci e birra. Qualcosa più simile ai cortei liceali animati da convinzioni granitiche che a una battaglia “a difesa della Costituzione”, come ha sottolineato Puzzer, mostrandone una copia. Vale a dire “diritto al lavoro” e “libertà di scelta”.

Pochi i portuali, appunto, ma fermi e in grado di gestire la sicurezza: quando, cantando o scandendo slogan sono giunte ai cancelli passando tra due ali di folla varie delegazioni di centri sociali o movimenti di destra, gli omoni hanno loro fatto segno di tornare indietro: “In Porto non si entra”. Soltanto nei confronti di una troupe della Rai l’aggressività (verbale) dei manifestanti è stata eccessiva e al grido di “Venduti”, e “Andate via”, è stata costretta a smontare cavalletto e attrezzatura e ad andarsene. Puzzer, dal canto suo, già in mattinata aveva precisato che “chi voleva entrare per andare a lavorare” poteva farlo, e difatti tranne uno o due episodi, l’accesso è stato garantito a tutti i dipendenti. Nel breve incontro con i giornalisti ha detto che “il Green pass non è una misura sanitaria ma un ricatto per costringere le persone a vaccinarsi” ed ha ammesso che “si va avanti a oltranza”. Ma bisognerà attendere domani per vedere se davvero la protesta “terrà” per altri quattro giorni. Una spada di Damocle pende sul capo di Puzzer e compagni: le dimissioni di D’Agostino già sul tavolo: “Se lo faccio è colpa loro”, ha tuonato ieri il presidente dell’Autorità. Senza contare i possibili sviluppi giudiziari e un consenso decrescente tra la popolazione. Chi aveva preventivato decine di migliaia di persone ha dovuto ricredersi. Anche in considerazione che tanti sono arrivati dal Veneto e dalla Lombardia: stasera risaliranno sugli autobus e torneranno a casa.
    Intanto, in Porto non c’è stata interruzione, l’attività ha soltanto subito qualche rallentamento. Perché se al Varco 4 i camion nemmeno si sono avvicinati – alle auto era invece concesso di entrare – gli altri accessi al Porto erano tutti aperti e vi sono entrati un migliaio di macchine e mezzi pesanti (che significa un migliaio di lavoratori). Inoltre, una nave ha attraccato e Adriafer ha formato vari treni perché partissero.
    L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale ha inoltre attivato un punto tamponi per l’effettuazione dei test antigenici per le lavoratrici e i lavoratori del porto di Trieste nell’ambulatorio medico e oggi, prima giornata, sono stati prenotati una cinquantina di tamponi.
    Infine, un segnale solare: in giornata per la prima volta in assoluto, ha approdato la prima nave da crociera in Porto Vecchio, la MS Marina, ormeggiata all’Adria Terminal

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