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In Friuli 11 uffici postali a rishcio chiusura

poste-tmUdine 11 gennaio 12 – L’importanza di un uffcio postale è, soprattutto nei picocli comuni determinante. Oltre a essere illuogo dove i pensionati ricevono la pensione è anche, molte volte l’unic apresenza di un ente pubblico. La trattiva fra i lavoratori e Poste Italiane non sembra molto incoraggiante e, secondo la volontà di poste italiane verrebbero chiuse 11 filiali e altre 15 osserverebbero un orario ridotto che significherebbe apertura solo alcuni giorni alla settimana. L’elenco degli uffici destinati a chiudere definitivamente sono, in provincia di Pordenone, quelli di Casiacco e Pielungo (Vito d’Asio), Chievolis (Tramonti di Sopra), Dardago (Budoia), Rivarotta (Teor), Solimbergo (Sequals) e Toppo (Travesio). In provincia di Udine chiuderanno gli uffici di Cornino e Flagogna (Forgaria), Madonna e Urbignacco (Buja), Mels (Colloredo di Monte Albano), Plasencis (Mereto di Tomba), Romans (Varmo), San Tommaso (Majano), Socchieve, Torsa (Pocenia) e Trava (Lauco). Poste Italiane ha, invece, previsto riduzioni d’orario per gli uffici di Medea in provincia di Gorizia, Fagnigola (Azzano Decimo), Giais (Aviano), San Leonardo Valcellina (Montereale Valcellina) e San Martino Campagna (Aviano) in provincia di Pordenone e ancora Comeglians, Forni Avoltri, Montenars, Ospedaletto, Ravascletto, Resiutta, San Leonardo, San Vito al Torre, Sauris e Vedronza (Lusevera) in provincia di Udine.

comcuniato cislLo Stato per far quadrare i suoi conti preferisce tagliare là dove è più semplice, senza pensare alle ripercussioni sul piano occupazionale e della qualità dei servizi sul territorio”: Franco Colautti e Roberto Muradore, rispettivamente segretari della Cisl dell’Alto Friuli e dell’Udinese e Bassa Friulana, non usano mezzi termini di fronte allo smantellamento degli uffici postali avanzato da Poste Italiane.
Una decisione che purtroppo non giunge inaspettata, se si considera che già agli inizi del 2010 la Cisl dell’Alto Friuli aveva promosso una raccolta firme a sostegno delle giuste rivendicazioni della popolazione, in particolare anziana, del comprensorio, rispetto alla necessità che venisse garantito un servizio dal forte valore sociale.
“Oggi – rincarano Colautti e Muradore – le nostre preoccupazioni sono diventate realtà con la paventata chiusura di molti presidi ed il ridimensionamento di altri, con inaccettabili disagi soprattutto per chi vive in montagna”. Per la Cisl, invece, occorre andare in senso opposto, facendo in modo che la montagna friulana non diventi davvero zona emarginata ed abbandonata a se stessa. Una montagna – denuncia il Sindacato – già grandemente penalizzata dalla costante riduzione della rete dei servizi: scuole, banche, negozi. “Chi opera tali scelte parandosi dietro presunte razionalizzazioni – aggiungono Colautti e Muradore – dimentica che anche la montagna è un luogo di legami, di storie, di economie, degne di rispetto ed attenzione, non solo di pensiero ma anche, e soprattutto, strutturale”. “In generale – concludono i due sindacalisti cislini – occorrono politiche che consentano e garantiscano alle nostre comunità locali opportunità e servizi affinché si interrompa il processo di svuotamento dei paesi”.

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