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La chiusura del confine non ferma la solidarietà fra Gorizia e Nova Gorica

Il confine fra Italia e Slovenia è stato sbarrato ma loro non hanno mai smesso di sentirsi e più di una volta si sono incontrati, in piazza Transalpina, parlandosi attraverso la rete, come semplici cittadini.  Sono i sindaci di Gorizia, Rodolfo Ziberna e di Nova Gorica, Klemen Miklavic che non intendono mollare neppure di un centimetro sul lavoro svolto in questi anni per rilanciare l’area transfrontaliera, che comprende anche Sempeter Vrtojba, e assicurare un futuro di sviluppo alle loro comunità. Un lavoro che ha portato alla realizzazione di progetti e all’arrivo dei primi fondi, attraverso il Gect, 10 milioni di euro per sanità e turismo. Un lavoro che, in futuro, potrà portare altre risorse economiche e, se avrà buon esito la candidatura a Capitale della cultura, anche tantissima visibilità e turismo.

La loro opera silenziosa e continuativa, anche con i rispettivi governi,  è stata fondamentale per alleggerire i problemi derivanti dal blocco del passaggio delle merci ai valichi con la Slovenia, con la formazione di code infinite di Tir e saturazione dei parcheggi nell’autoporto ed è stata altrettanto fondamentale per aprire alcuni valichi secondari al passaggio dei lavoratori transfrontalieri.

E nei giorni scorsi, a sancire il legame fra le due città è arrivata dal sindaco Miklavic  la disponibilità a dirottare a Gorizia personale della Protezione civile di Nova Gorica, ma anche pasti caldi e attrezzature sanitarie come respiratori. “Qualsiasi cosa- ha detto Miklavic- pur di aiutare gli amici goriziani”. Immediata la risposta del sindaco Ziberna:- “ho ringraziato il collega di Nova Gorica che per questa grande disponibilità, anche se, al momento, riusciamo a sopperire con le nostre forze. So che è veramente vicino alla nostra città, lui come i suoi collaboratori, al punto che, il suo segretario ha scelto di prendere casa a Gorizia e vive qui. Non possiamo mandare in fumo il lavoro di anni ma, soprattutto, non possiamo mandare in fumo le prospettive di finanziamenti e progetti di rilancio che solo insieme le due città potranno ottenere. Dividersi in questo momento significherebbe, come Gorizia, rinunciare a prospettive di sviluppo economico e occupazionale, oltre a tanti soldi che in parte si sono già riversati e in parte si riverseranno sul nostro territorio. Saremo più forti del Coronavirus e, insieme riusciremo a ripartire con ancora maggior determinazione di prima”.

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