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La ereditât di pre Checo, 30 agns dopo

pre-checo
Oggi, allo Stellini, i ricordi degli ex allievi. Nel pomeriggio (ore 17) la commemorazione a Montenars
Un maestro che ha lasciato un segno indelebile nei loro percorsi di vita, una personalità di grande profilo culturale e civile, un protagonista dell’autonomismo friulano, un profeta di cui continuare a disseminare gli insegnamenti, primo fra tutti, la difesa e la valorizzazione dell’identità friulana. E’ questa la figura di pre Checo Placerean ritratta dai suoi ex allievi del liceo Stellini sta mattina nel corso dell’incontro promosso dalla Provincia di Udine, in occasione del 30mo anniversario della morte del sacerdote di Montenars, località dove, nel pomeriggio, si svolgerà la commemorazione e la santa messa in sua memoria celebrata dai preti di Glesie Furlane (ore 17 cimitero e a seguire, alle 18, nella chiesa di Santa Elena). Ad alternarsi nei ricordi sono stati Andrea Valcic, ex allievo e presidente della Clape “La Patrie dal Friûl” (“Pre Checo ci ha stimolato a cercare le fonti, ha insinuato in noi il dubbio tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, a ribellarsi al senso di ingiustizia. Una ribellione sfociata poi nel ‘68 friulano, nella contestazione giovanile”), il professor Stefano Perini ex allievo di pre Checo Placerean e per 30 anni docente di storia e filosofia allo Stellini (“Traducendo la bibbia in friulano può essere paragonato a Mosè perché, come lui, ha liberato il suo popolo dalla schiavitù; proprio lui diceva che “Se un popul al à la Peraule di Diu te sô lenghe al è come un om che al pues presentâsi cul cjapiel sul cjâf, cun stesse dignitât denant di ducj), la professoressa Elettra Patti, vicepresidente dell’associazione “Gli Stelliniani”. “Fu lievito che ci aiutò ad aprire con sempre minor incertezza la testa, incamminandoci sulla strada della libertà e della rigorosa assunzione della responsabilità morale” hanno scritto Remo Cacitti (professore di Storia all’Università cattolica di Milano originario di Venzone) e Ivan Cecchini (già direttore dell’Associazione Italiana Editori, nativo di Gemona) mettendo anche in rilievo come pre Checo, nell’anno scolastico 64/65, ha permesso loro di percepire, “anche se separati dai vetri delle finestre della nostra classe, tutti quei fermenti innovativi che stavano trasformando l’immagine culturale, quella politica e quella religiosa del Friuli alla fine degli anni ‘60”. In apertura, dopo i saluti e i ringraziamenti del preside Giuseppe Santoro (“pre Checo Placereani continua a essere un punto di riferimento per la nostra comunità”), l’intervento del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. “Pre Checo era un oratore, uomo che attraverso le parole apriva prospettive nuove per dare al popolo friulano una dignità che non aveva. Negli anni ’60 il Friuli era sottomesso dalle servitù militari, forte era l’emigrazione, il Friuli non era rappresentato. Pre Checo con gli studenti dello Stellini ha mosso quello che è diventato il ’68 nel resto dell’Italia. Da qui, dallo Stellini, sono partite le battaglie per l’Università del Friuli che è arrivata molto dopo, dopo il terremoto. Pre Checo ha spiegato ai giovani che il Friuli ha una storia, deve avere un avvenire e ha diritto di avvalersi di istituzioni moderne per la sua crescita come l’Università. Pre Checo ha denunciato insieme ai preti il sottosviluppo del Friuli, bloccato nella sua crescita per la presenza della cortina di ferro che passava sui nostri territori, un confine che ha compromesso lo sviluppo industriale ed economico di questa terra. Abbiamo dovuto attendere la caduta del muro di Berlino per vedere un Friuli Centro d’Europa, punto di contatto tra tanti popoli. Pre Checo aveva già intuito questi scenari e li spiegava. Non solo. E’ stato un grande testimone della storia del Friuli e in particolare del Patriarcato di Aquileia, la nostra età dell’oro”. Fontanini ha ricordato anche la traduzione della Bibbia in friulano, voluta per dare a questo popolo una sua dignità forte sull’esempio di Martin Lutero in Germania. Tra i contributi disseminati da pre Checo, anche la nascita di un movimento politico (il Moviment Friûl”) sostenuto dalla convinzione che anche in Friuli potesse avere un partito identitario che rappresentasse problemi e aspirazioni di un popolo. “E’ stato un uomo di grande cultura e di grande azione politica che non va dimenticato” ha concluso Fontanini ricordando alcuni messaggi di alto significato come l’esortazione ai friulani a “No vê pôre di vê coragjo e a pratindi” in forza della storia di questo popolo. “Dal taramot si ven fûr cul cjâf” è stato il motto della ricostruzione post sisma che ha portato anche alla nascita dell’Università del Friuli.
Insieme alla Provincia di Udine nelle iniziative in ricordo di pre Checo Placerean, anche il Comune di Montenars (rappresentato dal sindaco Claudio Sandruvi) l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, Glesie Furlane, la “Patrie dal Friûl”, il liceo classico Stellini, l’associazione “Gli Stelliani”, il Consiglio regionale (oggi rappresentato dal consigliere Claudio Violino) e la Società Filologica Friulana.

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