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La morte? Non un fallimento della medicina, ma un passaggio naturale

future forum 2014
La necessità di vivere naturalmente quella che è una vera e propria fase della vita, e non un agente esterno o estraneo, è stata sostenuta da Iona Heath, presidente del College’s International Committee e dell’Ethics Committee del British Medical Journal

«La medicina modera sembra essersi smarrita se guardiamo al tipo di assistenza che forniamo ai morenti. Negli ultimi cento anni sono stati fatti enormi progressi in termini di conoscenza biomedica, il progresso sul come alleviare la sofferenza è stato enorme. Questa evoluzione però ha allontanato il medico dall’assistenza alle persone in fin di vita, ha tolto umanità a questa dimensione». È questa la posizione emersa dalle parole di Iona Heath, presidente del College’s International Committee e dell’Ethics Committee del British Medical Journal, nel corso dell’incontro “Questioni di vita e di morte”, ospitato da Future Forum, manifestazione sul futuro che si terrà a Udine fino al 20 novembre.
Hearth lamenta un’incapacità di comprendere che la morte rappresenta una fase della vita e dell’esistenza, e conseguentemente la presenza di «sempre più casi e situazioni di accanimenti terapeutici, ai quali i medici sottopongono la gente in nome del politicamente corretto. Ai medici viene insegnato che devono fare tutto il possibile per evitare il decesso. In pratica la morte (e di conseguenza anche la malattia) è vista come un fallimento della medicina invece di essere interpretata come la normalità».
A tutto questo si sarebbe arrivati per due ragioni principali: l’avidità di coloro che vivono nei paesi più ricchi «che sostiene i gruppi farmaceutici e la tecnologia medica» e le carenze umanistiche nella preparazione del medico, che un tempo c’erano e ora non più: «I medici non hanno più nessuna preparazione filosofica. I problemi legati alla morte – dal punto di vista della preparazione – esistono da millenni, eppure adesso sembra che non debbano più essere risolti.Se i dottori non conoscono e non parlano della morte questa viene allontanata e negata, e i pazienti non hanno tempo di prepararsi».
La morte va vissuta quindi come un passaggio naturale, e non come un evento da posporre a tutti i costi: «Abbiamo dei sistemi complessi, che fanno in modo che la gente sopporti i mali che hanno piuttosto che spiccare il volo verso l’ignoto, ma la vita senza la morte sarebbe intollerabile! Provate a pensare se non si morisse mai. Ci allontaniamo dalla cosa, ma tutti noi siamo circondati dalla morte.La speranza bizzarra di posticipare la morte è stata alimentata da chi pensa di trovare beneficio in questa condizione e si fa troppa fatica a capire che un’eccessiva assistenza sanitaria può causare solamente danni e non benefici».

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