Bearzi

LA SOLIDARIETÀ DEI CITTADINI AL PRESIDIO DI COLDIRETTI A UDINE

Sciolto il presidio di Lodi, la battaglia del latte si è trasferita nelle città. In Fvg Coldiretti ha organizzato un presidio con tre gazebo in piazzetta Lionello a Udine, sotto la sede del comune. La città si è stretta con simpatia attorno ai gazebo e alla bandiere gialle di Coldiretti e intenso è stato il lavoro di 70 fra imprenditori agricoli, dirigenti e funzionari di Coldiretti che hanno spiegato le ragioni della protesta, distribuendo volantini e pieghevoli. “Avevamo stampato – spiega il direttore di Coldiretti Fvg Danilo Merz – più di mille volantini che sono stati bruciati in poche ore rendendo necessaria una loro ristampa. Abbiamo anche distribuito oltre 1.000 pieghevoli ed abbiamo raccolte centinaia di firme a difesa di un latte davvero italiano, riconoscibile in etichetta. Non ci saremmo mai aspettati tanta solidarietà di persone informate e convinte di fare la cosa giusta”. Fra i firmatari anche il sindaco di Udine Furio Honsell che ha portato la propria solidarietà e quella della cittadinanza e alcuni sindaci e amministratori di comuni friulani.

Anche i presidenti di Coldiretti di Udine Gino Vendrame, di Trieste Alessandro Muzina, di Gorizia Antonio Bressan e di Pordenone Cesare Bertoia, assieme ai direttori provinciali e ai presidenti dei Giovani e delle Donne di Coldiretti hanno incontrato decine di persone per spiegare le ragioni delle protesta e di come alcune multinazionali intendano, pagando il latte sottocosto, uccidere di fatto la zootecnica italiana. Presenti anche il presidente dell’Associazione Allevatori del Fvg Renzo Livoni con il direttore Andrea Lugo e il presidente dell’Associazione nazionale Pezzata Rossa Moras.    

         “Abbiamo spiegato – spiega ancora Merz – che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”. “Dalle frontiere italiane – dice ancora Merz – passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, ma anche concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. Nell’ultimo anno – aggiunge – hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10% dell’intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. Un chilogrammo di cagliata usata per fare formaggio sostituisce circa dieci chili di latte e la presenza non viene indicata in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori ciò fa concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco”. L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine del latte a lunga conservazione, ma anche di quello impiegato in yogurt, latticini e formaggi, non consente – sostiene Coldiretti – di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e con esse il lavoro e l’economia del vero made in Italy.

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