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L’anima vola. Ascolta il nuovo disco di Elisa dal 15 ottobre nei negozi

“L’anima vola” (#lanimavola), il nuovo disco di inediti di Elisa (pubblicato da Sugar e disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming): si tratta del primo album composto da brani interamente scritti in italiano.
A 4 anni dall’ultimo disco di inediti “Heart” (2009), Elisa torna cosi’ sulle scene discografiche con un disco (l’ottavo in studio, dopo il progetto discografico “Ivy” del 2010) di cui ancora una volta e’ autrice di musica e testi, ad eccezione di “A modo tuo”, brano scritto da Ligabue come fu per il grande successo de “Gli ostacoli del cuore” (2006). “L’anima vola” inoltre contiene il brano “E scopro cos’e’ la felicita'”, con la firma e un incontro vocale con Tiziano Ferro, e il brano “Ecco che”, scritto da Giuliano Sangiorgi su musica di Elisa e scelto da Giovanni Veronesi per il suo nuovo film “L’ultima ruota del carro” (in uscita a novembre), per il quale l’artista di Monfalcone ha composto l’intera colonna sonora. A impreziosire il progetto discografico, inoltre, il brano “Ancora Qui”, il cui testo e’ stato scritto da Elisa sulla musica del Maestro Ennio Morricone (incluso nella colonna sonora dell’ultimo film di Quentin Tarantino, “Django Unchained”). La produzione artistica de “L’Anima vola” e’ stata curata da Elisa stessa, con la collaborazione di Davide Rossi, Andrea Rigonat e Christian Rigano. Il primo singolo “L’anima vola” e’ gia’ stato certificato disco d’oro con oltre 15.000 copie vendute, grazie al grande successo su iTunes, tra i brani piu’ scaricati, ed e’ da sette settimane in testa alle classifiche del digital download e dei brani piu’ trasmessi in radio. Gli archi, che caratterizzano il sound del brano, sono stati arrangiati e suonati da Davide Rossi (Coldplay, Goldfrapp). Il video de “L’anima vola” e’ stato realizzato da Latino Pellegrini e Mauro Simionato. Dopo molto tempo Elisa torna a incontrare il suo pubblico in due appuntamenti instore: domani alle 18,30 sara’ alla Feltrinelli di Milano (piazza Piemonte, 2) e il 22 ottobre alle ore 18 alla Feltrinelli di Roma (via Appia Nuova 427) per raccontare il suo nuovo album. Infine, partira’ il 7 marzo e tocchera’ le principali citta’ italiane “L’anima vola tour” (prodotto e organizzato da F&P Group), con cui l’artista tornera’ a esibirsi dal vivo nei palasport di tutta Italia.

Vi proponiamo l’intervista di Elisa a TV Sorrisi e Canzoni

Elisa, è il tuo primo disco tutto in italiano. Come hanno fatto a convincerti, dopo tutti questi anni?
«Mi sono convinta da sola. Abbiamo provato tante volte in passato, ma è sempre andata male. Se avessero cercato gli altri di convincermi, penso che non ci sarei mai riuscita. Devi avere dei motivi tuoi, dove non c’entra nessun altro. È per quello che stavolta ci sono riuscita».

C’è un filo conduttore che unisce le canzoni dell’album?
«Ero io il filo conduttore, il mio stato d’animo. Non è un concept album, il centro erano le canzoni e le cose che volevo dire in ogni brano».

In canzoni come «Pagina bianca» provi cose nuove con la voce. Te lo sei imposta, ti sei ispirata a qualcuno in particolare?
«Volevo cercare di trovare delle vie nuove, di non ripetermi. Non ho avuto una musa, però cercavo di evocare qualcosa di tribale».

«Un filo di seta negli abissi» ha uno dei testi più figurativi del disco, com’è nato?
«Mentre pensavo al ritornello mi è venuta fuori quest’immagine, effettivamente molto evocativa. Spesso mi capita di cercare delle parole che abbiano sia un significato che un suono importante, come “abissi”».

«Maledetto labirinto» è il brano più elettronico. Hai ancora voglia di sperimentare come ai tempi di «Asile’s world»?
«In realtà non ho mai smesso. Forse è venuto di più fuori questa volta perché ho prodotto io il disco, avevo più il timone in mano rispetto ad altri lavori. E quando guido io, mi vengono quelle sonorità, perché mi sono sempre piaciute. Ci sono molto gli Anni 80».

La prima parte del disco è tutta tua, poi arrivano le collaborazioni. Il primo è Tiziano Ferro. Ma non è il solito duetto italiano «una strofa a testa e il ritornello insieme».
«È stata una cosa spontanea: lui ha fatto un cameo, dov’è venuta fuori anche una parte parlata che è molto sua. Non lo definirei neanche un duetto. Volevo lavorare con lui da tanto tempo e finalmente è arrivato il momento giusto: gli ho fatto sentire la canzone, che inizialmente era in inglese, a lui è piaciuta e ha scritto le parole in italiano dedicandole a mia figlia Emma Cecile».

Anche «A modo tuo» che è scritta da Ligabue è una specie di ninna nanna. Come l’hai fatta tua?
«Il fatto di avere dei figli mi ha aiutata tanto a sentirla, a capirla fino in fondo. L’ho catalogata tra le canzoni “incantabili”: è così commovente che quasi non riesco ad arrivare alla fine. A metà ti si spacca il cuore.».

Stavolta Ligabue e Giuliano Sangiorgi non hanno cantato con te come in passato, ma solo scritto due testi.
«Luciano ci teneva che a cantare la sua canzone fosse una donna e una mamma. Con Giuliano, invece, c’era in ballo il film di Veronesi (“L’ultima ruota del carro”, ndr) di cui avevo scritto tutta la colonna sonora, anche la parte strumentale. Mi mancava la canzone, ma il testo era in inglese; così Giuliano ha scritto il testo in italiano in maniera fulminea e istintiva, ma non è mai nata l’idea di cantarlo insieme. E poi sarebbe stato un po’ un ripetersi.»

Ci sono altre canzoni che sono nate in inglese e poi tradotte?
«Nessuna. Questo disco l’ho scritto in venti giorni, tutto in italiano. Le versioni in inglese non esistono».

Chi conosce a memoria «Ancora qui» avrà una sorpresa: nel nuovo arrangiamento c’è un inciso di «Per Elisa» di Beethoven.
«È stata un’incredibile dedica a sorpresa di Ennio Morricone.»

E cos’hai provato la prima volta che hai sentito la tua voce comparire all’improvviso in «Django Unchained»?
«Ho pianto! Per me Tarantino è un mito, ho amato “Pulp Fiction” quando avevo 18 anni.»

Le canzoni dell’album sono undici. C’è stata una selezione, hai dovuto fare dei sacrifici?
«Il disco era più lungo in origine, c’erano quattordici o quindici canzoni, ma poi mi è stato chiesto di renderlo più corto. Per me è stato difficilissimo tagliare delle canzoni, era la prima volta che riuscivo a scrivere in italiano così tanti brani che mi piacessero. Ma ho dovuto farlo per una buona causa: effettivamente, ne guadagna l’opera per intero. Ora scorre meglio, e non so quanta gente abbia il tempo per ascoltare un album intero».

Magari in futuro le sentiremo in un’edizione deluxe…
«Sono rimaste fuori tre canzoni nuove, più qualche cover. Immagino che da qualche parte finiranno».

E di quello che è rimasto, qual è la tua canzone preferita? Quando consegni il tuo disco a qualcuno, qual è la canzone che raccomandi di non saltare?
«Ce n’è più di una. Tre o quattro hanno quel ruolo per me. Sicuramente le più incisive per me sono “L’anima vola”, “Maledetto labirinto”, “Pagina bianca” e “Filo di seta negli abissi”. E poi ce n’è una tra quelle che sono rimaste fuori, aveva delle frasi importanti. Sicuramente la suonerò dal vivo».

Come si intitola?
«Si chiama “Ti dirò di sì”».

Il tour inizia a marzo, ti stai già preparando?
«Sì, certo».

Che tipo di spettacolo sarà?
«Non sarà una cosa intima, essendo un tour nei palazzetti. Ed è un concerto dove non voglio e non posso tagliare le canzoni del passato»

Quindi ripercorrai anche la tua carriera?
«Per forza, non posso non farlo, ci sono tante canzoni che mi piace ancora suonare. Sarà molto lungo, non credo che suonerò meno di due ore e mezza».

Le canzoni per fare due ore e mezza non ti mancano.
«Infatti, non c’è problema!».

Sono passati 16 anni da «Pipes and flowers». Lo riascolti mai? Cosa ci senti ora?
«Qualche volta riascolto i lavori passati, mi fa sempre un effetto strano. Ho un approccio emotivo con quello che faccio. Mi rendo conto che ho opinioni fragili e labili su me stessa e sul mio lavoro. Posso riascoltare “Pipes and flowers” e trovarci molti difetti oppure sentirlo come un esempio da seguire, dipende dal periodo. Ma negli ultimi anni ho un’opinione più stabile: è uno dei miei dischi preferiti, ci sono tante canzoni che trovo ancora fresche, come “Sleeping in your hand”».

La prima volta che hai cantato in italiano è stato all’Ariston nel 2001 e hai vinto. Sa allora sei tornata al Festival come ospite un paio di volte. Ti piacerebbe ritornare in gara nel Sanremo di questi anni?
«In realtà non ci ho neanche pensato, ma non ci avevo pensato nemmeno la prima volta. Era stata una proposta della casa discografica, avevo accettato facendo delle analisi profonde. Ma non ci penso mai.»

E se oggi ti telefonasse Caterina Caselli e te lo proponesse, ci andresti?
«Dipende da cosa ho da dire, onestamente. Se c’è una canzone che mi piacerebbe portare sul quel palco, probabilmente lo farei. È sempre una grande occasione e il Festival ha una grande storia, anche se da tanti anni non c’è lo stesso smalto che poteva avere tempo prima».

Dopo l’album e il tour cosa farai?
«Vengo da una pausa lunga, ho posticipato tutto di un anno perché ero incinta. Penso che ne farò un’altra, ma solo quando avrò finito tutto questo lavoro».

Pensi che tornerai a scrivere in inglese?
«Onestamente, in questo momento non ho idea di cosa farò. È stato bellissimo, inaspettato, non ero sicura di riuscirci e non sono nemmeno sicura di poterlo fare in futuro. Non credo che potrei mai chiudere la porta all’inglese, è parte di me, del mio sangue. Chi lo sa? Vediamo cosa succede la prima volta che mi viene qualcosa da scrivere: a quel punto scopriremo in che lingua sarà»

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