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Legambiente: Sano come un pesce ?

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Legambiente del FVG ha completato tra gennaio e febbraio due incontri pubblici sulle problematiche della filiera del pesce ed il consumo consapevole, organizzati nell’ambito del progetto “Sano come un pesce?” sponsorizzato dalla Fondazione Ca.Ri.Go.
Oggi il consumatore vuole poter scegliere un pesce sicuro per sé e per i propri figli, ma è spesso turbato dalle condizioni negative in cui versano gli ecosistemi, in particolare quello marino.
Nel primo incontro si è perciò parlato dello stato attuale dell’Alto Adriatico, della sostenibilità ambientale dei mari come condizione necessaria per garantire la biodiversità e prelievi di pesca controllati come le normative europee ormai da tempo impongono. Si è parlato di filiera corta, ossia del prediligere il pesce che fa la strada più corta per arrivare sulla nostra tavola, in un’ottica di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento oltre che di utilizzo intelligente delle risorse del territorio e di rispetto delle tradizioni locali.
I relatori hanno illustrato alcune caratteristiche organolettiche delle più comuni specie ittiche allevate e le principali tecniche di allevamento, dedicando anche giusto spazio al sistema di controlli sanitari che devono garantire la sicurezza e la genuinità dei prodotti che arrivano nei nostri piatti. Corali le rassicurazioni degli intervenuti, in particolare dai veterinari ufficiali, riguardo sicurezza e tracciabilità del prodotto fresco locale. Il consumatore viene quindi invitato a cibarsene senza paura e magari con maggiore frequenza. Infatti normative, marchi di garanzia, forze pubbliche impiegate nei controlli risultano più che abbondanti anche per proteggere la produzione ittica da frodi e pesca illegale.
Le frodi alimentari, come ci conferma la Capitaneria di porto regionale, sono in aumento e riguardano in particolare i filetti di pesce ed i prodotti trasformati sotto cui si celano specie diverse da quelle dichiarate, come accade spesso per il pangasio. Più relatori hanno sottolineato le scarse qualità di questo pesce, allevato nel sud-est asiatico e oramai abbondantemente diffuso nei nostri mercati, sulle nostre tavole e soprattutto nei pasti preparati dalle mense. La specie, pur soddisfacendo le richieste delle normative sanitarie e legali UE, ha scarse qualità organolettiche e appartiene alla filiera lunga che richiede enorme dispendio di energie per essere trasportato dai luoghi di produzione all’Europa. Per contro, nel campo della sicurezza alimentare si aprono nuove prospettive attraverso innovative tecniche genetiche: ricercatori dell’Università di Udine sono in grado di identificare la specie di provenienza di ogni prodotto ittico lungo tutta la filiera della pesca e dell’acquacoltura. La tracciabilità molecolare è infatti uno strumento indispensabile per smascherare eventuali frodi attuate ai danni del consumatore.
Nel secondo incontro si è parlato delle complesse dinamiche del mercato ittico globale ma soprattutto locale che risente sia della diminuzione del pescato e del conseguente aumento dell’allevato a fronte di una maggiore richiesta di prodotto, sia della concorrenza delle grandi marineria nord europee ed asiatiche. Le diatribe tra piccoli e grandi imprese ittiche, tra commercio al dettaglio e grande distribuzione sono i sintomi di un settore che lamenta spesso difficoltà e bilanci in perdita. I nove milioni di euro stanziati dal Fondo europeo per la pesca (FEP) tra 2007 e 20013 non potranno da soli curare i complessi problemi del comparto. Servono cambiamenti di rotta, peraltro già visibili nell’agire di pescatori e di consumatori. Gli imprenditori presenti all’incontro hanno raccontato le loro esperienze e i problemi con cui sono chiamati a confrontarsi nella pratica quotidiana. Chi oggi fa questo mestiere deve avere infatti una grande flessibilità, non è più sufficiente occuparsi solo della produzione ma è diventato indispensabile gestire il rapporto con il mercato, confrontarsi con le Istituzioni che gestiscono i controlli e le sovvenzioni, ma anche porsi domande sulla pressione ambientale esercitata. Il consumatore deve per parte sua essere più esigente con il mercato, abbandonare le abitudini alimentari ripetitive e fare più consumo di pesce locale e stagionale. L’esperto della nutrizione consiglia due o tre porzioni settimanali di pesce da scegliere tra le specie meno impattanti per l’ambiente e non a rischio di collasso e più utili al fabbisogno umano.
Ma è anche compito degli amministratori gestire bene le risorse ittiche nell’Alto Adriatico in maniera coordinata fra stati e regioni, promuovendo la collaborazione tra settore ittico e settore tecnico-scientifico, facendo funzionare i piani di gestione integrata delle zone costiere per pianificare al meglio i prelievi senza praticare quegli sforzi di pesca che in passato hanno impoverito il mare. Piani ancora non operativi. La Regione FVG comunque si muove da alcuni anni per rilanciare le specie ittiche locali e la filiera corta coinvolgendo in un circuito virtuoso i produttori locali e i consumatori. In quest’ottica iniziative di educazione al consumo consapevole del pesce si stanno attuando in diversi comuni della regione per incentivare anche la conoscenza sull’ambiente marino e lagunare, nonché per preservare la cultura millenaria della pesca nell’Alto Adriatico.
In conclusione, per il vicepresidente di Legambiente nazionale Sebastiano Vènneri, la pesca italiana sconta ancora un’arretratezza rispetto ad altri settori dell’agroalimentare. Le situazioni esposte nelle conferenze di Sano come un pesce? mostrano un progressivo recupero di questo gap, esse parlano di un settore regionale vivo e moderno, orientato al recupero della piccola pesca artigianale, delle trasformazioni ittiche anche in chiave biologica (seppur rare), segnali decisivi di trasformazione della figura del pescatore che in futuro dovrà diventare commerciante, trasformatore, ristoratore, operatore di turismo ittico e via dicendo. Sul fronte del consumatore, che concretamente si interroga sul quando è stato pescato il pesce che mangia, c’è sicuramente da fare ancora molta strada. L’obiettivo costante a cui mirare è sempre fornire spunti di corretta informazione sia ambientale che alimentare ai consumatori che, con singoli atti di acquisto consapevole, possono incidere in modo positivo sullo stato dei mari e dell’ambiente.

Agli incontri, organizzati da Sonia Kucler, hanno partecipato: il direttore del Servizio pesca e acquacoltura regionale Marina Bortotto, la dietista Dell’ASS n. 2 Isontina Susanna Agostini, il ricercatore della Facoltà di veterinaria dell’Università di Udine Edo D’Agaro, Diego Ghersi di Coop Consumatori Nord Est, Guido Doz per Agci- Agrital, Mauro Pighin per Friultrota, Aurelio Zentilin per  Almar, Daniela Peresson per AIAB regionale, Nicola Bettoso dell’ARPA FVG, Francesca Tulli dell’Università di Udine, Donatella Del Piero dell’Università di Trieste, Alberto Giuliani del Dipartimento di Veterinaria dell’ASS n.2 Isontina.

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