Bearzi

Lombardia, 30 in terapia intensiva: “Rischio ritorno a passato c’è” 

“I malati ricoverati in questi giorni in terapia intensiva per Covid-19? In Lombardia sono una trentina (30 secondo l’aggiornamento diffuso oggi dalla Regione, ndr). Non c’è grande movimento, ma questi malati sono malati gravi come quelli di marzo. E mi aspetto una mortalità simile, intorno al 40%. Per la prossima stagione invernale è purtroppo difficile fare previsioni adesso. E bisogna vedere per esempio cosa succede dopo l’apertura delle scuole, il cui impatto si potrebbe rilevare fra circa 20 giorni. Quello che è sicuro è che c’è necessità di continuare a occuparci del problema Covid, perché non è passato. Se sbagliamo torna fuori. Si guardi al caso Israele: non è un Paese dove l’organizzazione è scarsa, ma si sono ritrovati una seconda ondata, peggio della prima”. La riflessione è di Antonio Pesenti, direttore del dipartimento di Uoc Anestesia-Rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore delle terapie intensive nell’Unità di crisi della Regione Lombardia per l’emergenza coronavirus. 

“Certo che si rischia un ritorno al passato, una nuova ondata di malati – spiega all’Adnkronos Salute – Mi ha chiamato un collega dalla Grecia e dice che loro stanno vivendo una seconda ondata” di Covid-19. “In Francia non sono lontani. Tutto ovviamente dipende dall’entità della seconda ondata. Noi siamo stati molto fortunati e bisognerebbe sottolinearlo perché la gente non si illuda. La prima ondata ha colpito in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, ma se in Italia ne arriva una seconda con percentuali anche un decimo di quelle avute in Lombardia è un disastro”.  

Quanto all’aumento dei ricoveri nelle terapie intensive che si sta registrando in queste settimane, “per adesso la situazione è gestibile, mentre mi sembra che il numero di malati in Italia sia aumentato sensibilmente. In Lombardia – precisa l’esperto – siamo ancora fermi ai 5 ospedali di riferimento (Sacco, Policlinico e Niguarda di Milano, Pavia e Brescia) che in linea di principio mettono a disposizione terapie intensive specifiche per Covid”. Strutture che hanno ancora posti liberi. “In seconda battuta abbiamo altri 12 ospedali” pronti a scendere in campo. “Dopo, il piano prevede l’impiego dei letti in Fiera”.  

La situazione per il momento è sotto controllo, puntualizza Pesenti. Però “dobbiamo assolutamente fare in modo che non sfugga di mano”, avverte. L’età media dei pazienti in terapia intensiva “è un po’ diminuita. E’ 10-15 anni meno di prima e ci sono anche i 25enni”. Cosa è cambiato rispetto a marzo? “Oggi è sotto controllo il numero di infetti – ragiona lo specialista – Prima ce n’erano probabilmente un milione e mezzo in Italia. I numeri non si possono stimare senza tamponi e a fine febbraio non avevamo fatti tanti tamponi. C’erano delle linee guida precise dell’Organizzazione mondiale della sanità, sembrava fosse giusto così, ma la pandemia questa volta è stata una catastrofe. In fondo, ripeto, siamo stati fortunati, pur essendo stati i primi fuori dalla Cina” ad affrontare Covid-19.  

“Nessuno allora sapeva niente. Mi chiamavano dalla Francia, dalla Spagna, pochi credevano a quello che raccontavo, a quello che stava accadendo. Le previsioni erano pesanti e un po’ ci hanno preso”, ricorda il medico. Per i mesi in arrivo, continua, “io confido che arriveremo all’inverno con un’adeguata scorta di dispositivi di protezione”. Della fase dell’emergenza è stato questo uno dei punti più critici: “Sono certo che verremo rassicurati”.  

Quanto alle polemiche delle ultime settimane fra chi evidenziava i bassi numeri di malati e chi invece continuava a ribadire la necessità di non allentare la morsa, Pesenti osserva: “In realtà tutti dicono la stessa cosa, e cioè che al momento i malati sono di meno. E quindi anche i malati gravi. Tutti hanno passato un mese vedendo pochissimi malati. Adesso sono tornati, e sono 10 volte più del minimo toccato. Ma siamo sempre a un livello molto più basso. C’è stato un momento in cui avevamo anche 1.500 malati in terapia intensiva. Questa primavera a un certo punto mancavano i sedativi perché non avevamo mai avuto tanti malati in terapia intensiva”.  

L’invito è dunque “a non mollare adesso. La verità è che al momento non esiste ancora una terapia specifica efficace – ricorda Pesenti – Esistono degli adiuvanti. La situazione non deve sfuggire di mano. Dicono che la vaccinazione antinfluenzale potrebbe essere d’aiuto per diminuire la possibilità di confondere altre infezioni con Covid, se riusciremo a vaccinare almeno il 70-80% della popolazione. Ma bisogna avere le dosi e non è certo, visto che non si può preparare un vaccino con un anno di anticipo” e ci sono tempi tecnici necessari per produrlo.  

L’importante, conclude l’esperto, è non farsi cogliere impreparati. Non sprecare le lezioni dell’emergenza. Un esempio di cosa si poteva fare meglio? “Forse lo screening per gli insegnanti non doveva essere volontario, ma obbligatorio. La sanità pubblica ha le sue esigenze, anche se le libertà individuali sono importanti. E non mi sembra utile – conclude – fare battaglie ideologiche su Covid-19”.  

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