MARCINELLE: SERRACCHIANI, FU SCOSSA PER COSCIENZA EUROPEA

Azzano Decimo (Pn), 7 ago ’16 – “Del mosaico che compone la
storia del nostro continente, Marcinelle è un tassello dolente ma
prezioso. Dovremmo conservare inciso nei nostri cuori il ricordo
di quell’infamia, a monito per tutti”. Lo ha ricordato ad Azzano
Decimo la presidente della Regione Debora Serracchiani nel suo
intervento durante la cerimonia di commemorazione del 60.
anniversario dalla tragedia belga, in cui persero la vita 262
minatori, di cui 7 provenienti dal Friuli Venezia Giulia.

Oltre alla presidente e al sindaco di Azzano Decimo Marco Putto,
hanno partecipato alla cerimonia anche l’assessore regionale
Paolo Panontin, il vicepresidente del Consiglio regionale Paride
Cargnelutti e il consigliere regionale Renata Bagatin. Presenti
inoltre il presidente nazionale dell’Anmil Franco Bettoni, la
Confederazione nazionale dei maestri del lavoro con il suo
presidente regionale Mario Caporale, i familiari di Ferruccio
Pegorer, una delle vittime della sciagura e originaria di Azzano
Decimo, nonché numerosi primi cittadini del Friuli Venezia Giulia.

Dopo lo scoprimento di una targa in ricordo delle vittime del
lavoro nei pressi del cimitero comunale, la cerimonia ha preso il
via in piazza Libertà con l’alzabandiera e la deposizione di una
corona di alloro al monumento ai caduti. Quindi il corteo ha
raggiunto la sala consiliare del Municipio, dove si sono tenuti i
discorsi ufficiali. La presidente Serracchiani ha ricordato
quanti, in un’Italia lacerata dalla guerra, lasciarono il Paese
per cercare nuove opportunità di vita all’estero. “Molti – ha
detto Serracchiani – andarono in Belgio, attratti da un sogno
promesso, quando poi la realtà si mostrò invece ben diversa”.

Per la presidente quanto accadde a Marcinelle gettò le basi per
la creazione di un diffuso sentimento europeista. “In molti
ritengono – ha detto Serracchiani – che quella tragedia contribuì
alla formazione della coscienza europea più di quanto riuscirono
a fare tanti trattati firmati in quegli anni. La scossa fu forte
ed è innegabile che il mondo dell’emigrazione rese possibile nei
decenni l’incontro fra persone, culture, professionalità e
nazioni. A loro modo, anche i nostri corregionali in Belgio
furono tra i primi esploratori della nuova Europa; quella che, in
seguito, si è ritrovata a condividere un comune progetto
d’integrazione, cui oggi noi tutti apparteniamo”. Richiamando poi
la forza con cui i nostri corregionali superarono confini e
pregiudizi ritenuti allora quasi invalicabili, Serracchiani ha
sottolineato come “quel coraggio ci serve ora, perché è una
componente fondamentale di questo progetto, di questa realtà
chiamata Europa”.

Infine la presidente ha sottolineato i sacrifici di tutti quei
corregionali e italiani che, “attraverso le loro rimesse, hanno
permesso alla nostra regione e al nostro Paese di risollevarsi,
ricostruendo a poco a poco il tessuto economico e sociale,
permettendo una impetuosa crescita civile e democratica. A loro,
alle loro famiglie, a quegli orfani, la nostra futura memoria e
costante riconoscenza”.

Dal canto suo il presidente della Confederazione dei maestri del
lavoro Mario Caporale ha rimarcato che la tragedia accaduta
nell’agosto del 1956 è rimasta impressa a livello nazionale,
facendo diventare l’8 agosto la giornata del sacrificio del
lavoro italiano nel mondo. Inoltre ha ricordato come, nei primi
cinque mesi del 2016, siano ancora troppe le “morti bianche”
attestatesi a quota 233, senza contare quanti hanno perso la vita
recandosi al proprio posto di lavoro.
ARC/AL/ppd

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