Aperitivo a Grado

Mittelfest – 24 lug

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mittel 09Dai Balcani con le loro recenti lacerazioni inferte dalle guerre e dalle lotte etniche all’oppressione sovietica contro gli artisti e i liberi pensatori; dalle vibranti note cariche di pathos direttamente da Istanbul alla storia d’amore fra Didone ed Enea, passando per un flashback nelle vicende di Stay Behind e Gladio e una zoommata sul percorso prosa del festival, con l’attesa intervista pubblica a Giuseppe Battiston.
Il sesto giorno della 18.ma edizione di MittelFest è un compendio riuscitissimo fra passato, presente e futuro, fra l’eco dei bombardamenti, la liberazione musicale, le vicende che hanno segnato gli anni della guerra fredda.
Fitto il cartellone artistico di venerdì 24 luglio. Il settore prosa lancia, ancora una volta, il suo sguardo sui Balcani feriti, sanguinanti, ancora in cerca di un’identità: dopo le troppe guerre che li hanno dilaniati e sgretolati queste terre sono al centro della prima assoluta The Other Side, dell’autore teatrale macedone, oltre che sceneggiatore cinematografico, Dejan Dukovski, che ha firmato numerosi testi teatrali trasformati poi in adattamenti per il cinema, tra tutti da ricordare La Polveriera, scritto durante la guerra in Bosnia e diretto al cinema dal grande Goran Paskaljevic). Dukovski è un attento narratore delle vicende balcaniche, l’artista che ha saputo sapientemente raccontare, mettendosi appunto ‘dall’altra parte’, le ragioni di vincitori e vinti. Da molti critici paragonato al nuovo Checov del secondo Millennio, questo sceneggiatore ritorna sui luoghi delle tragedie, ancora insanguinate, per capire le ragioni degli altri. Il palcoscenico, nello spettacolo che si tiene alle ore 19, al Teatro Ristori, sarà fisicamente suddiviso in due blocchi, come era la Berlino pre ’89. Il teatro diventa comunicazione, esperienza diretta, partecipazione, nell’ottica di una condivisione di un messaggio di superamento delle barriere e delle distinzioni etniche.
Attesissimo per il calendario Musica l’happening musicale da celebrare con i Baba Zula & The Sound of Istanbul, una prima nazionale che farà scatenare il pubblico di piazza Duomo, alle ore 21.30, con la loro energica e decisa musica, fra ritmi martellanti, convulsi e pezzi sinuosi. Dalla Turchia un messaggio globale, perché l’ensamble vuole gettare un ponte sul Bosforo, bypassando gli steccati fra Oriente ed Occidente e cantando così il global village in note. Etnici, certo, ma anche elettronici: è una formazione aperta a diversi influssi e collaborazioni quella dei Baba Zula, nati nel 1996 per volontà di Murat Ertel Levent Akman e Emre Onel. La loro carica generativa ha attirato il celebre mago del dub Mad Professor, come pure Manu Chao che ha chiamato il gruppo per l’apertura dell’Efen Pilsen Summer Festival di Istanbul. A consacrarli sullo scenario internazionale è stato il film Crossino th Border – The Sound of Istambul del regista turco tedesco Fatih Akin. La band riesce a dare vita a una cross-over che la rende adatta alla world music. Il copione è assai variegato, con inserti di immaginifici videoclip e con il contributo delle danzatrici del ventre.  Faranno sognare Murat Ertel (sax, elettronica), Levent Akman (percussioni, elettronica), Cosar Kamci (percussioni, darbuka), Janet Shook e Bahar Sarak (danzatrici del ventre).
Trilogia infernale fra musica e totalitarismo. L’arte negata è il leitmotiv del secondo, atteso appuntamento della trilogia Musiche dall’Inferno – applauditissimo dal pubblico nel debutto di mercoledì – nata da un’idea di Marco Maria Tosolini che, alle ore 18, nella splendida location del Castello Canussio, mette in scena il secondo recital dedicato alla tragedia degli artisti oppressi e perseguitati dal regime sovietico, concentrando l’attenzione soprattutto su Shostakovic, che da presidente dell’Unione Compositori si ritrovò sul banco degli imputati come antirivoluzionario ed Eddy Rosner, ebreo, che fino al ’46 suonò il suo jazz per i sovietici ma poi finì, a causa della campagna contro il filo-occidentalismo lanciata dal ministro della cultura, Andrei Zdanov, nei campi di concentramento di Golyna (Siberia). Il pathos delle poesie di Anna Achmatova verrà ancora di più esaltato grazie alle arie dei russi Prokof’ev e Shostakovic, mentre echi dell’Angelo azzurro e della tromba di Satchmo faranno riemergere la stralunata presenza del Kabarett e del jazz in quei drammatici contesti di libertà e diritti soffocati.

Danza:  L’amore narrato da Virgilio, nel quarto capitolo dell’Eneide, fra la regina di Cartagine, Didone, ed Enea si riattualizza nello spettacolo Didone e Enea, la nuova creazione del coreografo Matteo Levaggi per il Balletto Teatro di Torino. L’appuntamento con la passione è alle 22 nel convitto nazionale P. Diacono dove la drammaturgia musicale firmata da Henry Purcell dona forza magnetica alla protagonista femminile. La danza s’innesta su una musica antica, scritta nel 1689 che rende davvero il significato della drammaturgia dei sentimenti. “Quello di Didone ed Enea – spiega il coreografo – è un soggetto coinvolgente, ma in Purcell vengono alla luce risvolti surreali, magici”. Nell’idea del coreografo, la figura di Dione è come “una luce trovata accesa che piano piano si spegne”. La triste vicenda della regina di Cartagine ha intrapreso spesso la strada coreografica; fra le più celebri e recenti, quella di Mark Morris, peraltro nel ruolo stesso della regina, e quella di Sasha Waltz. Levaggi, coreografo stabile del Balletto Teatro di Torino, ha affiancato artisti del calibro di Mauro Bigonzetti, Alicia Alonso, Karol Armitage.

Mittelincontri: Atteso focus sul percorso teatrale di quest’anno negli incontri con il pubblico e la stampa presenti al festival per la mattina di venerdì: alle 11.00 al Caffè San Marco il Direttore artistico Furio Bordon, Paola Bonesi e Marco Casazza illustreranno il percorso produttivo del festival “Lés emigrées”, con i due spettacoli che lo compongono, presente anche la compagnia di attori protagonista di entrambe le produzioni. Roberto canziani, moderatore dell’incontro, intervisterà poi l’eccezionale protagonista di Orson Wells’ Roast Giuseppe Battiston. Alle ore 12, come da rito, si consuma l’aperitivo con “Prove d’Europa” che vede la partecipazione del generale Paolo Inzerilli e Giorgio Mathieu, presidente nazionale di Stay Behind. Argomento del confronto, condotto dal  giornalista, Silvio Maranzana: “La Gladio italiana nella stay behind europea”. Alla luce di questa declinazione, si esaminerà il ruolo avuto dall’Italia nella strategia europea durante la guerra fredda. Nel pomeriggio, alle ore 17.30, Mittelfest ospita la presentazione del libro Gervasoni. Spirito mobile. Interverranno l’autore, Carlo-Tomaso Parmigiani, l’Ad di Gervasoni spa, Giovanni Gervasoni, la direttrice della Galleria d’arte moderna di Udine, Isabella Reale il fotografo Alberto Conti.

MittelImmagini: La vetrina di venerdì 24 luglio è dedicata alle pellicole belghe al cui registra Patric Jean si tributa un omaggio speciale: il muro della povertà, che impedisce di trovare lavoro e di inserirsi nella società, è il fulcro nodale della videolettera del regista Patric Jean in Les enfants du Borinage, Lettre a Henry Storck (I bambini del Borinage, lettera a Henri Storck), alle 21.30, seguito alle 22.30 da Misère Au Borinage (Miseria nel Borinage), sulle povertà dei minatori, la rivolta e la repressione nel sangue, del regista Joris Ivens e Henri Storck.

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