Bearzi

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17 Novembre 2010 – E’ da tempo ormai che nella scuola serpeggia sempre più evidente un malessere che, da Nord a Sud, porta gli studenti e gli addetti ai lavori a puntare il dito contro l’unico responsabile: il governo, nella figura del ministro alla Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. Oggi circa 200mila studenti hanno invaso le piazze di 100 città italiane per protestare contro i tagli alle scuole pubbliche che il ministro Gelmini ha preventivato. Come altro poteva chiamarsi questa enorme mobilitazione se non No Gelmini day? E gli studenti hanno fatto sentire il loro no deciso.

Già all’apertura di questo anno scolastico c’erano state proteste e manifestazioni contro i tagli del ministro, ma ora la situazione politica ha esasperato le privazioni che il governo vuole scaricare a discapito all’istruzione. “Vogliamo fondi per l’università pubblica e la scuola pubblica da investire prima di tutto sull’edilizia scolastica e sulle borse di studio – affermano i rappresentanti dell’Unione degli universitari e la Rete degli studenti -. Vogliamo che la valutazione diventi uno strumento per schiacciare il potere dei baroni e per alzare la qualità della didattica e dei servizi offerti dagli atenei”. A Roma il traffico è andato in tilt per l’enorme mobilitazione di studenti che hanno organizzato un flashmob sul Lungotevere, mentre a Pisa ci sono stati momenti di tensione quando un gruppo di studenti ha provato a forzare il blocco della polizia per raggiungere la sede di Confindustria, provocando una carica di alleggerimento da parte delle forze dell’ordine durante la quale 2 persone sono rimaste contuse.

A Milano i cortei hanno sfilato dietro gli striscioni tra cui si leggeva: “Dovete darci il denaro” e numerosi cori hanno trovano varianti sull’argomento. In centro una vetrina è stata danneggiata da alcuni colpi di mazza sferrati dagli studenti di passaggio e sono comparse scritte contro la Gelmini e contro i governo sui muri e sulle serrande. Una chiara e forte reazione alla riforma che vorrebbe gli studenti dei licei trasformati in soldati. E poi ancora a Torino, Trieste, Ancona, Bari e Palermo, a Cosenza e Reggio Calabria, gli studenti hanno trovato un comune denominatore al di là di ogni diversità: la lotta contro chi vuole ingabbiare il diritto all’istruzione e allo studio, contro chi vuole trasformare questi diritti in un privilegio riservato a pochi. “Vogliamo una didattica scolastica fatta di insegnanti competenti e preparati e non licenziati – continuano gli studenti -, non un riordino che taglia tutto il possibile portando al collasso le nostre scuole”. In effetti, si teme il collasso non solo della scuola, ma anche della volontà dei ragazzi ad assecondare un’istituzione che crea più problemi di quanti ne risolva.



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