Notre Dame de Paris a Villa Manin: intervista di Udine20

paris21.jpgEccovi una intervista esclusiva a Riccardo, un’amico di Udine20 che conosce da vicino i segreti del Notre Dame de Paris avendo fatto parte della produzione…Riccardo Ceconi, nato a Trieste e cresciuto a Udine, lavora a tempo pieno nel settore delle spettacolo e degli eventi dal 2002, hanno in cui ha preso parte a Notre Dame de Paris Italia. Nel biennio 2002-2004 ha affrontato tutto il percorso che lo ha portato a diventare da assistente di produzione a direttore di produzione dello spettacolo, gestendo parte di una macchina complessa che ancora oggi continua a funzionare, seppur con uno staff molto diverso da quello originario

 

•    Perché secondo te “notre dame de paris” è uno spettacolo irrinunciabile?
Almeno una volta nella vita, o anche di più se possibile (!), consiglio di andare a vedere Notre Dame de Paris, perché al di là della storia disneyana che fa da colonna portante, c’è un’enorme attualizzazione della tematica dell’”escluso”, del “sans-papier”, dell’”urgenza di umanità” nei confronti di chi è diverso da noi, di cui sono dense le cronache quotidiane. Uno spunto per poter riflettere su come esista un substrato di essere umani che, proprio come nella vicenda basata sul romanzo di Victor Hugo, sono tagliati fuori dalla nostra società dell’apparire, dove sopravvivere di espedienti è una delle poche certezze per poter non morire schiacciati dall’indifferenza dei propri simili. E poi, ovviamente, c’è una grande storia d’amore che fa da sfondo: un amore libero, totale, intellettuale più che fisico, che ci dimostra come si possa “amare tanto da morire”, come recita una lirica composta, nella versione italiana, dal grande Pasquale Panella. Ogni volta che sento l’attacco dello spettacolo mi viene sempre la pelle d’oca, perché per me è uno spaccato di vita che mi porterò dentro per sempre: tanti ricordi personali, tanti emozioni vissute e messe in scena, tanti amici che si ritrovano ogni tanto in giro per l’Italia. E, al di là di tutto, una grande storia tragica di amore e morte, ma anche tanta voglia di vivere.

•    Che tipo di spettacolo si troverà di fronte chi andrà a Villa Manin
Premetto che non vedo lo spettacolo da almeno 3 anni e so che parecchie cose sono cambiate sia nel cast, sia nella compagnia, sia nelle scelte scenotecniche. Sicuramente è uno spettacolo fatto di coralità, dove non sono tanto importanti le gesta dei singoli quanto l’approccio globale della finzione scenica. Da quanto mi dicono, gli attori sono quasi tutti nuovi, Lola e Giò fanno solo alcune comparsate, mentre del primissimo cast del 2002 è rimasto solo Matteo Setti (Gringoire). Io sono legato ad una produzione che ora non esiste più, quindi sono di parte, e dunque posso affermare che gli acuti nel primo anno di tournèe forse sono inarrivabili. Attualmente lo spettacolo vive di un’onda lunghissima di successi conquistati negli anni che ha un po’ sbiadito quella carica originaria che possedeva. Questo, ovviamente, lo notano solo coloro che sono “dentro”. Rimane in ogni caso uno spettacolo molto valido e coinvolgente, che consiglierei a qualunque fascia d’età, bimbi inclusi.

•    Per quale motivo secondo te questo spettacolo ha avuto questo enorme e planetario successo?
Il successo è dovuto, oltre che alla bellezza della storia e di come è stata trasposta sul set, ad un’abile operazione commerciale che, fin dagli esordi in Francia, ha abilmente evitato di dare eccessivo risalto a nomi singoli di cantanti/attori, privilegiando l’approccio al gruppo, la vicenda in sè rispetto all’interpretazione. In questo modo, ad ogni cambio della guardia “fisiologico” che si è verificato all’interno del cast di attori, ballerini ed acrobati, si è potuta mantenere intatta la patina di spettacolo dove si apprezza il ruolo piuttosto che il nome dell’interprete. Una scelta scenografica superba, con questo forte muro onnipresente che diventa il filo conduttore di tutto lo spettacolo, ha fatto il resto, con un disegno luci che raramente si può apprezzare a teatro. Infine, tutti i record che già in partenza sono stati battuti (a partire dall’investimento economico folle e visionario, ma vincente, dell’imprenditore Charles Talar), hanno necessariamente invogliato il pubblico a creare da subito la “Notre Dame-mania” e una conseguente, riuscitissima manovra di merchandising.

•    Cosa vuol dire una produzione del genere? Quali sono i tempi e i ritmi di lavoro?
Quando si è in tournèe con una produzione come questa, i costi vivi da affrontare sono molti, dal noleggio dei vari materiali dai fornitori (palco e gruppi elettrogeni, impianto audio-luci), ai costi dei compensi di compagnia e cast, alle “variabili locali” (facchinaggio, trasferte, accomodation). Quando lavoravo in questa produzione i costi si aggiravano, nella versione estiva con palco coperto, a circa 350 mila euro a settimana; ora la cifra si sarà sicuramente ridimensionata, perché alcuni aspetti e rapporti nella gestione di produzione so per certo che sono mutati, ma in ogni caso è una produzione faraonica, anche se il costo della realizzazione del comparto scenografico è ormai stato ammortizzato da alcuni anni. Per quanto riguarda l’aspetto prettamente lavorativo, quando le persone comuni guardano allo show business, tendono a pensare che qualsiasi professione connessa alla musica live o allo spettacolo in generale significhi divertimento, frivolezza, “fancazzismo”. Non è proprio così: per chi affronta questo settore da dietro le quinte il tutto si traduce spesso in orari di lavoro di 12-14 ore al giorno (quando va bene), trasferte massacranti da una data del tour all’altra, condizioni talvolta proibitive nell’allestimento sia indoor che outdoor, tensioni fra i vari reparti per l’affermazione delle proprie priorità; insomma quello che avviene normalmente nelle aziende moltiplicato almeno per 5, con tempi strettissimi per trasformare un luogo da piazza d’armi assolutamente sgombra a teatro con posti a sedere confortevoli! E gli stipendi non sempre sono adeguati, considerando la cronica precarietà in cui versa da sempre lo spettacolo, ma ultimamente in maniera particolare…Bisogna pensare che per arrivare al debutto in ogni piazza, ci sono, nella migliore delle ipotesi, 4 giorni lavorativi con tempistica decisamente serrata nei quali avviene l’intero processo di allestimento; e circa 2 per completare il disallestimento e riconsegnare il posto come era precedentemente.

•    Una zingara bellissima e un gobbo non trovi siano dei personaggi molto fuori dagli schemi contemporanei? Credi che il successo sia dovuto al fatto che ognuno di noi porti sulle spalle la sua gobba e il tentativo di riscatto da questa condizione crei una situazione di autoriconoscimento?
Apparentemente questi due personaggi da cartone animato potrebbero sembrare di altri tempi, ma la grandezza di questo spettacolo sta nel fatto che Cocciante ha saputo ricontestualizzare la vicenda di Quasimodo ed Esmeralda, collocandola in una dimensione molto attuale. Andando al di là della semplice vicenda, è interessante come si riesca a dare una lettura moderna in cui gli schemi ci portano a respingere tutto ciò che è diverso, difforme dal comune senso del bello, potenzialmente dannoso per gli schemi precostituiti su cui ogni società tende a radicalizzarsi. Nei 15 minuti che, nella geniale affermazione di Andy Warhol, ognuno di noi potrà sfruttare per essere famoso una volta nella vita, succede spesso che la possibilità di riscatto (per chi ovviamente ne deve necessitare) va tristemente vanificandosi perché incompresa da un mondo insensibile, poco disposto a rallentare per una frazione di tempo talmente piccola da risultare insignificante per ascoltare quello che ha da dire una persona qualunque e che, magari, ci può anche insegnare qualcosa, chissà.
Allo stesso tempo, secondo un’altra grande tematica presente nell’opera, nella storia di ogni giorno decidiamo di confinare nelle periferie il disagio di coloro che chiedono asilo e pietà, che non riescono a emergere perché privi di strumenti di affermazione sociale e che soggioghiamo grazie all’utilizzo del potere costituito e di una perfida e cinica intelligenza di egoismo classista. Basta ascoltare il bollettino di guerra che ogni giorno qualsiasi telegiornale ci propone per capire che il romanzo di Victor Hugo, seppure molto diverso nella forma, ritrae in maniera piuttosto verosimile la nostra odierna società, con tutti i vizi che, apparentemente scomparsi nel nostro processo evolutivo occidentale, scoppiano all’improvviso in forma ancor più devastante.

 

•    Dai un consiglio agli amici di udine20. e’ una serata ideale per lumacare?
Decisamente…lasciandosi trasportare dalla melodie dello spettacolo si potrebbe approfittare per fare conoscenze nuove e interessanti e poi, prendendo spunto dalla storia “notredamica”…

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