“Nulla è perduto” a Illegio, antidoto al nulla e scrigno di comunità

“’Nulla è perduto’, è il titolo della grande rassegna d’arte che come per miracolo si rinnova anche nel 2020, dopo il ‘lockdown’, ed è d’auspicio per la nostra comunità, in particolare per la gente di montagna: rappresenta infatti un invito a perseguire quel cammino della ripartenza sostenuto dalla Regione fin dall’apertura dalle restrizioni, resesi necessarie per contrastare la pandemia, ma anche a  combattere il nihilismo, che è invece sinonimo del rischio di un atteggiamento d’indifferenza verso la situazione in atto e nei confronti di scelte innovative e di sviluppo, le quali sono invece spesso figlie proprio dei momenti di crisi. La mostra di Illegio, si rivela dunque come una sorta di antidoto al nulla, che rischia di scaturire dopo la chiusura della pandemia, e costituisce uno scrigno di comunità, perché custodisce tesori perduti”.

Così l’assessore regionale Barbara Zilli nel portare il saluto del governatore Fedriga e della Regione all’inaugurazione della mostra ‘Nulla è perduto’, inaugurata nel piccolo borgo della Carnia incastonato tra i monti del tolmezzino.

Zilli nel suo saluto inaugurale ha voluto rimarcare come anche la mostra di Illegio sappia trasmettere i valori che fanno parte della gente friulana che da secoli si è dimostrata capace di ripartire risollevando il capo dopo le tragedie e le crisi più difficili e che anche questa volta sta manifestando la capacità di saper raccogliere anche quei frammenti della società e della cultura che rischiavano di andare dispersi a seguito degli effetti della pandemia e che rappresentano anch’essi un patrimonio ineludibile della nostra comunità.

“La mostra di Illegio – ha detto Zilli – anche questa volta ha saputo cogliere nel segno, perché è dedicata alla ricostruzione e alla proposta di capolavori inestimabili, per dimostrare che nella cultura, come nella vita, ‘nulla è perduto’, così come la vitalità e lo spirito d’iniziativa della nostra gente non possono essere, e certo non lo sono, sopiti dalla pandemia”.

La mostra propone innanzitutto la ricostruzione di sette capolavori di inestimabile valore artistico e culturale, smarriti per sempre, perché distrutti dalle intemperie o da incendi oppure trafugati e che invece sono ritornati alla luce grazie al paziente lavoro di esperti, storici, artisti, restauratori, professionisti del software in 3D. Grazie alla loro opera certosina, i visitatori della rassegna, che sarà aperta fino al 13 dicembre, potranno apprezzare ogni dettaglio dei capolavori originali con ricostruzioni pittoriche che sanno catturare l’attenzione del pubblico, ma anche dei più attenti ricercatori.

Si tratta del “Concerto a tre” di Johannes Vermeer, de “La Torre dei cavalli azzurri” di Franz Marc, di “Myrto” di Tamara de Lempicka, del “Vaso con cinque girasoli” di Vincent Van Gogh, di “Medicina” di Gustav Klimt, di “Ninfee” di Claude Monet, del “Ritratto di Winston Churchill” di Graham Sutherland.

Tutti tesori dei quali si erano perse le tracce e che miracolosamente riappariranno davanti agli occhi dei visitatori, i quali potranno anche ammirare la ricostruzione del “San Matteo e l’Angelo” di Caravaggio.

La bellezza dell’arte concorre a stimolare la ripartenza, era stato ribadito nella serie di interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Udine Andrea Mazzoccato.

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