Ocjo, vivere e lavorare senza farsi male

Un momento dello spettacolo

“Basta un attimo e la vita può cambiare…per sempre. Se solo 35anni fa ci fosse stato Ocjo a far prendere coscienza ai giovani dell’importanza di prestare la massima attenzione alla sicurezza sul lavoro…”.

E’ il rimpianto di Flavio Frigè, socio Anmil, con cui mercoledì 2 dicembre si è aperto al Teatro Bearzi di Udine l’evento di celebrazione dei dieci anni di Ocjo, la lezione/spettacolo sul ‘vivere e lavorare senza farsi male’ promosso all’interno di aziende e scuole variamente dislocate sul territorio della regione.

E non ci poteva essere testimonianza più forte e incisiva di quella di Frigè al decennale organizzato dall’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 4, con il contributo delle parti sociali (Confindustria Udine, Confapi FVG, Confartigianato Udine, CNA Udine, Cgil, Cisl Udine, Cisl Alto Friuli e Uil), dell’INAIL provinciale e dell’ANMIL.

Frigè ha infatti fatto rivivere alla platea i drammatici momenti che cambiarono per sempre la sua vita in quel lontano 6 aprile 1981 a Reana del Rojale quando, “in un attimo”, passò da giovane apprendista carpentiere di 17anni e mezzo a grande invalido del lavoro: toccando i fili dell’alta tensione con una sbarra di ferro, fu folgorato su una tettoia di una fabbrica da una scarica elettrica di 20mila volt. Un miracolo che si sia salvato, anche se il prezzo subito in termini fisici (amputazione di tre arti) e psicologici (“Non accettavo allora più di vivere”) è stato davvero salato.

Se solo ci fosse stato Ocjo…dicevamo; ma Ocjo arrivò nel 2005, un progetto che, promosso dall’allora A.S.S. n.4 e grazie al finanziamento dell’Inail, ha permesso la realizzazione del libretto multilingue, della cartellonistica antinfortunistica, degli spot radiofonici e televisivi. Il ‘format iniziale”, integrato con le rappresentazioni di Bruzio Bisignano e dei Trigeminus, è stato replicato, grazie anche alla disponibilità della Direzione Regionale dell’Inail del FVG, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle Università e nelle comunità del Friuli, del Veneto, delle Marche, del Piemonte e della Lombardia per un totale di 91 rappresentazioni. Sono stati oltre 18mila gli spettatori e ovunque vi è stata un’attenzione ed un livello di coinvolgimento straordinario con momenti di forte partecipazione emotiva.

L’evento, coordinato dalla dottoressa Claudia Zuliani, direttore della Struttura Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’ AAS n.4, ha poi approfondito il tema della collaborazione-comunicazione all’interno dei luoghi di lavoro con interventi e testimonianze delle figure della prevenzione: l’esperienza del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLSt); il nuovo sistema della bilateralità artigiana: rapporti tra il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale e imprese; il punto di vista del Medico Competente; il valore della collaborazione; il punto di vista dell’Azienda Sanitaria e l’esperienza del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) della piccola-media impresa.

Su questo punto ha battuto il tasto anche la stessa dottoressa Zuliani: “L’ideale sarebbe che il datore di lavoro, il RSPP, il RLS e il medico competente dialogassero e si confrontassero costantemente sui temi della sicurezza; in realtà capita spesso, purtroppo, che, come in una torre di Babele, ogni figura, aggiungiamo anche quelle dei lavoratori e del consulente del lavoro, procede per conto suo, pur assolvendo fedelmente ai propri compiti”.

A chiudere lo spettacolo il monologo di Bruzio Bisignano “Metalmezzadri” e lo sketch ‘626’ a cura dei Trigeminus, ossia i fratelli Mara e Bruno Bergamasco.

Commenta Bruzio Bisgnano tracciando un bilancio di questa decennale esperienza di Ocjo: “L’idea è stata vincente sotto due aspetti. Primo: un diverso modo di parlare alle persone mostrando i volti reali delle persone che stanno dietro alle fredde statistiche sugli infortuni. Secondo: il fatto di aver portato il messaggio di sensibilizzazione tra la gente, direttamente nelle scuole, nelle fabbriche e nei Comuni

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