Omicidio Udine: papà di Sonny ha convinto le ragazzine a parlare

“Non me la sento di parlare con i carabinieri”. Lo avrebbe detto domenica notte una delle due quindicenni al padre di Sonny Rizzetto, che le stava accompagnando in caserma a Pordenone per raccontare l’accaduto. Lo ha riferito oggi l’uomo agli inquirenti spiegando di essere stato lui a convincere le due ragazze a costituirsi.
Una volta arrivati in stazione a Pordenone, intorno all’una di notte, le ragazze, Sonny Rizzetto e Walter Wisdom – i due ragazzi incrociati a Mestre – avevano incontrato una pattuglia dei carabinieri che, ricevuta la denuncia di scomparsa del padre di Rizzetto, avevano controllato i due ragazzi. A quel punto i quattro avevano preso strade diverse. Sonny era tornato a casa con il padre mentre le due ragazze erano andate in un’altra abitazione in compagnia di Walter. Solo quando Sonny ha raccontato al padre il racconto delle due quindicenni, l’uomo ha convinto tutti a rivolgersi ai carabinieri. Per gli inquirenti si affaccia dunque il dubbio che le due ragazze volessero effettivamente confessare il delitto. Non è escluso che volessero invece riprendere la fuga la mattina dopo, dirette in Toscana, dove una di esse ha il padre e un’ex fidanzato.

“Ci vorranno almeno un paio di mesi per capire il movente dell’omicidio di Mirco Sacher”. Lo ha riferito oggi il Procuratore capo dei minori di Trieste, Dario Grohmann, convinto che poi l’inchiesta “si possa chiudere”. Risulta ormai assodato, secondo la magistratura, che le ragazze abbiano agito da sole, negli attimi dell’omicidio e nelle ore della fuga: “Abbiamo tutti i riscontri che sono sempre e solo loro due”, ha puntualizzato Grohmann. Resta ancora da approfondire solo il movente: “Il problema é tutto lì. Dovremo fare tutta una serie di notevoli accertamenti”. Al momento restano aperte tutte le piste.

Nel viaggio in treno da Mestre a Pordenone le due quindicenni di Udine hanno raccontato ai due ragazzi di Pordenone incrociati nella cittadina veneta, Sonny Rizzetto e Walter Wisdom, di aver ucciso Mirco Sacher, ma non hanno mai fatto menzione di una reazione a un approccio sessuale non gradito. “Sarebbe lungo spiegare cosa è successo”: avrebbero risposto più o meno in questi termini alla domanda dei due ragazzi sul motivo scatenante il delitto. Gli investigatori stanno così cercando di capire se le ragazzine abbiano concordato la versione della violenza solo in seguito. Arrivate in stazione a Pordenone all’una di notte, le due giovani hanno suonato in caserma alle 2, ma la loro confessione spontanea è stata raccolta solo alle sei del mattino. Cosa hanno fatto in quelle ore? Gli investigatori stanno anche valutando le ore precedenti al delitto. Secondo quanto riferito da un testimone le ragazze avrebbero effettivamente manifestato l’intenzione di recarsi nella zona della stazione di Udine nel primo pomeriggio. Gli inquirenti stanno dunque verificando l’ipotesi che, effettivamente come raccontato dalle due quindicenni, sia stata veramente la vittima a portarle nel campo di via Buttrio. Sono al lavoro per capire il motivo per cui i tre siano effettivamente finiti in quel terreno alla periferia della città.

Nelle settimane antecedenti il delitto di via Buttrio, una delle due quindicenni udinesi aveva smarrito il suo iPhone, per cui i familiari avevano fatto denuncia di scomparsa alle forze dell’ordine. Anche questo dettaglio finisce sotto la lente degli investigatori, alla ricerca di ogni più piccolo elemento utile per chiarire i contorni della vicenda intorno a cui è maturata l’uccisione di Mirco Sacher. Collegamenti tra le due cose, al momento, non sono emersi. Gli investigatori hanno comunque chiesto i tabulati del telefono per valutare un’eventuale accensione dell’apparecchio successiva alla denuncia di smarrimento. Nel frattempo spuntano nuove immagini, trasmesse oggi da SkyTg24, di tre telecamere di videosorveglianza della stazione di Mestre che riprendono le due ragazzine. Una di loro sembra indossare il maglione della vittima.

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