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Pittin: Il più grande giorno della mia vita

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La medaglia che non ti aspetti arriva dopo un salto spettacolare e 10 km di fatica che si colorano di bronzo. Quello di Alessandro Pittin, 20 anni compiuti tre giorni fa e un podio olimpico che pesa doppio, perché è il primo per l’Italia ai Giochi di Vancouver, e anche quello della storia di una disciplina, la combinata nordica figlia di un Dio minore per lo sport azzurro. La pulce della neve, uno scricciolo alto un metro e 60 per 50 kg di peso, ha cominciato a crederci fin da quando il salto, che non è certo il suo punto di forza, lo ha spinto fino al sesto posto virtuale, complice qualche sbavatura di rivali che in questa specialità vanno alla grande: l’azzurro di Tolmezzo sapeva di poter giocare le sue carte migliori nella 10 km di fondo. E’ lì, nella forza delle gambe, che ha concentrato la sua rimonta: possibile, studiata, costruita e raggiunta sul podio a soli otto centesimi dal francese Jason Lamy Chappuis, oro. L’argento va all’americano Johnny Spillane. Pittin non era esordiente ai Giochi, perché a Torino c’era, anche se poco più che ragazzino: ma il suo era stato un passaggio incolore, solo 46/o dopo salto e 15 km. Dopo quattro anni la musica è cambiata: la stoffa dei forti però l’ha sempre avuta, avendo vinto per tre volte il campionato del mondo junior. Dal 2008 fa parte della squadra nazionale A, allenato da Giuseppe Chenetti per la parte del fondo e da Harald Rodlauer per il salto. E proprio in quel balzo ha superato se stesso, saltando 100 metri, lui che non era mai andato oltre 93 e mezzo, che lo hanno fatto partire con 48 secondi di ritardo dal primo, Janne Rynnanen, ma a soli 2 secondi dal leader di Coppa del Mondo, Lamy Chappuis che infatti poi si è aggiudicato l’oro. Ed è festa per il giovane azzurro, atleta del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Come il direttore tecnico della specialità, Ivo Pertile, brigadiere della Finanza che fa normale servizio nel nucleo di Milano: deve barcamenarsi tra turni di lavoro in ufficio e l’allenamento dei suoi ragazzi, la grande passione. Per venire qui a Vancouver si è dovuto prendere una licenza straordinaria: ma ne valeva la pena. Ha visto uno dei suoi ragazzi salire sul podio, il primo nella storia della combinata nordica. Ma è anche la medaglia con cui l’Italia inaugura i Giochi. Quella della cartolina iniziale, che ha i capelli biondi e le gambe forti del giovane Pittin: vent’anni tre giorni fa e festa ritardata per il compleanno più bello.

Fonte: ANSA

Alessandro Pittin: “E’ il più grande giorno della mia vita”: ancora non ci crede, Alessandro Pittin, di aver conquistato la prima medaglia olimpica mai vinta dall’Italia nella combinata nordica. Non importa se è solo quella di bronzo. In una disciplina così antica come la combinata, che figura presente ai Giochi invernali fin dalla prima edizione del 1924 a Chamonix, la medaglia di bronzo di Pittin è un traguardo storico. “E’ incredbile – ha detto Pittin – solo all’ultimo metro ho capito che potevo entrare a medaglia, ma non sapevo se ero terzo o quarto. Sono felice, di più. Perché non avevo mai nemmeno sperato in una medaglia. E’ stato incredbile, ancora non riesco a crederci. E’ bellissimo”.

Fonte: ANSA

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