Bearzi

Una tre giorni intensa con incontri, spettacoli, workshop e convegni pensata e realizzata per riflettere non solo tra addetti ai lavori ma insieme alla comunità intera. Diverse le sedi della città coinvolte il 14, 15 e 16 gennaio a Pordenone, dalla Sala consiliare della Provincia all’Auditorium Casa dello Studente A. Zanussi, dall’Aula magna del Centro studi all’Auditorium Concordia.

L’idea progettuale – ben focalizzata nel titolo della manifestazione: Non è un paese per vecchi? Il dialogo (interrotto) tra le generazioni – parte dalla necessità di affrontare – possibilmente senza retoriche e pietismi ma piuttosto con curiosità e umorismo – due questioni inscindibili l’una dall’altra.

La prima, oggi passata di moda (si parla, soprattutto, di giovani e adolescenza), è quella dell’anziano e dell’invecchiamento. Tema che spaventa non poco la cultura odierna dell’eterno e felice presente, e che fa a pugni col mito dell’operosità e della produttività. La seconda questione, decisiva per i destini della nostra società, è relativa al dialogo tra le generazioni. Come avviene oggi, se avviene, la trasmissione tra vecchi e giovani?

Si tratta nientemeno che del tessuto connettivo di qualsiasi insieme umano, la cui importanza sembra oggi sbiadire di fronte all’enfatizzazione del concetto di individuo, il self-made-man che, assistito dagli ausili della tecnica, tende a costruirsi un’identità autoreferenziale, a prescindere dalla storia, dai miti collettivi, dall’esperienza di chi lo ha preceduto. Un’identità necessariamente instabile, a rischio di continuo collasso su stessa, il cui fenomeno collaterale è quel sentimento di smarrimento e solitudine con cui si manifesta il disagio della modernità.

Terzo elemento comune, da non sottacere, è quello dei luoghi e degli spazi intesi come substrato necessario all’attivazione di politiche territoriali. Il luogo come metafora del vivere contemporaneo disidentitario e frammentario che assume caratteristiche di sempre maggiore complessità di governo.

Il percorso in tre giornate viene proposto sia agli “addetti ai lavori” sia alla cittadinanza, e vedrà la attiva partecipazione di cineasti, musicisti, attori, oltre che di esperti sociali, sanitari e culturali, antropologi e urbanisti. Per proporre su scenari, luoghi e tempi diversi, occasioni di indagine, riflessione e drammatizzazione inerenti alla condizione dell’anziano (cosa significa, ad esempio, invecchiare?) e alla perdita dell’anello che congiungeva tra loro le generazioni.

Il progetto intende, anche mediando le tematiche in contesti deistituzionalizzati, proporre una possibile interpretazione del dialogo interrotto fra generazioni e nel contempo suggerire azioni concrete per ridefinire le politiche territoriali.

Destinatari, si accennava, sono l’intera cittadinanza e gli addetti al settore, per un progetto che si propone come un momento di riflessione per la comunità tutta per cercare di capire oggi cosa rappresentano i vecchi per la società?

Ai responsabili dei servizi socio-sanitari del territorio verranno avanzate (dando seguito a quanto già evidenziato in un precedente corso di formazione interservizi “La realtà e le prospettive del lavoro in rete” tenutosi sempre a Pordenone) proposte concrete per la creazione di un luogo di Coordinamento permanente interservizi.

Previsto il coinvolgimento di studenti e scuola in un dialogo fra generazioni ed in un’ottica di sempre maggiore interscambio fra servizi, formazione, scuola e Terzo settore.

L’articolata kermesse – che è anche progetto formativo e di promozione sociale – vede il coinvolgimento diretto della rivista L’Ippogrifo in qualità di Comitato scientifico e organizzatore degli eventi, e dell’Associazione “Le Nuvole” in qualità di Segreteria organizzativa degli eventi stessi. Sono coinvolti e partner l’Amministrazione Provinciale e il Comune di Pordenone in qualità di promotori e primi finanziatori dell’evento, l’Azienda sanitaria n.6 Friuli Occidentale, la Scuola Sperimentale dell’Attore, il Centro Iniziative culturali Pordenone, Cinemazero, Liceo Leopardi – Majorana, Circolo Menocchio, Cooperative sociali Acli, Fai e Itaca.

Fonte: Fabio Della Pietra
Ufficio Stampa Cooperativa sociale Itaca

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