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Porto di Trieste: rischio di paralisi e nuove difficoltà per le aziende

Porto di Trieste: le voci dei cooperatori Il rischio di una paralisi per uno tra i più importanti scali marittimi del Paese e il pericolo per tante aziende di andare incontro a nuove difficoltà e a un nuovo rallentamento del lavoro e di conseguenza dell’economia.

Per Maurizio Era e Luigi Donatone, vicepresidenti di Confcooperative Lavoro e Servizi Friuli Venezia Giulia, oltre che presidenti di cooperative direttamente connesse con l’attività portuale, è assolutamente da scongiurare il rischio di un fermo delle attività del porto di Trieste, a causa delle proteste per il green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro. Al momento il solo varco 4 non è chiuso ma è molto difficile transitarvi«È un grosso problema – spiega Luigi Donatone, presidente della società cooperativa autotrasporti La Gradese – per l’attività che noi svolgiamo nel settore turistico perché nei prossimi giorni sono in arrivo 9 navi da crociera ma le prime due sono già state dirottate nel porto di Marghera, dove non è previsto sciopero. E’ chiaro che una situazione del genere ci penalizza moltissimo».Dello stesso avviso è Maurizio Era, presidente della Intermodale Trieste società cooperativa. «Non è accettabile che per una situazione del genere si rischi di perdere lavoro – sono le parole di Era -. Due navi sono già state dirottate e se con altre navi non è successo è solo perché grazie a noi è stato garantito il servizio presso il terminal passeggeri. Oggi io stesso mi sono recato al terminal insieme al personale della nostra cooperativa, che è regolarmente al lavoroAbbiamo faticato dal 2004 per questo lavoro e non permetteremo a niente e nessuno di portarci via quello che abbiamo acquisito lavorando. Il personale della cooperativa è quasi tutto vaccinato e non è assolutamente accettabile che una impresa per mantenere i livelli di produttività debba sostenere e sottoposti  a costi impropri, tutto questo rischia di essere discriminatorio soprattutto nei confronti dei lavoratori responsabili che si sono sottoposti alla vaccinazione». Al centro delle proteste c’è l’obbligatorietà del green pass. «Queste persone che protestano – è il parere di Maurizio Era – parlano di discriminazione nei confronti di chi non vuole vaccinarsi o fare il tampone ma se tu impedisci di lavorare a chi invece ha scelto convintamente e con responsabilità  di sottoporsi alla vaccinazione, non è discriminazione anche questa? Non si può consentire che le attività del porto di Trieste vengano paralizzate”. Per Donatone “bisogna pensare alle conseguenze negative per tante aziende e per l’economia in generale nel caso di un blocco delle attività”. Il presidente della “Gradese” si dice anche preoccupato perché “la tensione è alta e si potrebbe arrivare a situazioni difficili da gestire, si devono evitare i rischi di una guerriglia urbana».«Dopo tutte le limitazioni che ci sono state imposte – ha aggiunto Luigi Donatone – l’eventuale blocco a causa delle proteste è molto pericoloso e non possiamo noi imprese a sostenere questi costi, non credo sia giusto!».Dario Parisini, presidente di Confcooperative Trieste sottolinea che «diverse cooperative, come la Quercia ma non solo, stanno già mettendo a disposizione dei lavoratori non vaccinati la possibilità di fare il tampone a spese dell’azienda, attraverso convenzioni con strutture sanitarie del territorio».

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