Bearzi

Premio Nonino a Moscovici e Lenz

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La Giuria del Premio Nonino, presieduta da V.S. Naipaul, premio Nobel per la Letteratura 2001, e composta da Adonis, Peter Brook, John Banville, Ulderico Bernardi, Luca Cendali, Antonio R. Damasio, Emmanuel Le Roy Ladurie, James Lovelock, Claudio Magris, Norman Manea, Morando Morandini, Edgar Morin ed Ermanno Olmi ha così assegnato i Premi Nonino Trentacinquesimo Anno:

PREMIO NONINO RISIT D’ÂUR 2010                              al coro “MANOS BLANCAS”

PREMIO NONINO 2010                     a JEAN JOUZEL
(Ed. Odile Jacob e Dunod)

PREMIO INTERNAZIONALE NONINO 2010         a SIEGFRIED LENZ
(Ed. Neri Pozza)

PREMIO NONINO 2010                             a  SERGE MOSCOVICI
A UN MAESTRO DEL NOSTRO TEMPO
(Ed. Il Mulino, Il Saggiatore e Bollati Boringhieri)

La consegna dei premi avverrà presso le Distillerie Nonino a Ronchi di Percoto, sabato 30 Gennaio 2010 alle ore 11.00 presenti tra gli altri Antonio R. Damasio, John Banville, Emmanuel Le Roy Ladurie, Claudio Magris, V.S. Naipaul, Edgar Morin ed Ermanno Olmi con il seguente programma:

Arrivo alle distillerie di Cristina, Antonella, Elisabetta, Benito e Giannola Nonino, brindisi di benvenuto.
Cristina, Antonella, Elisabetta, Benito e Giannola Nonino con Chiara, Davide, Francesca, Sofia, Gaia, Caterina, Costanza e Beatrice distillano per Voi le Bacche dei boschi di Carnia.
Assegnazione dei Premi Nonino Trentacinquesimo Anno.
Pranzo, ballo e brindisi in distilleria per festeggiare i 25 anni della creazione dell’Acquavite d’Uva* da parte dei Nonino con il nuovo gioiello ÙE 25th Anniversary Riserva Monovitigni®.

TRENTACINQUESIMO PREMIO NONINO
Motivazioni

Premio Nonino Risit d’Âur 2010 al coro “ MANOS BLANCAS”
La “Fundación del Estrado par el Sistema Nacional de las Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela”, fondata trentacinque anni fa dal Maestro José Antonio Abreu, ha operato un miracolo strappando dalla strada giovani destinati ad una sorte desolante, riscattandoli attraverso l’educazione musicale.
Pietra preziosa di questo straordinario programma il gruppo Manos Blancas, nato nel 1999 su iniziativa di Naibeth Garcia, la cui icona sono dei guantini bianchi.
Manos Blancas è un coro dove bimbi e adolescenti, portatori di ogni sorta di handicap, interagiscono integrandosi con orchestre e cori di ogni genere e livello. Un miracolo nato da “ vibrazioni dell’anima” che dona gioie e dignità a delle sensibili creature segnate da un diverso destino e apre il cuore a chi le ascolta.
Un grazie a Claudio Abbado che, avendoci fatto conoscere questo programma, ci ha regalato l’ennesima emozione.
Il Premio Nonino si farà ambasciatore di questo “miracolo” e lavorerà affinché, in una terra così feconda alle suggestioni musicali, il primo coro di Manos Blancas possa nascere in Friuli.
Consegna il premio Ermanno Olmi

Premio Nonino 2010 a JEAN JOUZEL
La prosa lucida di Jean Jouzel descrive la vita, le fatiche e i successi di quegli intrepidi esploratori moderni che coraggiosamente si sono avventurati sulla vasta calotta ghiacciata dell’Antartide. Ci è andato come scienziato e noi abbiamo un grande debito nei suoi confronti per le informazioni scientifiche che ha raccolto, informazioni che rivelano in modo estremamente dettagliato il clima e l’atmosfera della Terra nei milioni di anni trascorsi. Grazie a questo ora abbiamo una maggiore possibilità di prevedere il clima e il nostro destino su una Terra sempre più in pericolo, vista anche la triste confusione della conferenza sul clima di Copenhagen.
Abbiamo estremo bisogno di scienziati come Jean Jouzel per rendere accessibile a tutti la storia epica dell’esplorazione e, altrettanto importante, è spiegare in parole semplici e comprensibili l’arcana scienza del messaggio riportato.
Le Sue opere sono pubblicate da Odile Jacob e Dunod Editeur.
Consegna il premio Emmanuel le Roy Ladurie

Premio Internazionale Nonino 2010 a SIEGFRIED LENZ
Siegfried Lenz è uno dei più grandi e amati scrittori in lingua tedesca viventi; nel suo capolavoro “Deutschstunde”, Lezioni di Tedesco, ha saputo affrontare intimamente, con grazia e senza retorica, il lacerante dramma del suo popolo divenuto una moltitudine di solitudini al termine della seconda guerra mondiale.
Nel suo percorso creativo ha soprattutto abbracciato i temi della violenza e della persecuzione, sempre filtrati dal suo essere distaccato e diffidente da ogni ideologia. Nella sua ultima fatica “Schweigeminute”,
Un minuto di silenzio, scritta dopo aver superato la soglia degli ottanta anni, ha affrontato il tema dell’amore, sussurrando come sempre una storia senza tempo.
Le sue opere sono pubblicate in Italia da Neri Pozza.
Consegna il premio Claudio Magris

Premio Nonino 2010 a “un Maestro del nostro tempo” a SERGE MOSCOVICI
Serge Moscovici nasce in Romania nel 1925 e si forma alla scuola della vita, prima in un campo di lavoro e poi da emigrante. È direttore emerito di studi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales e fondatore e direttore del Laboratoire Éuropéen de Psychologie Sociale della Maison des Sciences de l’Homme.
L’opera di Serge Moscovici nel campo della psicologia sociale è riconosciuta in tutto il mondo, in particolar modo sulle minoranze etniche e non, e il loro rapporto con le società dominanti.
Ha rinnovato e riorientato questa disciplina apportandovi sottigliezza di pensiero e creatività intellettuale.
Fra le numerose opere citiamo “Psychologie des minorités actives”, Psicologia delle minoranze attive,  e “La machine à faire des dieux ”, La fabbrica degli dei.  Ma è soprattutto il pensatore del rapporto fra Uomo e Natura al quale siamo felici di rendere omaggio. Moscovici ha costruito una vera antropologia, nel senso tedesco dell’Ottocento, della riflessione sull’essere umano che si nutre dell’apporto di tutte le scienze. A questo proposito citiamo “l’Essai sur l’histoire humaine de la nature”e “Sulla natura”. L’antropologia di Serge Moscovici è approdata a una considerazione politica del problema ecologico contemporaneo, preziosa fonte di ispirazione per tutti coloro che sono preoccupati dell’urgenza di una politica che faccia propria la dimensione ecologica.
Le Sue opere sono pubblicate in Italia da Il Mulino, Il Saggiatore e Bollati Boringhieri.
Consegna il premio Edgar Morin

CORO “MANOS BLANCAS“
Premio Nonino Rist d’Âur 2010

NOTE
Il Direttore della Casa di Beethoven a Bonn – Germania, Michael Landerburger, dopo aver visitato il Venezuela e conosciuto il lavoro del Sistema delle Orchestre Giovanili ed Infantili del Venezuela, si è commosso quando ha osservato il lavoro del gruppo di origine di Barquisimeto, Manos Blancas (Mani Bianche), poiché istantaneamente lo ha associato al grande musicista Ludwing Van Beethoven, che fu colpito da incapacità uditiva durante la sua giovinezza.
Un paio di guantini bianchi, icona del gruppo, rimarranno nella stessa bacheca dove si conservano importanti oggetti personali del grande musicista.
“Il Sistema” delle Orchestre Giovanili ed Infantili del Venezuela, diretto dal Maestro José Antonio Abreu,  realizza un ampio lavoro che include anche bambini e giovani con differenti handicap, inserendoli nella società.
Il gruppo Mani Bianche (Manos Blancas) creato a Barquisimeto, è un’iniziativa di Naybeth García e Johny Gómez, rappresentanti del Sistema delle Orchestre Giovanili ed Infantili del Venezuela.
Oggi l’handicap uditivo o della parola non è un limite per appartenere ad un gruppo corale.
Questi bambini, con i loro guanti di oro bianco, realizzano con un linguaggio coreografico, il canto con i segni, quel canto che l’altra metà del gruppo canta con la propria voce. Si è  provato che i bambini con handicap auditivo possono sviluppare sensibilità di fronte ad altri tipi di stimoli. Gli impulsi e le vibrazioni che ricevono dal loro ambiente, il potere della musica, rendono possibile che esprimano aritmicamente qualsiasi pezzo musicale.

Coro Manos Blancas

“La musica deve essere riconosciuta come un … agente dello sviluppo sociale nel senso più alto, perché trasmette i valori più elevati – solidarietà, armonia, pietà reciproca. E ha la capacità di unire un’intera comunità e di esprimere sentimenti sublimi.” José Antonio Abreu
Anche loro possono entrare nelle Orchestre.  Con lo slogan “Anche noi siamo il Venezuela”, nel 1975 nacque il programma di Educazione Speciale del Sistema Nazionale delle Orchestre Giovanili e Infantili del Venezuela, finalizzato alla cura, attraverso l’insegnamento musicale, di bambini, bambine, adolescenti e giovani con deficit conoscitivo, visivo ed uditivo, con difficoltà di apprendimento, impedimenti motori e autismo. Il progetto oggi si è stabilito in altri nuclei di altre Regioni del Venezuela.
Il coro di Mani Bianche è il gruppo leader del Programma di Educazione Speciale.
Fu creato nel 1999 dalla professoressa Naibeth García ed è suddiviso in due aree: quella gestuale, formata principalmente da bambini e giovani con carenze uditive, i quali utilizzano guanti bianchi o colorati, a secondo dell’opera che interpreteranno; e quella orale, formata da bambini e giovani con handicap visivi e cognitivi, con difficoltà motorie, difficoltà per l’apprendimento e autismo, così come anche per quelli che, senza nessun handicap, danno esempio del diritto che tutti abbiamo di prendere parte alla società.
L’idea è quella di inserire migliaia di venezuelani che per generazioni sono stati segregati dalla società; per riconquistare il diritto che sempre hanno avuto di partecipazione e uguaglianza di opportunità.
In Venezuela esistono 12 Cori di Mani Bianche i quali hanno la loro sede nei Nuclei dove si svolge il Programma di Educazione Speciale: Barquisimeto, Punto Fijo, Merida, San Felipe, Duaca, Margarita, Pueblo Llano Merida, Aroa, Coro, Calabozo, Carora e San Cristobal.
Le loro presentazioni artistiche hanno avuto dei riconoscimenti di grandi figure dell’ambito internazionale quali: il famoso direttore Claudio Abbado, il maestro Simon Rattle, direttore della Filarmonica di Berlino; il Quartetto d’archi della Filarmonica di Berlino; Michael Landerburger, presidente del Museo di Beethoven in Germania; Mark Churchill, direttore del Conservatorio New England di Boston; il maestro Shoji Sato di Giappone; il direttore della Sinfonica della Gioventù Venezuelana Simón Bolívar, Gustavo Dudamel; Patricio Aizaga, direttore dell’Orchestra Nazionale di Ecuador; Gerald Wirth, direttore del Coro di Voce Bianche di Vienna e il soprano italiano Mirella Freni, fra gli altri.
Oltre che in Venezuela questo progetto sta per essere realizzato in Argentina e Costa Rica .

JEAN JOUZEL
Premio Nonino 2010

NOTE BIOGRAFICHE
Jean Jouzel nasce il 5 marzo 1947 a Janzé (Ille-et-Vilaine), ha un’abilitazione all’insegnamento in chimica (conseguita nel 1967), un dottorato in chimica-fisica (1968), un diploma dell’École supérieure de chimie industrielle di Lione (1968), un dottorato DEA di chimica-fisica (1969), un dottorato di 3° ciclo in chimica-fisica (con tesi intitolata “Misure di trizio in piccole quantità d’acqua a tenore naturale” discussa nel 1973 alla facoltà di Orsay), e un dottorato in scienze (con tesi intitolata “Complementarietà di misure di deuterio e trizio per lo studio della formazione dei granelli di grandine” discussa nel 1974 alla facoltà di Orsay). Le sue attività professionali lo hanno portato a incarichi quali ingegnere di ricerca presso il Laboratorio di geochimica isotopica (CEA di Saclay) a partire dal 1974, responsabile dello stesso laboratorio dal 1986 al 1991, vicedirettore del Laboratorio di glaciologia e geofisica dell’ambiente (LGGE, CNRS di Grenoble) dal 1989 al 1995, vicedirettore del Laboratorio di modellizzazione del clima e dell’ambiente (LMCE/CEA) dal 1991 al 1996, capo del LMCE nel 1997, responsabile del gruppo Climat del Laboratorio di scienze del clima e dell’ambiente (LSCE-CEA/CNRS) dal 1998 al 2000, e  direttore dell’Istituto Pierre-Simon-Laplace dal 2001. È direttore di ricerca al CEA dal 1995.
A livello nazionale e internazionale, Jean Jouzel è o è stato: membro di PAGES (PAst Global changeES) il programma scientifico internazionale che fa parte del programma biosfera-geosfera, dal 1988 al 1995; delegato francese presso il primo gruppo di lavoro dell’IPCC – Gruppo intergovernativo per lo studio del cambiamento climatico – Premio Nobel per la pace 2007 dal 1994; esperto di questo gruppo nel secondo e terzo rapporto è ora un membro attivo della sua dirigenza come pure del Comitato francese dell’ambiente polare dal 1994; presidente e direttore esecutivo del progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica) dal 1995 al 2000, membro del gruppo di controllo di CLIVAR (CLIimate VARiability and Predictability) del Programma mondiale di ricerca sul clima dal 1996 al 2001, rappresentante del CEA presso il comitato LESC (Life and Environmental Sciences) della Fondazione europea della scienza dal 1995 al 2000, membro del Comitato consultivo delle scienze del pianeta dal 1999, e dal 2000 presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto polare francese Paul-Émile Victor (IPEV).
Membro di diverse società scientifiche tra le quali l’American Geophysical Union e l’International Glaciological Society, membro dell’Academia Europæa dal 1990, Premio Philip-Morris 1992 in climatologia, cavaliere dell’Ordine nazionale del merito (1993), dottore honoris causa della Libera Università di Bruxelles (1997), Flint Lecturer (Yale University,1996), Milankovitch Medal (European Geophysical Society, 1997), Premio dell’Académie des Sciences (premio CEA, 1999) e del Premio Ippolito (dell’Accademia Nazionale dei Lincei, 2000). E’ autore e coautore di oltre duecentocinquanta pubblicazioni delle quali circa duecento sono uscite sulle più importanti riviste internazionali, più di trenta articoli su “Nature” o “Science”, è dunque l’autore più citato nel campo delle scienze dell’Universo.
Il gruppo di ricerca da lui guidato, nel 1987, ha fatta la prima grande scoperta nello studio dell’evoluzione del clima dimostrando che le variazioni della temperatura della terra sono legati al contenuto di gas serra presenti nell’atmosfera .
Uomo di laboratorio, Jouzel appartiene a quella comunità di scienziati convinti –  e preoccupati  – per la potenziale entità del problema riguardante l’aumento della concentrazione di gas a effetto serra legato alle attività dell’Uomo, e dell’urgenza di analizzarne tutte le sfaccettature.

SIEGFRIED LENZ
Premio Internazionale Nonino 2010

NOTE BIOGRAFICHE
Scrittore di racconti, romanziere, drammaturgo e saggista tedesco. Assieme a Günter Grass, Heinrich Böll, e Martin Walser, Siegfried Lenz è uno dei più importanti autori nella letteratura tedesca del dopoguerra
Lenz raccoglie consenso di pubblico  e di critica per le sue storie, note per il loro realismo e per lo stile narrativo tradizionale. I suoi scritti spesso indagano i temi del dovere, dell’autorità e della responsabilità, sebbene la risonanza politica della sua narrativa sia più spesso sottintesa che manifesta.
Secondo William P. Hanson, “l’interesse finale di Lenz è nella gente e nelle sue relazioni, e le molteplici possibilità innate nel carattere umano. Non i colpi di bianco e nero, ma le aree sfumate di grigio dell’esperienza umana costituiscono quello che riesce a riprodurre con raffinata sensibilità. La responsabilità e le aspirazioni, l’indifferenza e la debolezza sono le sue principali preoccupazioni.”
Lenz nacque il 17 marzo 1926 a Lyck, una piccola città della Masuria, Prussia orientale, che ora fa parte della Polonia. Si arruolò in marina nel 1943, ancora adolescente, e prestò servizio su un incrociatore nel Baltico.
Negli ultimi mesi della guerra disertò in Danimarca e si consegnò alle autorità britanniche.
Dopo la guerra studiò letteratura all’Università di Amburgo e divenne redattore del giornale Die Welt.
Lenz pubblicò i suoi racconti su Die Welt, come pure il suo primo romanzo, “Es waren Habichte in der Luft “ (Hawks Were in the Air), nel 1951. Membro fondatore del Gruppo 47, un influente gruppo di scrittori del dopoguerra negli anni cinquanta, il suo primo vero successo letterario fu un libro di racconti sulla sua natia Masuria, “So zärtlich war Suleyken” (So Tender Was Suleyken). Scrisse questi racconti per dare a sua moglie un’idea della sua patria.
Nel 1968 scrisse il romanzo Deutschstunde (Lezione di Tedesco ed Neri Pozza). Questo libro, sul conflitto fra dovere e responsabilità in una piccola città durante la guerra, fu un best-seller acclamato dalla critica, e considerato da molti il suo capolavoro. Negli anni sessanta fu attivo in politica come portavoce della campagna elettorale per il partito Social Democratico. Nel 1970 accompagnò il Cancelliere Willy Brandt in Polonia per presenziare alla firma di un trattato tedesco-polacco. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per i suoi romanzi e i suoi racconti, incluse alcune delle più alte onorificenze della letteratura tedesca. E’ stimato per la serietà del suo lavoro, e per il modo in cui solleva gli argomenti senza dare dogmaticamente le risposte. Molti dei suoi romanzi e dei suoi racconti sono stati adattati per la televisione tedesca.
Opere principali
“So Tender Was Suleyken” è stata la prima raccolta di racconti di Lenz a raggiungere un vasto pubblico. Questa raccolta, che viene considerata fra le opere più sentimentali di Lenz, è atipica rispetto al suo lavoro di Lenz.
I temi maggiormente associati a Lenz – responsabilità e scelta morale, in particolare durante la guerra – sono completamente presenti nelle sue raccolte seguenti, “Jäger des Spotts” (Hunter of Ridicule) e “Das Feuerschiff “(Il Battello-faro). Molti dei racconti in queste opere, che sono chiaramente influenzate da Ernest Hemingway, coinvolgono l’eroismo e il fallimento nella battaglia contro gli elementi. La storia che dà il titolo a Il Battello-faro riguarda la lotta di un comandante contro criminali che cercano di dirottare la sua nave. Il comandante è restio a resistere ai criminali finché essi non muovono il battello-faro, che indica il canale, e in questo modo mettono in pericolo le altre navi nell’area. Il punto in cui la resistenza è garantita è un tema che ricorre molte volte nella narrativa di Lenz. Questo è un aspetto importante del suo romanzo più famoso Lezione di Tedesco, come pure della novella “Ein Kriegsende” (An End of the War). Questa storia, che Lenz ha aiutato ad adattare per la televisione tedesca, racconta la storia di un incrociatore inviato per un’impossibile missione di salvataggio proprio nel momento in cui viene annunciata la resa. Il comandante è deciso a continuare la missione, ma l’equipaggio si ammutina e il secondo assume il comando della nave. Il secondo conduce la nave in un porto danese dove, dopo una breve corte marziale, viene condannato a morte e fucilato. Questo magistrale racconto mette in evidenza la grande abilità di Lenz di raccontare una storia dall’interno. La prospettiva del comandante, che vuole salvare soldati feriti nonostante i rischi, come pure il punto di vista dell’equipaggio spaventato e l’intraprendente, responsabile secondo, sono completamente sviluppati, di modo che non c’è una chiara o giusta soluzione nella storia. Così, la veloce e brutale decisione della corte militare viene come un particolare shock.
A parte i racconti più sperimentali raccolti in “Einstein überquert die Elbe bei Hamburg” (Einstein Crosses the Elbe near Hamburg), l’opera di Lenz è molto tradizionale. Molti dei suoi lavori, come “So Tender Was Suleyken, Geist der Mirabelle” (Spirit of the Yellow Plum) e il romanzo “Heimatmuseum” (The Heritage), raccontano la vita di paesi o piccole città della Germania provinciale.
Tuttavia, i critici concordano che le sue opere migliori, anche se riguardanti problemi specificamente tedeschi – come la responsabilità per gli atti compiuti sotto il regime nazista – sono profondamente filosofiche e raggiungono un livello universale di comprensione umana.
La sua ultima fatica tradotta in italiano è “Schweigeminute” 2008, Un minuto di silenzio (ed. Neri Pozza).
In Germania ha appena pubblicato un nuovo racconto “Landesbühne” ( Hoffmann-und-Campe verlag ).
SERGE MOSCOVICI
Premio Nonino A un Maestro del Nostro Tempo 2010
NOTE BIOGRAFICHE
Serge Moscovici (Srul Her? Moscovici – Srul Hersh Moskovitch) nacque nel 1925 a Br?ila da famiglia ebrea.; nel 1938 fu espulso dalla scuola superiore di Bucarest in seguito alla legislazione antisemita appena emanata. Nel 1939, si unì all’allora illegale Partito Comunista Rumeno. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu internato dal regime di Ion Antonescu in un campo di lavori forzati, finché fu liberato dall’Armata Rossa Sovietica nel 1944. Durante quegli anni, imparò il francese da autodidatta e si istruì leggendo opere filosofiche (comprese quelle di Baruch Spinosa e René Descartes). Dopo aver inizialmente accolto bene l’occupazione sovietica, Moscovici fu progressivamente disilluso dalla politica comunista, e notò l’incidenza dell’antisemitismo fra i soldati dell’Armata Rossa. Mentre il regime comunista prendeva il sopravvento e scoppiava la Guerra Fredda, aiutò i dissidenti Sionisti ad attraversare il confine illegalmente. Per questo, nel 1947, fu coinvolto in un processo tenutosi a Timisoara, e decise di lasciare la Romania. Scegliendo l’immigrazione clandestina, arrivò in Francia un anno dopo, passando attraverso l’Ungheria e l’Austria, e trascorrendo un periodo in un campo per rifugiati in Italia. A Parigi, aiutato da un fondo per i rifugiati, studiò psicologia alla Sorbona, lavorando allo stesso tempo in un’azienda industriale. All’epoca, Moscovici si avvicinò agli scrittori di base a Parigi, fra cui gli Ebrei Rumeni di nascita Paul Celan e Isaac Chiva. Riferendosi a se stesso, Celan e Moscovici, Chiva in seguito ricordò: “Per noi, gente di sinistra, ma che aveva abbandonato il comunismo, il primo periodo a Parigi, in una capitale dove l’ambiente intellettuale si stava sviluppando con un entusiasmo Stalinista completo, fu veramente duro. Eravamo fra l’incudine e il martello: da un lato l’ambiente universitario francese che ci vedeva come “fascisti” […] Dall’altro gli esuli Rumeni, soprattutto gli studenti nazionalisti, quando non completamente di estrema destra, che non si trattenevano dal denunciarci come “talpe” comuniste al soldo di Bucarest o Mosca”. La tesi di Moscovici del 1961 (La psychanalyse, son image, son public), seguita dallo psicanalista Daniel Lagache, esplorava le rappresentazioni sociali della psicanalisi in Francia. Moscovici, inoltre, studiò epistemologia e storia delle scienze con il filosofo Alexandre Koyré. Negli anni sessanta fu invitato negli Stati Uniti dall’Istituto per gli Studi Avanzati dell’Università di Princeton, lavorò anche all’Università di Stanford e a Yale, prima di ritornare a Parigi per insegnare alla École pratique des hautes études. A partire dal 1968, assieme a Brice Lalonde e altri, fu coinvolto nella politica verde. Dottore honoris causa de la London School of Economics and Political Sciences e delle università di Bologne, Bruxelles, Genève, Glasgow, Pécs, Sussex, Séville, Mexico, Lisbonne, nel 2003 ha ricevuto il Premio Balzan  per la Psicologia Sociale.
Pensiero
I lavori di Serge Moscovici sono caratterizzati dalla loro grande novità: hanno ribaltato i paradigmi canonici della disciplina, rinnovato i suoi metodi di ricerca e i suoi orientamenti, creato una tradizione europea in psicologia sociale la cui originalità è universalmente riconosciuta. Questo scienziato occupa, nelle scienze contemporanee dell’uomo e della società, un posto a parte. L’ampiezza e la diversità dei suoi interessi l’hanno spinto a viaggiare attraverso le discipline: la filosofia, la matematica, la storia della scienza, la psicanalisi, la psicologia sociale. La sua tesi di dottorato, consacrata alla psicanalisi, alla sua immagine ed al suo pubblico (1961), è seguita da una serie di ricerche sulle relazioni tra la natura e le società umane, che gli consentono di elaborare la teoria delle rappresentazioni sociali, di indagare i legami esistenti tra gli uomini. Serge Moscovici collega la nozione di individuo autonomo, capace di iniziative e di scelte, con quelle di famiglia, istituzioni, categorie professionali, nazioni, le quali determinano le possibilità d’azione, la sorte ed il destino di ognuno e di tutti. Studia come gli individui organizzano le loro esperienze nell’ambiente sociale, come si sviluppano le dinamiche situazionali tra gli individui, e parallelamente analizza i livelli di inserimento sociale, le credenze, i valori e le ideologie della società. Per Serge Moscovici la spiegazione psicosociale deve tener conto del legame tra l’individuale ed il collettivo, tra il soggetto e il sistema. Questa concettualizzazione fa della psicologia sociale europea un’alternativa alla psicologia sociale americana, tanto dal punto di vista teorico che metodologico.
Le teorie delle rappresentazioni sociali e dell’influenza delle minoranze costituiscono le sue innovazioni maggiori. Esse sono all’origine di numerosi programmi di ricerca, che rendono conto delle condotte individuali e di quelle collettive. Egli dimostra che gli individui cambiano allorché sono in gruppo, ma anche che certe minoranze sono capaci di far cambiare le opinioni, i modi di fare e di pensare dei grandi insiemi sociali. La teoria delle rappresentazioni sociali, la teoria dell’influenza sociale minoritaria e la teoria delle scelte collettive e del consenso sociale, sono i tre contributi più importanti di Serge Moscovici alla psicologia sociale europea.
Tra le opere pubblicate in Italia ricordiamo : Psicologia delle minoranze attive (1981 Bollati-Boringhieri),
La fabbrica degli dei , Saggio sulle passioni individuali e collettive ( 1991 Il Mulino ), Le Rappresentazioni sociali
(2005 ed. Il Mulino), Sulla natura , per pensare l’ecologia ( 2005 Il Saggiatore ), Psicologia Sociale ( 1989 Borla).

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