FEFF22

Primo maggio: in Friuli 20 mila manifestanti

La crisi che aggrava l’emergenza occupazione, con la cassa integrazione che torna a mordere (+29% nei primi tre mesi del 2012). Il calo dei redditi reali di lavoratori e pensionati, colpiti dall’aumento del costo della vita e delle imposte. La protesta contro la liberalizzazione degli orari dei negozi, molti dei quali aperti anche in occasione del Primo Maggio. Questi i grandi temi al centro dei cortei e dei comizi di Trieste, Gradisca d’Isonzo, Cervignano e Pordenone, che complessivamente hanno visto la partecipazione di quasi 20mila manifestanti.

TRIESTE. Il corteo più affollato, come da tradizione, è stato quello del capoluogo regionale, con una partecipazione vicina alle 10mila presenze, secondo le stime di Cgil-Cisl-Uil. «Di fronte a una crisi senza fine – queste le parole pronunciate dal segretario confederale Cgil Nicola Nicolosi dal palco di piazza Unità – è indispensabile un piano per il lavoro per le nuove generazioni e per chi è stato espulso dal sistema produttivo». Tra le priorità, per i sindacati, anche la difesa dei redditi, anche per rilanciare i consumi, e il grande tema dei diritti, «perché è inaccettabile – dichiara Nicolosi – che la crisi porti alla messa in discussione di conquiste come il riposo festivo e di un giusto equilibrio tra tempo del lavoro e tempo da dedicare alla famiglia, al tempo libero, alla cultura e alla religione».

GRADISCA. Sulla stessa linea – davanti ai 3mila manifestanti di Gradisca d’Isonzo, tra i quali anche molti sindaci e il presidente della Provincia di Gorizia Enrico Gherghetta – l’intervento di Paolo Pirani, della segreteria nazionale Uil: «I conti in ordine non bastano – afferma Pirani – se il Paese resta in ginocchio. L’austerità deve assolutamente essere accompagnata da misure capaci di rilanciare crescita, sviluppo e occupazione, non solo in Italia ma in tutta l’Europa, un’Europa che non può avere nei mercati il suo unico riferimento».

I SEGRETERI REGIONALI. Appelli in questo senso sono stati lanciati anche dai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil. «Mai come oggi – dichiara Franco Belci della Cgil – la festa del lavoro è dedicata a chi il lavoro non ce l’ha, a chi rischia di perderlo o è costretto a svolgerlo in condizioni sempre più precarie». Nelle parole di Giacinto Menis (Uil) la preoccupazione per la crescita della cassa integrazione, «che rischia di trasformarsi in nuova disoccupazione, aggravando anche in questa regione l’emergenza lavoro». Da qui l’esigenza, ribadita dal segretario Cisl Giovanni Fania, di «un confronto serio e serrato con l’amministrazione regionale e le forze economiche, per contrastare una recessione che dura da troppo tempo e di fronte alla quale l’unità e la coesione tra i sindacati assume un ruolo fondamentale».

CERVIGNANO. Crescita e occupazione come priorità, ma senza dimenticare la difesa dei diritti del lavoro, di fronte a politiche sempre più improntate alla flessibilità. Questo il senso della battaglia contro le aperture festive, che ha caratterizzato profondamente i cortei di Cervignano e Pordenone. In testa ai 5.000 manifestanti dell’Udinese e della Bassa Friulana i lavoratori del commercio, dietro alla striscione contro la deregulation degli orari e contro le tante serrande rimaste aperte il 25 Aprile e il Primo Maggio, bollate come una «doppia vergogna». In piazza, con i trattori della Confederazione italiana agricoltori, anche una compatta rappresentanza di sindaci e tantissimi giovani, che hanno assistito, dopo il comizio concluso da Paolo Carcassi della Uil nazionale, al concerto dei Radio Zastava in piazza Indipendenza.

PORDENONE. Slogan, volantini e magliette contro la deregulation del commercio anche alla manifestazione di Pordenone, aperto dall’omaggio floreale al monumento ai caduti del lavoro. Quasi un migliaio i lavoratori e i pensionati che hanno partecipato al corteo e seguito il comizio finale in piazza Municipio, concluso dal segretario provinciale della Uil Roberto Zaami, che ha ricordato i tanti, troppi fronti di crisi aperti nella Destra Tagliamento, colpita da una spirale recessiva che penalizza pesantemente i suoi comparti strategici, dal mobile all’elettrodomestico.

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