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Con Il papà di Giovanna, storia di un orribile delitto perpetrato tra adolescenti, Pupi Avati parte sì dall’attenzione ai fatti di cronaca nera che riempiono le pagine dei quotidiani, ma per andare decisamente oltre: il film diventa così una riflessione profonda – a parlare è lo stesso Avati – sulla “complessità dei rapporti tra esseri umani, le zone intime che nessun media potrebbe testimoniare”. Al vaglio dell’analisi del regista c’è il rapporto tra una ragazza che uccide la sua migliore amica per gelosia e suo padre, magistralmente interpretato da Silvio Orlando: un padre attento e generoso, ma troppo preoccupato per la sofferenza procurata alla figlia dal suo essere “bruttina”. Tanto da convincerla, credendo di trasmetterle in questo modo le energie sufficienti per fronteggiare il mondo, di dovere e potere pretendere sempre tutto da tutti. E tanto da arrivare a “comprarle” un fidanzato: un suo alunno (lui è un professore di liceo) a cui promette buoni voti in cambio delle attenzioni alla figlia. Un padre dunque talmente affettuoso da diventare pericoloso, come sottolinea lo stesso Silvio Orlando: “Per amore della figlia, il mio personaggio finirà per rovinarle la vita. Ho amato molto questo film, il copione di Avati era perfetto”. Ricevendo la coppa Volpi per la migliore interpretazione alla mostra di Venezia, Silvio Orlando, quinto attore italiano ad ottenere il premio in questione, ha dichiarato che la sua fortuna nella vita è stata quella di avere accanto le persone giuste, tra queste Salvatores, Mazzacurati, Lucchetti, Nanni Moretti fino al regista Pupi Avati. “Sono qui – ha aggiunto Orlando – in rappresentanza di tutto il cast del film di Pupi Avati perchè questa è una pellicola molto corale”.

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