Aperitivo a Grado

REGIONE FVG AL LAVORO PER L'OSSERVATORIO SULLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

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Gli studi dell’Eurispes attestano come, per l’importanza che ricopre nell’economia del sistema Paese e nell’economia regionale, il settore primario si stia trovando sempre più al centro dell’attenzione della criminalità organizzata, specialmente di quella di stampo mafioso.
Fenomeni quali i falsi e le frodi alimentari (purtroppo anche dei marchi Doc, Dop e altro), la commercializzazione di prodotti derivanti asseritamente da agricoltura biologica ma, in realtà, provenienti da Paesi Terzi, l’organizzazione della grande distribuzione attraverso modalità che possano fungere da strumento di riciclaggio, il racket del mercato e dei prezzi, il traffico illegale di materiali legnosi sono soltanto alcune delle manifestazioni criminali che pervadono l’agroalimentare e il settore forestale, minandone le corrette dinamiche imprenditoriali. Con l’inevitabile impoverimento della filiera e della relativa occupazione, con pericolo per la salute (e per il portafoglio) dei consumatori, e con assai frequenti ricadute in ambito ambientale.
Trattasi di dinamiche che, assai difficilmente, esauriscono i propri effetti entro i confini di una singola regione, essendo fisiologicamente destinate ai mercati delle altre regioni e, soprattutto, dell’estero grazie a reti e organizzazioni transfrontaliere.
Un tale contesto richiede si ponga particolare attenzione al diffondersi di consimili fenomeni anche sul territorio della nostra regione, crocevia di scambi con l’estero e, sempre più spesso, teatro privilegiato in cui le organizzazioni malavitose reimpiegano i proventi illeciti, reinvestendoli nell’acquisto di beni immobili e nell’avvio di ulteriori attività commerciali e produttive, che non fanno altro che drogare ulteriormente il mercato, portando al garrottamento molti imprenditori.
Tra il 2013 e il 2015 sono stati ben 43 i beni confiscati alle mafie in Friuli Venezia Giulia: tra cui figurano terreni agricoli, garage, ville, abitazioni in condomini popolari e anche società.
Diretta conseguenza è l’aumento esponenziale dei pericoli per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini: è infatti noto come, per raggiungere tali obiettivi, le organizzazioni malavitose ricorrano a tutte le tipologie di reati, tra cui l’usura, l’estorsione, l’abusivismo edilizio, i furti di attrezzature e mezzi agricoli, le macellazioni clandestine e il danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni. Modalità operative, pervasive del tessuto sociale e del mercato e che destano crescente allarme sociale, richiedendo un’azione forte e mirata delle istituzioni, con la collaborazione di tutti gli operatori economici.
Consapevole di come i reati agroalimentari e ambientali, per potere essere debellati alla radice, necessitino di una pervasiva opera di analisi e contrasto preventivo, ancora nel 2012 la Confederazione Nazionale della Coldiretti istituiva l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Deputato ad attività di approfondimento scientifico e diffusione degli studi sulla criminalità e l’illegalità nell’agricoltura e nell’agroalimentare, l’Osservatorio opera e si avvale, tra gli altri, del prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Procura Nazionale Antimafia, dell’Agenzia delle Dogane, dell’Arpa, e degli Istituti zooprofilattici sperimentali. L’obiettivo è divulgare una cultura che valorizzi la filiera agricola italiana, perché il rispetto della legge, anche nella produzione agricola, favorisce l’economia dell’intero Paese e la lotta ai fenomeni di criminalità organizzata, presenti anche nel nostro settore, può generare effetti vantaggiosi in termini ambientali, sociali e occupazionali.
Forti dell’esperienza acquisita sul contesto nazionale, la Federazione regionale è intervenuta nell’iter avviato dal legislatore Fvg per l’istituzione di un Osservatorio sulla criminalità organizzata, chiedendo che la relativa attività venga estensa al monitoraggio dei fenomeni che investono il settore primario e che sfociano nella perpetrazione dei reati ambientali e altresì suggerendo il fattivo raccordo con l’Osservatorio nazionale.
Tra le tangibili, e positive, ricadute della lotta alla criminalità organizzata di cui potranno beneficiare i consociati, oltre all’eradicazione dei fattori che inquinano le corrette dinamiche del mercato, vi è, ad esempio, la possibile assegnazione delle terre confiscate alla criminalità agli imprenditori agricoli interessati a sviluppare il filone della cosiddetta agricoltura sociale, disciplinata dalla legge statale 141/2015, e in attesa di attuazione ad opera delle singole Regioni.

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Gli studi dell’Eurispes attestano come, per l’importanza che ricopre nell’economia del sistema Paese e nell’economia regionale, il settore primario si stia trovando sempre più al centro dell’attenzione della criminalità organizzata, specialmente di quella di stampo mafioso.
Fenomeni quali i falsi e le frodi alimentari (purtroppo anche dei marchi Doc, Dop e altro), la commercializzazione di prodotti derivanti asseritamente da agricoltura biologica ma, in realtà, provenienti da Paesi Terzi, l’organizzazione della grande distribuzione attraverso modalità che possano fungere da strumento di riciclaggio, il racket del mercato e dei prezzi, il traffico illegale di materiali legnosi sono soltanto alcune delle manifestazioni criminali che pervadono l’agroalimentare e il settore forestale, minandone le corrette dinamiche imprenditoriali. Con l’inevitabile impoverimento della filiera e della relativa occupazione, con pericolo per la salute (e per il portafoglio) dei consumatori, e con assai frequenti ricadute in ambito ambientale.
Trattasi di dinamiche che, assai difficilmente, esauriscono i propri effetti entro i confini di una singola regione, essendo fisiologicamente destinate ai mercati delle altre regioni e, soprattutto, dell’estero grazie a reti e organizzazioni transfrontaliere.
Un tale contesto richiede si ponga particolare attenzione al diffondersi di consimili fenomeni anche sul territorio della nostra regione, crocevia di scambi con l’estero e, sempre più spesso, teatro privilegiato in cui le organizzazioni malavitose reimpiegano i proventi illeciti, reinvestendoli nell’acquisto di beni immobili e nell’avvio di ulteriori attività commerciali e produttive, che non fanno altro che drogare ulteriormente il mercato, portando al garrottamento molti imprenditori.
Tra il 2013 e il 2015 sono stati ben 43 i beni confiscati alle mafie in Friuli Venezia Giulia: tra cui figurano terreni agricoli, garage, ville, abitazioni in condomini popolari e anche società.
Diretta conseguenza è l’aumento esponenziale dei pericoli per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini: è infatti noto come, per raggiungere tali obiettivi, le organizzazioni malavitose ricorrano a tutte le tipologie di reati, tra cui l’usura, l’estorsione, l’abusivismo edilizio, i furti di attrezzature e mezzi agricoli, le macellazioni clandestine e il danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni. Modalità operative, pervasive del tessuto sociale e del mercato e che destano crescente allarme sociale, richiedendo un’azione forte e mirata delle istituzioni, con la collaborazione di tutti gli operatori economici.
Consapevole di come i reati agroalimentari e ambientali, per potere essere debellati alla radice, necessitino di una pervasiva opera di analisi e contrasto preventivo, ancora nel 2012 la Confederazione Nazionale della Coldiretti istituiva l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Deputato ad attività di approfondimento scientifico e diffusione degli studi sulla criminalità e l’illegalità nell’agricoltura e nell’agroalimentare, l’Osservatorio opera e si avvale, tra gli altri, del prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Procura Nazionale Antimafia, dell’Agenzia delle Dogane, dell’Arpa, e degli Istituti zooprofilattici sperimentali. L’obiettivo è divulgare una cultura che valorizzi la filiera agricola italiana, perché il rispetto della legge, anche nella produzione agricola, favorisce l’economia dell’intero Paese e la lotta ai fenomeni di criminalità organizzata, presenti anche nel nostro settore, può generare effetti vantaggiosi in termini ambientali, sociali e occupazionali.
Forti dell’esperienza acquisita sul contesto nazionale, la Federazione regionale è intervenuta nell’iter avviato dal legislatore Fvg per l’istituzione di un Osservatorio sulla criminalità organizzata, chiedendo che la relativa attività venga estensa al monitoraggio dei fenomeni che investono il settore primario e che sfociano nella perpetrazione dei reati ambientali e altresì suggerendo il fattivo raccordo con l’Osservatorio nazionale.
Tra le tangibili, e positive, ricadute della lotta alla criminalità organizzata di cui potranno beneficiare i consociati, oltre all’eradicazione dei fattori che inquinano le corrette dinamiche del mercato, vi è, ad esempio, la possibile assegnazione delle terre confiscate alla criminalità agli imprenditori agricoli interessati a sviluppare il filone della cosiddetta agricoltura sociale, disciplinata dalla legge statale 141/2015, e in attesa di attuazione ad opera delle singole Regioni.

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